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Cronaca

Sparò ed uccise due rapinatori: gioielliere condannato a 17 anni

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Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 a Cuneo ha sparato a due rapinatori, è stato condannato dalla Corte d’Assise di Asti a 17 anni di reclusione ed al pagamento di di un risarcimento da 460. Il commento: «viva la delinquenza».

Sparò ai rapinatori penetrati nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, uccidendone due e ferendone un terzo. Per questo motivo, la Corte d’Assise di Asti ha condannato a 17 anni di reclusione, per duplice omicidio e per tentato omicidio, Mario Roggero, gioielliere di 68 anni. L’uomo è stato inoltre condannato a pagare un risarcimento da 460 mila ai famigliari delle vittime.

Alla lettura della sentenza l’uomo ha esclamato: «Viva la delinquenza, viva la criminalità». Il pm un anno fa chiese una condanna a 14 anni. Secondo la Corte d’Assise, che ha riconosciuto le attenuanti generiche e quella dell’aver agito dopo provocazione, Roggero sparò «per offendere e non per difendersi».

Un anno fa durante l’udienza venne anche mostrata la sequenza di quei drammatici e terribili attimi, ripresi dalle telecamere di videosorveglianza. Alle 18:45 i rapinatori arrivano in zona a bordo di un’utilitaria bianca ed entrano nella gioielleria col volto travisato. Mentre uno chiede informazioni, l’altro poco dopo estrarre un coltello. Il terzo è incaricato di trasferire in macchina il bottino. Mentre svuotano la cassaforte, tutti e tre puntano al volto del gioielliere una pistola giocattolo. Poi escono. Il gioielliere impugna una pistola, vera, ed insegue i rapinatori all’esterno. Apre il fuoco mentre i malviventi stanno montando in auto. Cinque copi in tutto. Uno dei rapinatori viene fulminato all’interno dell’abitacolo. Uno, colpito alla gamba, scende e fugge a piedi. Viene raggiunto e scoppia una breve colluttazione: Roggero ha finito i colpi e lo colpisce a calci alla schiena e al capo. Poco dopo il bandito stramazza la suolo, morto. Roggero torna dentro e chiama la polizia: «Una rapina… ho sparato… ci sono due morti».

Cronaca

Alessandra Pifferi era capace di intendere e volere: la perizia che potrebbe costarle l’ergastolo

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indagate le psicologhe del caso pifferi

Il test disposto dalle psicologhe del carcere, indagate insieme alla legale di Alessandra Pifferi, è stato ritenuto poco attendibile. Secondo la perizia invece: «in presenza di un funzionamento cognitivo integro e di una buona capacità di comprensione della vicenda giudiziaria che la riguarda, sia in termini di disvalore degli atti compiuti sia dello sviluppo della vicenda processuale, la donna è capace di stare in giudizio».

Rischia l’ergastolo Alessandra Pifferi, la madre che ha permesso la morte di stenti della figlia di 18 mesi abbandonata per diversi giorni in casa, dopo che è stata ritenuta capace di intendere e di volere. A stabilirlo, una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’Assise di Milano, quattro mesi fa.

Non si tratta dei test psicologici eseguiti in carcere su Alessandra Pifferi, per i quali sono state indagate per falso e favoreggiamento due psicologhe in servizio presso la casa circondariale e la sua avvocatessa. Secondo le accuse nei loro confronti, avrebbero cercato di favorire la tesi difensiva confezionando perizie alterate, al fine di ottenere l’incapacità di intendere e volere.

Ma secondo la perizia stilata dal consulente Elvezio Pirfo, già balzato agli onori della cronaca ai tempi del delitto di Cogne, Alessandra Pifferi era perfettamente capace di intendere e di volere: «al momento dei fatti ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la piccola Diana e ha anche adottato un’intelligenza di condotta viste le motivazioni diverse delle proprie scelte date a persone diverse». Più avanti il dottore sostiene che la donna «non ha disturbi psichiatrici maggiori, né gravi disturbi di personalità».

In seguito a questa perizia, viene dunque esclusa l’attenuante per la quale la donna avrebbe potuto evitare l’ergastolo, che invece adesso ritorna ad essere un’ipotesi probabile.

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Cronaca

Due fratelli investiti da un tir a Sanremo mentre vanno a scuola: morto un 17enne, gravissima una 15enne

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Il tragico incidente si è verificato a Bussana, una frazione di Sanremo. Il camion si è dileguato, ma poco dopo è stato rintracciato dalla Polizia. L’autista ha affermato di non essersi accorto dell’investimento.

La città dei fiori torna di stringente attualità, ma, questa volta non per il festival. Questa mattina a Bussana di Sanremo due fratelli di 17 e 15 anni di origine magrebina sono stati investiti da un tir, mentre andavano a scuola. Il più grande è deceduto, mentre la più piccola si trova in condizioni molto serie.

Dopo l’impatto il camion non si è fermato. I testimoni tuttavia hanno saputo fornire una descrizione abbastanza dettagliata del mezzo, che poco dopo è stato rintracciato dalla polizia. L’autista del veicolo, di origine rumena, ha detto alle forze dell’ordine di non essersi reso conto del tremendo impatto. E’ accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso e lesioni colpose.

Secondo la stampa locale, aveva appena compiuto una consegna e nel momento in cui i due fratelli sono stati investiti dal suo tir, si sarebbe trovato in una zona di Sanremo vietata al transito.

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Cronaca

Ginecologo e consigliere comunale di Torino accusato di molestie

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Quattro donne hanno accusato di palpeggiamenti, molestie e frasi inopportune Silvio Viale, ginecologo che siede in Consiglio Comunale a Torino tra le fila dei Radicali, noto per essere “dalla parte delle donne”.

Celebre per le sue battaglie pro-aborto e a favore della pillola RU-468, conosciuto e reclamizzato come il “ginecologo dalla parte delle donne, Silvio Viale, che siede in Consiglio comunale a Torino tra le fila di “Europa e Radicali italiani” è stato accusato di molestie sessuali da quattro donne tra i 20 ed i 25 anni.

Tutte affermano di aver subito molestie durante la prima visita effettuata presso lo studio del medico. Avrebbero subito palpeggiamenti ed il ginecologo avrebbe rivolto loro frasi inopportune e concernenti la sfera intima.

Il titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Cesare Parodi. Le denunciate sono assistite dall’avvocata Benedetta Perego e dall’avvocata Ilaria Sala, che commentano: «Speriamo possa essere fatta luce su questa vicenda. La sistematicità che emerge dai racconti fa sperare che qualora altre donne abbiano vissuto esperienze analoghe possano trovare il coraggio di uscire allo scoperto, di sapere di non essere sole».

Non so nulla, non so cosa dire – afferma invece il ginecologo accusato di molestie a Torino -. Mi dispiace, ma davvero non riesco a comprendere. Non so nemmeno il contesto di cui si sta parlando».

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