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Cronaca

Minorenni stuprate ripetutamente e filmate dal branco, ma i parenti di una delle due non volevano che denunciasse: arrestati

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Apparterrebbe a famiglie in odor di ‘ndrangheta il branco che ha ripetutamente commesso violenza sessuale di gruppo nei confronti di due ragazzine minorenni, che venivano filmate mentre venivano stuprate, nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria. I video poi circolavano in reta su chat e social.

«Perché non ti ammazzi?». Questa una delle frasi tipo che gli “altri” criminali di questa storia rivolgevano ad una delle vittime. A Seminara, nella Piana di Gioia Tauro in Calabria, due ragazzine minorenni sono state stuprate ripetutamente per circa un anno, da un branco che filmava le violenze e diffondeva i filmati su chat e social. Gli stupratori sarebbero tutti rampolli della ‘ndrangheta, imparentati con personaggi di spicco della macro criminalità calabrese.

Le indagini sono partite da una segnalazione anonima: 20 gli indagati, 4 quelli che sono finiti in manette. I parenti di una delle vittime sono stati a loro volta arrestati e posti ai domiciliari per violenze, intralcio alla giustizia e minacce: non volevano che la giovane denunciasse il fatto.

Per questo motivo, il fratello e la sorella di una delle due minorenni, insieme ai rispettivi partner, hanno ricoperto la giovane di insulti e minacce. Adesso anche loro sono stati arrestati e posti agli arresti domiciliari per minacce, violenze ed intralcio alla giustizia.

La giovane, insieme ad una coetanea, ha subito ripetutamente abusi sessuali e violenze. Una ventina gli indagati, molti minorenni. 3 i soggetti finiti in carcere, tra cui l’ex fidanzato di una delle due vittime, mentre il figlio di un amministratore locale è stato posto ai domiciliari.

I famigliari della ragazzina che sono stati arrestati, prima hanno cercato di dissuaderla a denunciare lo stupro, poi le hanno disattivato la scheda telefonica per impedire che potesse parlare con gli inquirenti. Nel mezzo frasi ingiuriose e inviti a togliersi la vita. Le indagini sono partite grazie alla segnalazione anonima che qualcuno ha fatto in Caserma.

Cronaca

Due fratelli investiti da un tir a Sanremo mentre vanno a scuola: morto un 17enne, gravissima una 15enne

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Il tragico incidente si è verificato a Bussana, una frazione di Sanremo. Il camion si è dileguato, ma poco dopo è stato rintracciato dalla Polizia. L’autista ha affermato di non essersi accorto dell’investimento.

La città dei fiori torna di stringente attualità, ma, questa volta non per il festival. Questa mattina a Bussana di Sanremo due fratelli di 17 e 15 anni di origine magrebina sono stati investiti da un tir, mentre andavano a scuola. Il più grande è deceduto, mentre la più piccola si trova in condizioni molto serie.

Dopo l’impatto il camion non si è fermato. I testimoni tuttavia hanno saputo fornire una descrizione abbastanza dettagliata del mezzo, che poco dopo è stato rintracciato dalla polizia. L’autista del veicolo, di origine rumena, ha detto alle forze dell’ordine di non essersi reso conto del tremendo impatto. E’ accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso e lesioni colpose.

Secondo la stampa locale, aveva appena compiuto una consegna e nel momento in cui i due fratelli sono stati investiti dal suo tir, si sarebbe trovato in una zona di Sanremo vietata al transito.

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Cronaca

Ginecologo e consigliere comunale di Torino accusato di molestie

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Quattro donne hanno accusato di palpeggiamenti, molestie e frasi inopportune Silvio Viale, ginecologo che siede in Consiglio Comunale a Torino tra le fila dei Radicali, noto per essere “dalla parte delle donne”.

Celebre per le sue battaglie pro-aborto e a favore della pillola RU-468, conosciuto e reclamizzato come il “ginecologo dalla parte delle donne, Silvio Viale, che siede in Consiglio comunale a Torino tra le fila di “Europa e Radicali italiani” è stato accusato di molestie sessuali da quattro donne tra i 20 ed i 25 anni.

Tutte affermano di aver subito molestie durante la prima visita effettuata presso lo studio del medico. Avrebbero subito palpeggiamenti ed il ginecologo avrebbe rivolto loro frasi inopportune e concernenti la sfera intima.

Il titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Cesare Parodi. Le denunciate sono assistite dall’avvocata Benedetta Perego e dall’avvocata Ilaria Sala, che commentano: «Speriamo possa essere fatta luce su questa vicenda. La sistematicità che emerge dai racconti fa sperare che qualora altre donne abbiano vissuto esperienze analoghe possano trovare il coraggio di uscire allo scoperto, di sapere di non essere sole».

Non so nulla, non so cosa dire – afferma invece il ginecologo accusato di molestie a Torino -. Mi dispiace, ma davvero non riesco a comprendere. Non so nemmeno il contesto di cui si sta parlando».

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E’ iniziato il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, la famiglia: «aspettavamo da 8 anni»

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Si è chiusa la prima udienza nei confronti dei quattro egiziani accusati del sequestro di persona e dell’omicidio del giovane ricercatore avvenuto a Il Cairo nel 2016. La prossima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni si terrà il 18 marzo.

Ha preso avvia presso la Corte d’Assise di Roma la prima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Gli imputati sono 4 membri dei servizi segreti egiziani, finora mai comparsi: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono a vario titolo accusati di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.

Gli imputati, dopo il non erano in aula. I difensori d’ufficio hanno posto una serie di eccezioni sulle quali la Corte si esprimerà il prossimo 18 marzo.

«Oggi è una giornata molto importante» hanno detto i genitori del ricercatore ucciso a Il Cairo nel 2016. . «Erano otto anni che aspettavamo questo momento – ha fatto eco l’avvocato Alessandra Ballerini, legale assieme al collega Giacomo Satta dei genitori di Giulio – . Finalmente speriamo che il processo possa partire. Sono state sollevate le questioni preliminari che erano già stata rigettate in tutte le altre aule di giustizia: speriamo, dopo la decisione della Consulta che rafforza molto la nostra posizione, di potere avere un processo contro chi ha fatto tutto il male del mondo a Giulio»

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