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Mondo

Trovato l’escamotage per far contento Orban: accordo europeo per l’embargo al petrolio russo

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embargo europeo al petrolio russo

Nella notte, è arrivata la fumata bianca tra i 27 dell’Unione Europea sull’embargo al petrolio russo. Alla fine Orban è stato accontentato: stop alle importazioni di greggio via mare, proroga su quello trasportato attraverso l’oleodotto Druzhba.

La trattativa è stata sul punto di saltare diverse volte, ma alla fine, in qualche modo, l’Unione Europea è riuscita a rinsaldare la spaccatura e a trovare una strada comune: approvato l’embargo europeo, seppur parziale, al petrolio russo. L’ha spuntata Viktor Orban, il premier ungherese che capeggiava la fila degli scettici, ovvero quei Paesi privi di bocchi sul mare, Slovacchia e Repubblica Ceca. Se da una parte infatti è stata imposto lo stop alle importazioni via mare, dall’altra è stata concessa una proroga, da stabilire «il prima possibile», a quelle che avvengono mediante l’oleodotto Druzhba, un’opera sovietica risalente agli anni Settanta.

Embargo europeo sul petrolio russo dunque, ma non totale e non immediato. Oltre all’esenzione al greggio trasportato tramite oleodotto, il blocco “senza mare” ha ottenuto anche l’inserimento di un’importante postilla: quella delle «misure di emergenza» in caso di interruzioni delle forniture da Mosca. Tradotto, se la Russia chiude i rubinetti per ripicca, i Paesi UE si impegnano ad aiutare chi si ritroverà a secco.

Un ramo dell’oleodotto che rifornisce Praga, Budapest e Bratislava passa anche per Polonia e Germania, ma queste ultime si sono dette pronte a rinunciare alle proprie quote, quando scatterà il primo stop,a fine anno. Dunque entro la fine del 2022 si potrebbe arrivare ad un blocco di circa il 90% delle importazioni europee di greggio russo.

Lo stop alle importazioni via mare dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno. Trovato l’accordo politico, è il momento di mettere a punto i dettagli tecnici, al fine di arrivare all’approvazione del sesto pacchetto di sanzioni economiche internazionali alla Russia, entro la fine della settimana.

Cronaca

E’ iniziato il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, la famiglia: «aspettavamo da 8 anni»

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processo giulio regeni

Si è chiusa la prima udienza nei confronti dei quattro egiziani accusati del sequestro di persona e dell’omicidio del giovane ricercatore avvenuto a Il Cairo nel 2016. La prossima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni si terrà il 18 marzo.

Ha preso avvia presso la Corte d’Assise di Roma la prima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Gli imputati sono 4 membri dei servizi segreti egiziani, finora mai comparsi: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono a vario titolo accusati di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.

Gli imputati, dopo il non erano in aula. I difensori d’ufficio hanno posto una serie di eccezioni sulle quali la Corte si esprimerà il prossimo 18 marzo.

«Oggi è una giornata molto importante» hanno detto i genitori del ricercatore ucciso a Il Cairo nel 2016. . «Erano otto anni che aspettavamo questo momento – ha fatto eco l’avvocato Alessandra Ballerini, legale assieme al collega Giacomo Satta dei genitori di Giulio – . Finalmente speriamo che il processo possa partire. Sono state sollevate le questioni preliminari che erano già stata rigettate in tutte le altre aule di giustizia: speriamo, dopo la decisione della Consulta che rafforza molto la nostra posizione, di potere avere un processo contro chi ha fatto tutto il male del mondo a Giulio»

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Mondo

E’ morto in carcere in Russia Alexei Navalny

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condannato per estremismo Alexei Navalny

L’attivista dissidente Alexei Navalny, considerato il principale oppositore interno di Vladimir Putin, è morto nel carcere in cui stava scontando una pena a 19 anni per estremismo.

Il dissidente russo Alexei Navalny è morto. Ne dà notizia l’agenzia di stampa russa Tass, secondo cui sono in corso di accertamento le cause del decesso.

Il portavoce del Cremlino Peskov non ha fornito maggiori dettagli ed ha affermato di non esserne al corrente. I servizi carcerari nivece hanno parlato di malore.

L’attivista che ha guidato le manifestazioni anti Putin e che ha spesso messo in imbarazzo il Cremlino con le sue inchieste sulla corruzione dilagante nel Paese, era stato condannato a 19 anni di carcere per estremismo, ma stava già scontando una condanna a 9 anni.

In passato subì un tentativo di avvelenamento, ma riuscì a salvarsi dopo essere stato curato in Germania. Successivamente, l’attivista decise di far rientro nel Paese. Il giorno precedente alla sua ultima condanna, invitò tutti i suoi sostenitori a non aver paura.

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Mondo

Cartello shock in Svizzera: «non si affittano slittini agli ebrei

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cartello contro gli ebrei in svizzera

Un cartello scritto in ebraico e affisso fuori da un ristorante di montagna a Davos in Svizzera informava la clientela che l’attrezzatura sportiva non sarebbe stata affittata agli ebrei. Dopo una prima giustificazione («decidiamo noi chi può e chi non può») e l’ondata di polemiche, il cartello è stato rimosso.

In Svizzera, a Pischa, vicino a Davos, la località dove ha sede ogni anno il World Economic Forum, fuori da un ristorante di montagna è comparso un cartello dai toni antisemiti: «A causa di diversi incidenti molto fastidiosi, tra cui il furto di uno slittino, non noleggiamo più l’attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei», recitava in ebraico.

La vicenda ha ovviamente innescato una vasta mole di polemiche non soltanto in Svizzera ed il ristorante ha infine rimosso il cartello con le frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei. Prima però il titolare aveva provato a giustificarsi: «Non vogliamo più discussioni ogni giorno ed eserciteremo il nostro diritto di decidere chi possa affittare le cose di nostra proprietà e chi no». Insomma, solo la difesa della proprietà, la scelta non ha nessun intento discriminatorio: «non ha nulla a che vedere con la fede, il colore della pelle o le preferenze personali».

La vicenda è stata denunciata da un cliente di origine ebraica, che al quotidiano elevetico 20 Minuten ha spiegato: «ho fatto finta di non saper leggere l’ebraico e ho chiesto se potevamo affittare degli slittini». L’episodio è stato definito «scioccante» da Jonathan Kreutner, segretario generale della Federazione delle comunità israelitiche della Svizzera (Fsci).

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