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Strage di Bologna, Meloni si dimentica la matrice: «il terrorismo ha sferrato all’Italia un colpo feroce»

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girorgia meloni non indica la matrice della strage di bologna

Sono passati 43 anni da quando una bomba è esplosa nella stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone più di 200. Da allora si sono susseguiti quattro processi, diverse teorie, depistaggi e piste più o meno veritiere. Se gli esecutori materiali sono stati tutti indicati dalla giustizia, per quanto riguarda i mandanti la situazione è ancora torbida, sebbene un fatto sia stato a più riprese sottolineato ed appurato: la matrice della strage di Bologna è neofascista. Non ha problemi ad affermarlo il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «In sede giudiziaria è stata accertata la matrice neofascista della strage». Anche il ministro degli Interni Matteo Piantedosi è dello stesso avviso: « «i processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori, delineando la matrice dell’attentato». Un po’ più complicato ribadirlo invece per Giorgia Meloni che, assente alla commemorazione della Strage di Bologna, ha speso parole di condanna parlando genericamente di «terrorismo», dimenticandosi di specificare però di quale colore fosse la camicia di chi ha piazzato la bomba alla stazione

«Il 2 agosto 1980 il terrorismo ha sferrato all’Italia e al suo popolo uno dei suoi colpi più feroci. Sono trascorsi 43 anni ma, nel cuore e nella coscienza della Nazione, risuona ancora con tutta la sua forza la violenza di quella terribile esplosione, che disintegrò la stazione di Bologna e uccise 85 persone e ne ferì oltre duecento. Nel giorno dell’anniversario rivolgo ai famigliari il mio primo pensiero. A loro va vicinanza, affetto, ma anche il più sentito ringraziamento per la tenacia e la determinazione che hanno messo al servizio della ricerca della verità, anche attraverso le associazioni che li rappresentano, in costante contatto con la Presidenza del Consiglio» ha affermato Meloni relativamente alla Strage di Bologna.

L’attentato venne pensato per fare quanto più vittime possibile: alle 10:25 del 2 agosto del 1980, la stazione di uno degli snodi ferroviari principali del nord, in un periodo in cui diventa crocevia di turisti, sarebbe stata affollatissima. L‘iter processuale è stato ben ricostruito da Il Fatto quotidiano.

Quattro sono stati i processi sulla strage. Il primo è stato celebrato dal 1987 al 1995 e terminò con una condanna in primo grado all’ergastolo per Giuseppe Valerio Fioravanti, (recentemente tornato agli onori della cronaca dopo che un suo articolo è stato pubblicato da l’Unità, generando polemiche) Francesca Mambro, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco. Per banda armata sono condannati anche Gilberto Cavallini, Egidio Giuliani, Roberto Rinani e Paolo Signorelli.

In appello vengono confermate solo le condanne per banda armata. La Cassazione cancella quel verdetto nel febbraio del 1992 definendo la sentenza «illogica» e priva di fondamento. Il secondo appello termina nel 1994. Stavolta la condanna all’ergastolo per strage arriva per Mambro, Fioravanti e Picciafuoco mentre Fachini viene assolto. Confermate anche le condanne per banda armata anche a Cavallini e Giuliani. Nel 1995 la Cassazione conferma le condanne per tutti tranne che per Picciafuoco.

Tra il 1997 ed il 2007 si svolge un secondo processo, al termine del quale Luigi ciavardini viene condannato a 30 anni di reclusione dopo due appelli: nel 1980 era minorenne. Nel 2017 il terzo processo, a Cavallini, che viene condannato all’ergastolo. L’ultimo processo è quello per il quale Paolo Bellini è stato annoverato tra gli esecutori materiali e nel quale sono stati appurati i collegamenti con Cosa Nostra e le frange eversive di estrema destra. Se infatti questi non era un esponente dei Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari, lo era di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie. Durante il procedimento oltretutto, viene indicato che tra i mandanti della strage c’era Licio Gelli, mentre  Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati presso il Viminale, insieme al senatore Msi Mario Tedeschi si sarebbero occupati della gestione mediatica della strage.

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Flavio Briatore: «tanta stima per chi campa con 4 mila euro al mese»

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polemiche flavio briatore 4 mila euro al mese

Il noto imprenditore voleva fare una sorta di elogio al ceto medio per essere in grado di destreggiarsi in tempi difficili, ma le sue parole a molti non sono piaciute. Ma non manca chi lo vorrebbe candidato.

Polemiche su Flavio Briatore che, ospite del podcast 2046 condotta da Fabio Rovazzi e Marco Mazzoli, ha affermato: «Come si fa a vivere con 4 mila euro al mese?». Una frase, rilanciata sui social dallo stesso imprenditore, che ha suscitato l’irritazione di molti utenti.

In realtà Briatore si era lanciato in una sorta di elogio delle famiglie italiane in tempi di inflazione: «Io penso che una famiglia di quattro persone, con il marito che guadagna 1 e 500 euro al mese o 2 mila, e la moglie magari ne guadagna 1 e 500 ma anche 2 e 500 o 4 mila, già sono cifre importanti, come fanno a vivere?». A molti è sembrato un discorso snob con numeri oltretutto lontani dalla realtà. Ma Briatore continua: «Cioè io mi chiedo: paghi l’affitto, se hai bisogno del dentista o di comprare qualcosa… cioè questi sono i veri miracoli. Cioè per sta gente qui tanto di rispetto perché è la cosa più difficile che puoi fare. Mantieni i tuoi figli, la tua famiglia, li vesti bene….»

Il problema, secondo Briatore, sta tutto nelle tasse: «Gli aumenti dei salari è giusto, ma non puoi pagare le tasse che ti appioppano. Dovrebbero diminuire le tasse, aumentare anche questo e i soldi spenderli bene».

Il suo discorso non ha ricevuto soltanto critiche. Qualcuno ha gradito, anzi, auspica perfino una sua discesa in campo: «Ci vorrebbe una persona così a governare» si legge tra i commenti. E’ non è l’unico.

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Morgan accusato di stalking e diffamazione: Warner rescinde il contratto

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Morgan dà consigli a Giorgia Meloni

La mossa della casa discografica arriva dopo le polemiche sollevate da Calcutta, attuale compagno della donna che ha denunciato Morgan di stalking, Angelica Schiatti: «ha deciso di offrire un contratto a questo persecutore, nonostante fosse a conoscenza dei fatti. Interrompo ogni rapporto lavorativo con questa etichetta».

Nuove polemiche investono Marco Castoldi detto Morgan ex cantante dei Blu Vertigo, divenuto poi celebre, e discusso, personaggio dello show business. Questa volta nei confronti di Morgan pendono le accuse di stalking e diffamazione avanzate da Angelica Schiatti, voce dell’indie pop italico, con la quale ha avuto una breve relazione in passato.

Il caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica da Selvaggia Lucarelli ed ha avuto ampia risonanza mediatica. In base alle accuse nei suoi confronti, dopo che la cantante ha deciso di interrompere la loro relazione, Morgano non si sarebbe rassegnato ed avrebbe iniziato a darle il tormento con telefonate e messaggi continui, minacce e perfino revenge porn. L’udienza preliminare è stata celebrata il 10 ottobre del 2023. Da quel momento il processo è praticamente fermo.

E’ sempre Lucarelli a rendere noto che  i legali del cantautore starebbero cercando un accordo con la difesa, intenzionata però a concludere il processo. Sono tanti gli episodi di stalking e minacce denunciati da Schatti, ma su tutti capeggia quello avvenuto nel 2020, dopo che Morgan aveva già subito una perquisizione e la donna aveva ottenuto l’attivazione del codice rosso.

In una chat di gruppo dal titolo “InArteMorgan”, il cantante ha scrive: ««E adesso per la gioia di tutti i s*******i del mondo vi sparo una tripletta di video porno di A. che vi mettono a posto per qualche anno». Invia una foto di lei nuda. E quando qualcuno gli fa notare che potrebbe essere un reato, risponde: «Non posso condividere con qualcuno un po’ di santa t***aggine di una t***a che ha fatto la t***a perché è t***ae sa fare solo la t***a?».

Morgan avrebbe contattato, minacciato e ricoperto di insulti anche i famigliari e gli amici della vittima. Nel 2021 avrebbe addirittura assoldato due investigatori privati per farla seguire, mentre si trovava in compagnia dell’attuale fidanzato, Calcutta.

Anche Calcutta è stato contattato. Via Telegram gli scrive: «Ehi piccola m*****a secca. Quando il tuo piccolo c***o non verrà più succhiato dalla mia donna te lo metterà in c**o quello di un n***o gigante». «Tu possa essere maledetto e andare dove sta tua madre infame cane». Morgan avrebbe anche affittato un’abitazione a pochi metri da quelli della Schiatti, ma non sarebbe mai stato sottoposto a nessun divieto di avvicinamento.

Calcutta dal canto suo è intervenuto sul caso, scagliandosi contro la Warne, che a sua detta, non solo avrebbe coperto tutto, ma avrebbe anche offerto un contratto a Morgan, pur consapevole dei suoi gesti. Su Instagram scrive: «Vi assicuro che i fatti atroci riportati sono solo una piccola parte di quelli accaduti e hanno modificato la nostra vita più di quanto si possa immaginare. La cronaca, purtroppo, parla troppo spesso di vicende simili che finiscono nel peggiore dei modi. Warner music Italia, che non posso taggare perché è già nella lista account bloccati, ha deciso di offrire un contratto a questo persecutore (Morgan, ndr), nonostante fosse a conoscenza dei fatti. Per questo mi sembra giusto interrompere ogni rapporto e contratto di lavoro con questa casa discografica. Le canzoni che scrivo non saranno più disponibili per gli/le interpreti del loro roster, e tutti i suoi dipendenti non sono più i benvenuti ai miei concerti. Non sarà un piacere neanche incontrarli per strada. Chi si comporta così, restando in silenzio, ai miei occhi è complice».

La Warner ha cercato di correre ai ripari e di schvare le polemiche, prendendo posizione. In mattinata ha comunicato di aver dato mandato ai propri legali di interrompere il rapporto contrattuale con Morgan, in seguito alla diffusione delle notizie relative alle accuse di stalking nei suoi confronti.

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In ferrata sulle Dolomiti senza protezioni e con bambini in braccio: «ingiustificabile»

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famiglia in ferrata sulle dolomiti senza protezioni

Il filmato ripreso da un escursionista è diventato subito virale ed ha attirato diverse critiche per l’imprudenza per l’imprudenza della famiglia che procede in ferrata sulle Dolomiti senza protezioni.

Prima passa la mamma, con passo non proprio fermo, tenendo per mano un bambino. Poco dopo arriva anche il marito. Con una mano si tiene alla corda, con l’altra, tiene in braccio un altro bambino. Il luogo la ferrata Bepi Zac, un percorso attrezzato di cresta che dal passo delle Selle procede verso est lungo le cime della Catena di Costabella. Le immagini sono state riprese da un escursionista e mostrano l’allegra famiglia in ferrata sulle Dolomiti in Trentino senza protezioni..

A filmare il gesto di imprudenza un escursionista. Il video è stato poi riproposto da Ansa ed è subito diventato virale, sollevando un nugolo di critiche. Non si può giustificare un rischio di questo tipo ma non si può nemmeno colpevolizzare, ha dichiarato il presidente della Società Alpinisti Tridentini, Cristian Ferrari, «bisogna capire il contesto per cui si arriva in quelle condizioni. Queste situazioni devono stimolare tutti a compiere, se possibile, un ulteriore passo in avanti sulle informazioni, anche questo è quello spirito di solidarietà in montagna che si affievolisce con l’aumento degli escursionisti impreparati che frequentano le terre alte».

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