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Salvini non molla la missione di pace: “Andrò al confine tra Polonia e Ucraina”. Caritas e S.Egidio smentiscono

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ROMA – “Andrò al confine polacco con l’Ucraina”. Come riporta l’AdnKronos, è quanto avrebbe annunciato Matteo Salvini ai suoi parlamentari, nel corso della riunione di questa mattina al teatro Umberto, nel cuore di Roma. Ieri il leader della Lega, nel corso di una conferenza stampa alla Camera, aveva fatto sapere che era allo studio l’ipotesi di una trasferta nella zona di guerra, per “frapporsi tra le bombe e il popolo, tra il popolo e i missili”, auspicando un marcia della pace, “magari lanciata dal Santo Padre”.

Nell’incontro con i parlamentari, Salvini avrebbe evidenziato che “l’urgenza è fermare il conflitto. Dobbiamo fare di tutto per fermare la guerra. La pace non è mai fuori moda”. L’obiettivo del leader della Lega è “organizzare un’accoglienza efficace delle famiglie ucraine con particolare riferimento a quelle con bimbi anche in età scolare”, come rende noto il Carroccio. “Dobbiamo garantire scuola, cure, casa e assistenza alle famiglie che stanno arrivando con particolare riferimento ai bimbi” ha precisato ai parlamentari. Anche per questo, Salvini incontrerà in mattinata l’ambasciatore dell’Ucraina a Roma.

Ma ieri il leader della Lega aveva citato anche due enti che agiscono per la pace nel mondo e per aiutare tutte le persone in difficoltà per colpa della guerra: la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio. L’ex ministro, infatti, ha detto di averli già contattati, ma nel giro di 24 ore sono arrivate già le smentite da parte di entrambi.

“Alla Caritas nessuno ha parlato con Salvini”, fanno sapere dagli uffici dell’organismo pastorale della Cei. “Non conosciamo il merito della proposta e quindi non possiamo esprimerci”. Parole identiche arrivano anche dalla comunità di Sant’Egidio: “Nessuno ha ancora parlato con Salvini, non ne sappiamo niente”. Nessuno dei due enti sembra dunque aver ricevuto comunicazioni dal leader della Lega per l’organizzazione di questa manifestazione di pace in Ucraina, con la sponda della Polonia.

Dura la replica di Emma Bonino: “Cos’è una provocazione? Guardi che non ci casco. Oggi non mi sono messa il burrocacao sulle labbra. Meglio se sto zitta”. “Se ho capito bene, siamo alla caricatura pacifista. Mi permetta di dire almeno una cosa. Non ho alcuna intenzione di commentare le stupidaggini di Salvini, condite dallo stesso metodo: e cioè spararla quanto più grossa possibile in modo fulmineo, sperando che qualcuno abbocchi e le vada dietro. Il dramma degli ucraini è già abbastanza serio per aggiungere un elemento di grottesco. E’ meglio che se ne stia a casa”.

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Rovazzi derubato in diretta social, ma era solo una trovata di marketing

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rovazzi derubato

Il cantante presenta un nuovo singolo con una trovata d’effetto: «non pensavo creasse un cortocircuito mediatico così ampio».

Fabio Rovazzi seduto al tavolino di un bar impegnato in una conversazione social in diretta con i suoi follower. Alle sue spalle compare un losco figuro con aria tremendamente sospetta che si guarda intorno furtivamente. Un attimo dopo la scena cambia drasticamente ed il primo piano di Rovazzi viene sostituito dalle immagini sfocate del telefono che, incurante del fatto di essere appena passato ad un nuovo possessore, continuava a filmare. Il furto del telefono di Fabio Rovazzi, derubato in diretta social, ieri è stato uno dei fatti più discussi ed anche più trattati dai media. Ma era tutto una burla.

Si trattava di una mossa di marketing per il lancio del nuovo singolo di Rovazzi, “Il Maranza”. Il cantante lo ha reso noto oggi, affermando con un’ingenuità credibile quasi quanto il furto subito che non pensava che la trovata «potesse creare un cortocircuito mediatico così ampio».

«Ho pensato a un’idea divertente di marketing da utilizzare per lanciare in maniera inusuale l’uscita del mio brano con Il Pagante» ha affermato Rovazzi, il quale ha spiegato perché ha scelto di far finta di essere stato derubato in diretta: « Ho solo messo in scena una barra del pezzo che abbiamo scritto: – /Giravo in Corso Como/Si è avvicinato un uomo/Mi ha chiesto una Marlboro e l’orologio/Non so che ore sono/In tasca sento un vuoto/Mi hanno pullappato (mi hanno derubato)/ Con una moto/ Ora ho un sogno solo/Vorrei diventare come uno di loro/Un maranza»

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Lite a distanza tra Gruber e Mentana: «l’incontinenza è una brutta cosa», «maleducata»

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lite mentana gruber

A far battibeccare i due mezzibusti più permalosi del palinsesto di La7, il collegamento dato in ritardo dal direttore del telegiornale alla conduttrice di Otto e Mezzo.

«L’incontinenza è una brutta cosa». Lilli Gruber prende la palla ala balzo ed utilizza l’ultimo spot mandato in onda prima dell’inizio della sua trasmissione, dedicato appunto ad un integratore per il benessere della prostata, per lanciare una frecciata ad Enrico Mentana, con il quale è sorta una lite a distanza. Motivo della discordia, l’ossessione dei volti televisivi: il minutaggio.

«Buonasera e benvenuti alle 20:46, non alle otto e mezza» ha . E poi appunto, la frase che ha suscitato l’ira del reo, Enrico Mentana. Sul proprio profilo Instagram, lo spietato direttore del telegiornale di La7 ha risposto pubblicando i dati relativi all’ascolto. Non meno impietosa la didascalia: «Dall’uno al nove per cento in mezz’ora. Questa è la curva degli ascolti – del tutto simile a quelle dei giorni precedenti – del Tg La7 di ieri sera, segnato da fatti importanti e in continuo aggiornamento. A quel tg però ha imprevedibilmente fatto seguito un giudizio grevemente sprezzante nei miei confronti da parte di chi conduceva il programma successivo, che pure è ogni sera diretto beneficiario di quella curva ascendente».

Il post con cui Mentana ha acceso una lite che tutti sperano che questa sera possa riservare nuove puntate, non cita mai Lilli Gruber, secondo una precisa scelta artistica: «Un giudizio da cui finora nessuno tra i vertici di La7 ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Piccolo episodio, ma molto indicativo. A questo punto le distanze, come è doveroso, le prendo io, dai maleducati e dagli ignavi».

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“Noi è, Io sono” la congrega che non crede nelle bollette, né nella patente

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Un bizzarro caso di cronaca avvenuto nei giorni scorsi a Brescia, successivo di qualche tempo rispetto ad un altro episodio bislacco accaduto sempre in Lombardia, accende i riflettori su “Noi è, Io Sono” una congrega italiana che segue le orme della setta statunitense “One People” che non riconosce gli Stati, le leggi e le forze dell’ordine.

Guardando le bollette del gas, specie negli ultimi inverni, sarà vacillata la fede di molti. Ed altrettante invocazioni al divino si saranno succedute. Ma la reazione di un cittadino di Iseo è fin troppo trascendentale: si rifiuta di pagare la bolletta perché non crede nello Stato e nelle leggi, tantomeno nella compagnia che gliel’ha recapitata. Fa parte di un gruppo che non riconosce alcuna organizzazione costituita e che si pone l’obiettivo di rinnovare la società. Si chiama “Noi è, Io Sono”, un’organizzazione che fin dal nome mette tutto in discussione, perfino la grammatica. E’ una sorta di costola italiana di “One People”, una setta statunitense attiva già da alcuni anni.

«Chi induce un uomo vivo a identificarsi nei documenti di una corporazione di diritto privato preclusa e pignorata, commette reato». Questa la motivazione del singolare ricorso presentato ad Iseo. La lettera non è stata recapitata alla compagnia elettrica, ma a sindaco, prefetto e questore. Ed è firmata con un’impronta insaguinata. Contiene anche una richiesta di risarcimento danni: «un’oncia troy al 99,9% valuta in argento puro». Qualora si avessero difficoltà a rintracciare il prezioso metallo, accetta anche un pagamento alternativo: «energia vitale». Che al cambio dovrebbe anche convenire.

Si tratta della seconda volta che un membro del gruppo “Noi è, Io sono” fa parlare di sé, sempre in Lombardia. Qualche mese fa, in provincia di Brescia, una signora è stata fermata per un controllo stradale ed è risultata senza patente. O meglio, una ce l’aveva: firmata con un’impronta di sangue, abilitava alla guida di veicoli, navi, aerei e affini, in quanto eterna essenza in corpo e fonte di valore. Sul sito del gruppo è anche possibile consultare la modulistica per ottenere queste ed altre certificazioni universali. Che però, almeno al momento, hanno un valore legale paragonabile al potere d’acquisto dei soldi del Monopoly.

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