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Meloni vuol chiudere in fretta il caso Sgarbi: «accetto le dimissioni»

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Da Tokyo la presidente del consiglio Giorgia Meloni prende nettamente posizione sulla vicenda delle dimissioni di Vittorio Sgarbi e cerca di imprimere una svolta ai tentennamenti dell’oramai ex sottosegretario alla Cultura.

Vittorio Sgarbi non ha fatto in tempo a ritirare le proprie dimissioni , o a tirarle per le lunghe, che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne prende atto e congeda tanto il sottosegretario quanto i suoi tentennamenti: «Trovo corretta dopo il pronunciamento dell’Antistrust (la scelta di dimettersi ndr) per cui accolgo le dimissioni» ha detto da Tokyo, dove ha raccolto il testimone della guida del G7.

Ed in merito alle “verifiche” richieste da Vittorio Sgarbi, Meloni ha affermato: «Quando ci verrà chiesto come abbiamo fatto con lui. Io ho atteso ad avere degli elementi oggettivi, mi auguro che Sgarbi che ha potuto contare su un governo che attendeva degli elementi oggettivi non si aspetti che quello stesso governo decida per altri con elementi che non sono oggettivi perché sarebbe obiettivamente eccessivo».

In mattinata l’ex sottosegretario ha tentato di prendere tempo, confermandole, ma allo stesso tempo rinviandole: «Confermo le mie dimissioni, che saranno esecutive alla fine del percorso amministrativo che prevede il pronunciamento del Tar dopo il mio ricorso. Me ne andrò anche nel caso di una sentenza favorevole. Intanto mi autosospendo. Ma non voglio, con le mie dimissioni immediate, ostacolare il procedimento del Tar che prevede la sospensiva della delibera Antitrust».

Intanto, la mozione con cui le opposizioni chiedono al governo di revocare la nomina a sottosegretario per Vittorio Sgarbi non si è ossa di un millimetro ed è ancora al suo posto, ovvero il calendario dei lavori dell’Aula della Camera per la prossima settimana.

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2 anni di carcere per chi espone disegni con la marijuana: la proposta della Lega

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2 anni di carcere per i disegno con la marijuana light

Il deputato leghista Igor Iezzi ha depositato un emendamento al Ddl Sicurezza che vuol punire chi esibisce loghi, disegni e raffigurazioni di marijuana.

Non c’è solo la stretta ai rivenditori di cannabis light nel mirino del governo, ma anche l’apologia di marijuana. Il giorno dopo l’emendamento che rivuole mettere al bando i prodotti di canapa privi di effetti psicoattivi, la maggioranza avanza una nuova proposta repressiva. Il leghista Igor Iezzi ha infatti presentato un emendamento che prevede di punire con pene da sei mesi a due anni di reclusione e una multa pari a 20 mila euro chi espone immagini o disegni che riproducano la pianta di marijuana su cartelli, manifesti e magliette. 

«È vietato l’utilizzo di immagini o disegni, anche in forma stilizzata, che riproducano l’intera pianta di canapa o sue parti su insegne, cartelli, manifesti e qualsiasi altro mezzo di pubblicità per la promozione di attività commerciali. In caso di inosservanza è prevista la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni e della multa fino a 20mila euro» recita il testo dell’emendamento. La norma, qualora venisse approvata, non punirebbe direttamente le persone, ma si rivolge agli esercizi commerciali. Che, sempre se le novità del Ddl Sicurezza dovessero essere introdotte, non potrebbero comunque più commerciare questi prodotti. Quindi, è l’analisi di molti utenti sul web, si tratterebbe di un emendamento privo in realtà di contenuti.

Ma non mancano le reazioni e le proteste politiche. Angelo Bonello, di AVS, ha presentato un subemendamento repressivo e su X ha commentato: «È repressione più totale degna dei regimi. Il leghista Iezzi, quello che vuole il carcere per chi protesta contro il ponte, ha presentato un emendamento che prevede 2 anni di carcere per chi indossa magliette o fa immagini con il logo della cannabis. Sì può dire che è uno schifo?».

Intanto, è all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera il testo dell’emendamento che vieta la coltivazione e la vendita anche con un Thc al di sotto dello 0,2%, la cosiddetta cannabis light. Una proposta che ha scatenato la preoccupazione, e le proteste, delle circa tre mile imprese del settore, che fatturano ogni anno circa 150 milioni di euro. Ieri si è tenuto un flash mob di fronte al Parlamento organizzato dagli attivisti di Meglio Legale, nel quale venivano distribuite bustine di marijuana light che raffiguravano il volto di Giorgia Meloni e la scritta “Eccellenza Italica”, esibite anche dal deputato di +Europa Riccardo Maggi, nel suo discorso in Aula.

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Ladri nella casa di Matteo Salvini e Francesca Verdini

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salvini ladri in casa 2

«A difesa della casa» è uno degli slogan che capeggia da sopra i manifesti della Lega nella campagna elettorale per le prossime Europee. Al di sotto, il faccione sorridente di Matteo Salvini promette di ergersi a baluardo dei beni mobili ed immobili della nazione. Ma chi difenderà i difensori? E’ la domanda che una già significativa mole di meme si sta ponendo in queste ore, dopo che si è diffusa la notizia secondo la quale alcuni ladri sono entrati nella casa di Matteo Salvini e Francesca Verdini a Roma, la notte scorsa.

Il fenomeno dei topi d’appartamento è talmente esteso che ha investito perfino il segretario federale e ministro dei Trasporti: i ladri sono entrati nella casa di Salvini, vuota in quel momento, ed hanno puntato la cassaforte. Secondo gli inquirenti, in base ai primi rilievi del caso, hanno tentato di smurarla a picconate, per poi aprirla con la fiamma ossidrica. Ma qualcosa deve essere andato storto ed il colpo è stato lasciato a metà. Il rumore ha svegliato i vicini, che hanno allertato le forze dell’ordine. I malviventi sono riusciti a dileguarsi prima del loro arrivo con qualche gioiello

Difficile che si tratti di un atto politico, di una qualche espropriazione proletaria di un gruppo anarcoinsurrezionalista. Più probabilmente chi si è intrufolato in casa Salvini non sapeva nemmeno a chi stesse facendo la sua poco gradita visita.

Nella palazzo non ci sarebbero telecamere di sicurezza. Per entrare nella casa di Salvini, posta al piano terra, i ladri avrebbero forzato una portafinestra. La grata che la protegge non sarebbe però stata forzata.

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Vannacci si scusa con Paola Egonu: «è italianissima»

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Vannacci abiura il passaggio su Paola Egonu («non ha tratti somatici italiani») e la certifica «italianissima». La campionessa azzurra lo ha querelato.

Dietro front. Paola Egonu è «italianissima», parola di Generale Roberto Vannacci. Il candidato con la Lega alle prossime Europee, ha offerto le sue scuse all’azzurra con una lettera aperta, nella quale si può leggere: «Lei è italianissima, è una italiana di cui andiamo orgogliosi: una persona che, per quanto di origini diverse, ha scelto di rappresentare il nostro paese e di aderire senza alcuna riserva agli ideali fondanti della nostra Repubblica assurgendone a simbolo e a rappresentante nel mondo agonistico» Già in questo passaggio si intuisce qualche distinguo che comunque non saranno assenti nella lettera.

Vannacci, quando ancora seguiva una carriera militare all’insaputa della stragrande maggioranza degli italiani e delle italiane, nel suo libro “Il mondo al contrario” aveva dedicato contestatissimo passaggio ai «tratti somatici» di Paola Egonu.

Dopo le polemiche, e la querela, l’ex generale ora il leghista prova a far chiarezza: «Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva, ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera».

Dunque è italianissima, ma con le dovute precisazioni: «La sua diversità rispetto alle evidenti caratteristiche somatiche della maggioranza della popolazione italiana, è una ricchezza, una risorsa, una peculiarità che la distingue e le fa onore».

«Spero, signora Egonu, di avere compiutamente esplicato il senso delle mie espressioni e mi rallegrerei se in futuro, a sua discrezione, fosse possibile un amichevole incontro tra noi che mi permetta di esprimerle a voce i miei più sinceri sentimenti di viva cordialità e chiederle un autografo

Chissà se l’invito e le scuse verranno accettati. La campionessa aveva querelato il generale per le sue affermazioni La procura di Lucca aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo ma la difesa della campionessa si è opposta e il giudice ha fissato l’udienza per la discussione dell’opposizione il 14 giugno.

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