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Mondo

L’Italia è uscita ufficialmente dalla Via della Seta, l’accordo per gli scambi commerciali con Pechino

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l'italia esce dalla via della seta

L’Italia non rinnoverà il memorandum sulla Belt & Road Initiative alla sua scadenza, nel 2024. Era stato il primo Paese G7 ad aderire.

Sebbene fosse nell’aria già da un po’, l’uscita ufficiale è avvenuta in sordina: l’Italia è uscita dalla Belt & Road Initiative, la nuova Via della Seta, l’accordo siglato nel 2019 dall’allora presidente del Consiglio Conte e il premier cinese Xi Jinping per agevolare gli scambi commerciali tra Europa ed Asia. Alla scadenza naturale, il prossimo 22 marzo 2024, il memorandum non verrà rinnovato.

Da Palazzo Chigi è giunto un semplice «no comment», mentre la Farnesina nel messaggio con cui informava della decisione Pechino, ha specificata che rimane l’ «amicizia strategica» tra i due Paesi.

L’Italia era stato il primo Paese del G7 ad aderire alla Via della Seta. Ed è anche la prima a fare un passo indietro. La mossa è stata preceduta da una missione in Cina del segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia in estate e a seguire dalla visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Né Italia, né Cina hanno diramato un comunicato: Pechino non vuole dare troppa enfasi alla notizia per evitare che altri Paesi seguano l’esempio italiano, mentre Roma preferisce non indispettire il potente amico strategico orientale.

Cronaca

E’ iniziato il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, la famiglia: «aspettavamo da 8 anni»

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processo giulio regeni

Si è chiusa la prima udienza nei confronti dei quattro egiziani accusati del sequestro di persona e dell’omicidio del giovane ricercatore avvenuto a Il Cairo nel 2016. La prossima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni si terrà il 18 marzo.

Ha preso avvia presso la Corte d’Assise di Roma la prima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Gli imputati sono 4 membri dei servizi segreti egiziani, finora mai comparsi: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono a vario titolo accusati di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.

Gli imputati, dopo il non erano in aula. I difensori d’ufficio hanno posto una serie di eccezioni sulle quali la Corte si esprimerà il prossimo 18 marzo.

«Oggi è una giornata molto importante» hanno detto i genitori del ricercatore ucciso a Il Cairo nel 2016. . «Erano otto anni che aspettavamo questo momento – ha fatto eco l’avvocato Alessandra Ballerini, legale assieme al collega Giacomo Satta dei genitori di Giulio – . Finalmente speriamo che il processo possa partire. Sono state sollevate le questioni preliminari che erano già stata rigettate in tutte le altre aule di giustizia: speriamo, dopo la decisione della Consulta che rafforza molto la nostra posizione, di potere avere un processo contro chi ha fatto tutto il male del mondo a Giulio»

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Mondo

E’ morto in carcere in Russia Alexei Navalny

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condannato per estremismo Alexei Navalny

L’attivista dissidente Alexei Navalny, considerato il principale oppositore interno di Vladimir Putin, è morto nel carcere in cui stava scontando una pena a 19 anni per estremismo.

Il dissidente russo Alexei Navalny è morto. Ne dà notizia l’agenzia di stampa russa Tass, secondo cui sono in corso di accertamento le cause del decesso.

Il portavoce del Cremlino Peskov non ha fornito maggiori dettagli ed ha affermato di non esserne al corrente. I servizi carcerari nivece hanno parlato di malore.

L’attivista che ha guidato le manifestazioni anti Putin e che ha spesso messo in imbarazzo il Cremlino con le sue inchieste sulla corruzione dilagante nel Paese, era stato condannato a 19 anni di carcere per estremismo, ma stava già scontando una condanna a 9 anni.

In passato subì un tentativo di avvelenamento, ma riuscì a salvarsi dopo essere stato curato in Germania. Successivamente, l’attivista decise di far rientro nel Paese. Il giorno precedente alla sua ultima condanna, invitò tutti i suoi sostenitori a non aver paura.

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Mondo

Cartello shock in Svizzera: «non si affittano slittini agli ebrei

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cartello contro gli ebrei in svizzera

Un cartello scritto in ebraico e affisso fuori da un ristorante di montagna a Davos in Svizzera informava la clientela che l’attrezzatura sportiva non sarebbe stata affittata agli ebrei. Dopo una prima giustificazione («decidiamo noi chi può e chi non può») e l’ondata di polemiche, il cartello è stato rimosso.

In Svizzera, a Pischa, vicino a Davos, la località dove ha sede ogni anno il World Economic Forum, fuori da un ristorante di montagna è comparso un cartello dai toni antisemiti: «A causa di diversi incidenti molto fastidiosi, tra cui il furto di uno slittino, non noleggiamo più l’attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei», recitava in ebraico.

La vicenda ha ovviamente innescato una vasta mole di polemiche non soltanto in Svizzera ed il ristorante ha infine rimosso il cartello con le frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei. Prima però il titolare aveva provato a giustificarsi: «Non vogliamo più discussioni ogni giorno ed eserciteremo il nostro diritto di decidere chi possa affittare le cose di nostra proprietà e chi no». Insomma, solo la difesa della proprietà, la scelta non ha nessun intento discriminatorio: «non ha nulla a che vedere con la fede, il colore della pelle o le preferenze personali».

La vicenda è stata denunciata da un cliente di origine ebraica, che al quotidiano elevetico 20 Minuten ha spiegato: «ho fatto finta di non saper leggere l’ebraico e ho chiesto se potevamo affittare degli slittini». L’episodio è stato definito «scioccante» da Jonathan Kreutner, segretario generale della Federazione delle comunità israelitiche della Svizzera (Fsci).

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