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Nuota in mare per 12 ore dopo essere precipitato con l’elicottero: salvo il ministro del Madagascar

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Nuota per 12 ore dopo essere precipitato con l'elicottero in mare, salvo il ministro del Madagascar

Il Segretario di Stato per la polizia, insieme ad un poliziotto dell’isola africana, nuota per 12 ore e si salva la vita dopo essere precipitato in mare con l’elicottero. Si sono lanciati dal velivolo poco prima dello schianto ed hanno raggiunto terra a nuoto. Ancora dispersi gli altri due passeggeri. «Il mio tempo di morire non è ancora arrivato»

Nuota per 12 ore in mare dopo essere precipitato con l’elicottero. Non si tratta della trama di un action movie o di un’atleta alle prese con una disciplina olimpica, ma dell’impresa vitale che il Segretario di Stato per la polizia del Madagascar, Serge Gelle ed un poliziotto hanno dovuto compiere per salvarsi la vita in seguito ad un incidente aereo. Con loro, a bordo si trovavano altre due persone, che risultano ancora disperse.

Non è ancora chiaro per quale motivo sia precipitato l’elicottero, che stava accompagnando i passeggeri  a sorvolare il sito in cui il giorno precedente era affondata un’imbarcazione. In seguito al naufragio sono morte 21 persone, mentre altre 60 sono ancora disperse. Il luogo sui trova a nord est dell’isola. Sembrerebbe che i due superstiti dell’incidente aereo di ieri, abbiano avuto la prontezza di lanciarsi dal velivolo, prima che questo toccasse il mare.

Dopodiché i due hanno iniziato a nuotare e dopo 12 ore hanno finalmente toccato le sponde della città di Mahambo.  Gelle, 57enne con 30 anni di servizio nella polizia, è diventato ministro lo scorso agosto, in seguito ad un rimpasto di gabinetto. «Il mio tempo di morire non è ancora arrivato» ha detto in un video, già virale sui social, che lo mostra con ancora addosso la sua tuta mimetica. Il ministro ha aggiunto inoltre di avere freddo, ma di stare bene.

Mondo

Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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