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Cronaca

Ergastolo per lo studente che uccise i suoi ex coinquilini perché geloso della loro felicità

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Daniele De Santis ed Eleonora Manta stavano festeggiando il primo giorno di convivenza quando il loro ex coinquilino piombò nell’appartamento e li uccise con 79 coltellate. Il ragazzo, Antonio De Marco, di soli 23 anni avrebbe ucciso la coppia perché geloso della loro felicità ed è stato condannato all’ergastolo.

Il primo giorno di convivenza. Le foto da postare, i progetti da imbastire, i sogni da realizzare. Stavano trascorrendo così la loro prima serata di convivenza Eleonora Manta e Daniele De Santis. Lei, 33 anni, impiegata dell’Inps. Lui, di tre anni più giovane, arbitro. Nell’appartamento in cui avevano deciso di vivere, in via Montello a Lecce, fino a poco tempo prima abitava anche un’altra persona: Antonio De Marco, studente di scienze infermieristiche di 23 anni, che aveva preso una stanza in affitto. È stato lui ad aprire la porta dell’appartamento il 21 settembre del 2020, con il mazzo di chiavi che non aveva ancora restituito. È stato lui a scagliarsi con un coltello in mano contro Daniele, per ucciderlo, a causa della forte invidia che provava nei suoi confronti. Sempre lui si è poi rivolto contro Eleonora, che aveva cercato di difendere il fidanzato, e si è accanito sul suo corpo. 79 coltellate in tutto. Una scena raccapricciante. Il movente, la gelosia nei confronti della loro felicità. Voleva avere quello che avevano loro. Voleva essere loro. Non poteva ed ha deciso di privarli di tutto. Ed aveva pianificato tutto. E per questo Antonio De Marco, è stato condannato all’ergastolo.

Non è stato un raptus quello che ha portato alla morte della giovane coppia, ma un omicidio premeditato, organizzato nei minimi particolari e perfino anticipato sulle pagine del suo diario personale: «Ho avuto una crisi mentre stringevo un cuscino. Ho pensato che, a differenza mia, gli altri abbracciano vere ragazze e così sono scoppiato a piangere. Ho comprato qualche attrezzo, voglio uccidere qualcuno, voglio farlo a pezzi», scriveva Antonio De Marco. E ancora: «Ho già le chiavi e da qui, quando andrò via, potrò uccidere Daniele, mi piacerebbe una donna per prima, ma penso che così sarà una buona base di partenza».

Tutto quindi era stato pianificato e il killer era consapevole di ciò che stava facendo, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa che ha sostenuto fino all’ultimo la tesi della non imputabilità per incapacità di intendere e di volere. Invece, in base a quanto stabilito dalla Corte d’Assise di Lecce, l’assassino, seppur affetto da un disturbo della personalità di tipo narcisistico, sapeva esattamente cosa stesse compiendo. E aveva organizzato con atroce lucidità l’agguato nei minimi dettagli, tranne forse tutte quelle coltellate. I giudici infatti hanno riconosciuto anche l’aggravante della crudeltà.

Al momento della lettura della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo, Antonio De Marco, il ragazzo solitario e schivo, geloso della felicità altrui, non era nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola.

Cronaca

I sottosegretari Ostellari e Delmastro sotto scorta dopo le intimidazioni degli anarchici

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In seguito agli attacchi e alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi, i sottosegretari alla giustizia Ostellari e Delmastro sono stati messi sotto scorta.

Continuano a tener banco il caso Cospito e il corollario di polemiche relative alla sua detenzione. Dopo che nei giorni scorsi la discussione si era spostata, oltre che sul regime di carcere duro al quale è sottoposto l’anarchico, anche sull’opportunità o meno di divulgare notizie riservate, sebbene non secretate, da parte del deputato Donzelli, è di questa mattina la notizia secondo la quale i sottosegretari alla giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro sarebbero stati posti sotto scorta, in seguito alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi.

Andrea Delmastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia, è stato indicato come la persona che ha passato le informazioni sui dialoghi di Cospito in carcere al vicepresidente del Copasir Donzelli, che le ha poi rivelate in aula, come indicato dallo stesso collega di partito.

Ostellari invece, avvocato quarantottenne padovano, è un esponente leghista. Tra le sue deleghe vi è anche quella del trattamento dei detenuti e proprio questa lo avrebbe esposto ai possibili attacchi della rete anarchica, che da giorni sta imbrattando di scritte intimidatorie i muri di Padova. Ostellari non ha potere decisionale sul regime carcerario al quale Cospito è costretto, ma si occupa di questione relative alla salute e al benessere dei detenuti.

La decisione di metterlo sotto scorta sarebbe stata presa giorni in assoluta segretezza e, in attesa di una decisione ufficiale della Prefettura di Roma attesa per il 10 febbraio, Ostellari sarebbe stato messo sotto protezione temporanea.

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Cronaca

Preside picchiato dal professore di fronte agli alunni: «motivi di lavoro»

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In una scuola media del veneziano è scoppiato un violento litigio tra un preside e un professore: qualcuno ha chiamato i carabinieri, ma quando i militi sono arrivati il dirigente scolastico era già stato violentemente picchiato dal professore.

Pietro Paoloni, 35 anni, è uno dei più giovani dirigenti scolastici d’Italia. Presta servizio alle scuole medie di Mira, nel veneziano. Proprio in questo edificio scolastico, lo scorso lunedì 30 gennaio, il preside è stato violentemente picchiato da un professore, di fronte ai professori e agli alunni dell’istituto.

Poco dopo la sua entrata in servizio, intorno a mezzogiorno, il dirigente scolastico è stato avvicinato dal docente è tra i due è subito nato un diverbio dai toni molto accesi, al punto che qualcuno ha preferito avvisare i carabinieri, la cui stazione si torva ad una distanza di appena 20 metri.

I militi però sono arrivati troppo tardi. Quando i carabinieri hanno fatto il loro ingresso a scuola infatti, pochi minuti dopo, la situazione era già degenerata: il professore aveva picchiato il preside e stava continuando a colpirlo con calci e pugni al volto, di fronte agli occhi di colleghi, personale scolastico e alunni.

Adesso il professore, le cui generalità non sono state rese note, è stato sospeso e, oltre ad una denuncia penale per aggressione, rischia anche il licenziamento. Il preside, Paorolini, ha reso noto di essere dispiaciuto che gli studenti abbiano dovuto assistere a questa scena e che alla causa di uno scontro tanto violento ci sarebbero stati «motivi di lavoro».

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Ragazza di 19 anni si toglie la vita all’università: «ho fallito negli studi»

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Una ragazza di 19 anni si sarebbe suicidata nei bagni dell’università Iulm di Milano, dopo non aver dato un esame, perché pensava di aver fallito negli studi. In un biglietto le ragioni del suo gesto e le scuse ai genitori.

Ma siamo sicuri che i discorsi sulla meritocrazia e sui giovani che non devono essere degli scansafatiche non ci stiano sfuggendo di mano? Forse stiamo imponendo ritmi poco sostenibili e standard qualitativi irrealizzabili, o che comunque non tengono in considerazione il livello di benessere delle persone? A giudicare da quello che è successo ieri a Milano, dove una ragazza di 19 anni si è suicidata all’università dopo non aver dato un esame, viene da pensarlo.

La giovanissima, che un anno dopo aver compiuto la maggiore età si sentiva già fuori tempo massimo, forse si è sentita sopraffatta dalle aspettative di una società che, quando c’è da chiedere, pesta sempre sull’acceleratore.

L’ha ritrovata un bidello della Iulm, l’università di Milano che frequentava. Era in un bagno, chiuso dall’interno. Il suo corpo non mostrava segni di violenza. Intorno al collo aveva una sciarpa che avrebbe usato per compiere l’estremo gesto. Addosso le hanno trovato un biglietto nel quale si incolpava dei suoi fallimenti negli studi, salutava gli amici e chiedeva scusa ai propri genitori. Il giorno prima aveva in programma un esame, che però non aveva sostenuto. I genitori erano in pensiero fin dalle 22 della sera precedente, quando hanno lanciato l’allarme. Alle 6:30, poco dopo l’apertura della facoltà, la macabra scoperta.

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