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Arrestato il direttore di Novaya Gazeta, testata indipendente russa

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sergej sokolov

Sergey Sokolov è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. Nel 2022 gran parte della redazione ha cercato riparo in Lettonia, ma lui è rimasto in Russia.

Non è chiaro dove Sergey Sokolov, direttore di Novaya Gazeta, sia detenuto, ma è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. A darne notizia, la testata stessa, dalle pagine del proprio sito.

Non sembra casuale che l’arresto del direttore di una testata indipendente arrivi alla vigilia del funerale dell’antagonista Navalny, che domani, dopo un lungo braccio di ferro, riceverà l’ultimo saluto in una chiesa di Mosca.

Sokolov è diventato direttore nel 2023, dopo le dimissioni del Premio Nobel per la pace Dmitry Muratov, che era stato definito “agente straniero” dalle autorità russe. Novaya Gazeta è stata oscurata in Russia nel 2022, mentre l’anno successivo si è vista revocare la licenza per i media. Gran parte della redazione ha lasciato il Paese, riparando in Lettonia dove è stata aperta Novaya Gazeta Europe. Sokolov invece è rimasto in Russia.

La testata, indipendente, è tra quelle messe nel mirino da Putin. Tra i suoi “crimini” quello di aver parlato esplicitamente di guerra descrivendo l’invasione dell’Ucraina, anziché la forma “politicamente corretta” di operazione speciale. In passato ha subito pesanti attacchi ed i suoi giornalisti sono stati aggrediti in diverse occasioni.

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Lega: «accordo con partito di Putin non ha più valore»

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salvini lega accordo con russia unita partito di putin 2

Ad appena un paio d’anni dall’invasione dell’Ucraina, il carroccio prende le distanze da Russia Unita, il partito del presidente russo Putin, e spiega che l’accordo siglato nel 2017 non ha più valore.

«La guerra ha totalmente cambiato i giudizi e i rapporti politici con la Russia, che prima dell’invasione era un importante interlocutore di tutti i governi italiani». A prima vista potrebbe sembrare la didascalia di un post di un paio d’anni fa. Invece è freschissimo: oggi la Lega ha ribadito che l’invasione dell’Ucraina ha cambiato tutto e che non ha più valore l’accordo sottoscritto con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin.

La precisazione della Lega arriva come risposta preventiva alla mozione di sfiducia presentata dalle opposizione, ad eccezione di Italia Viva, nei confronti del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, più volte finito sotto accusa proprio per via dei legami con la Russia di Putin.

«Non può rappresentare degnamente la Repubblica e dimostra di non esercitare le proprie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione» a detta delle opposizioni, proprio per via dell’accordo siglato tra Lega e Russia Unita, il partito di Putin, il 6 marzo 2017 a Mosca e «rinnovato automaticamente il 6 marzo 2022, successivamente all’invasione dell’Ucraina».

La Lega però, ha replicato che non stanno così le cose: «La guerra ha totalmente cambiato i giudizi e i rapporti politici con la Russia, che prima dell’invasione era un importante interlocutore di tutti i governi italiani» come dimostrerebbero «i 28 accordi multimiliardari siglati a Trieste nel novembre 2013 dall’esecutivo di Enrico Letta alla presenza di Putin, la missione dell’allora Premier Matteo Renzi a San Pietroburgo nel giugno 2016 per “intese da oltre un miliardo”, gli accordi di Sochi siglati dall’allora Premier Paolo Gentiloni e Putin nel maggio 2017, la missione in Russia del giugno 2017 dell’allora ministro Carlo Calenda per confermare contratti da almeno 4 miliardi».

Nella nota del Carroccio non manca un attacco a non meglio definiti «gruppi editoriali italiani» redi di aver «siglato accordi con la Russia per distribuire in Italia alcuni allegati».

Dunque, conclude il comunicato della Lega, «i propositi di collaborazione puramente politica del 2017 tra la Lega e Russia Unita non hanno più valore dopo l’invasione dell’Ucraina. Di più. Anche negli anni precedenti non c’erano state iniziative comuni. La linea della Lega è confermata dai voti in Parlamento: dispiace che l’Aula debba perdere tempo per polemiche inutili e strumentali innescate dall’opposizione».

Non sembra però che i gruppi dell’opposizione siano intenzionati a ritirare la mozione di sfiducia, che dovrebbe essere discussa in questa settimana.

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Sparatoria in una scuola in Finlandia: ad aprire il fuoco un ragazzino di 12 anni

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sparatoria scuola finlandia

Nella cittadina di Vantaa, in Finlandia, al rientro dalle vacanze pasquali un ragazzino di 12 anni ha portato un’arma con sé ed ha aperto il fuoco sui suoi compagni.

La sparatoria verificatasi in una scuola oggi non è avvenuta negli Stati Uniti d’America, ma nel Nord Europa, nella scuola Viertolan a Vantaa, un’ottantina di chilometri da Helsinki, in Finlandia.

«Il pericolo immediato è passato», ha dichiarato alla Reuters il preside dell’istituto, Sari Laasila, ma a parte questo ha reso noti altri dettagli . Si sa però che ha sparare è stato un ragazzino di 12 anni.

Ignoti al momento il movente e ed il tipo di arma utilizzata. Oggi era il primo giorno di scuola, dopo le vacanze di Pasqua. Ci sarebbero tre feriti, coetanei del ragazzino che ha sparato. Nella scuola di Vantaa in Finlandia, tra studenti, docenti e personale scolastico, erano presenti circa 900 persone al momento della sparatoria. Il ragazzino è stato arrestato.

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Tajani: «nel 2019 Salvini fu fondamentale per l’elezione di Von der Leyen»

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Dopo lo j’accuse di Marine Le Pen a Giorgia Meloni in occasione di una convention leghista, sabato scorso, Antonio Tajani torna sul tema alleanze rendendo noto che Salvini nel 2019 rivestì un ruolo cruciale nell’elezione di Ursula von der Leyen.

La resa dei conti interna alla coalizione di centrodestra si consuma all’estero, soprattutto in tema di alleanze nel prossimo Parlamento Europeo. Tra le diverse cause di frizione tra Matteo Salvini, da una parte, e Giorgia Meloni ed Antonio Tajani, dall’altra, quale coalizione sposare in Europa: se FdI e FI sono indirizzati sulla strada che conduce al Partito Popolare Europeo e Ursula von der Leyen, la Lega è saldamente schierata con i nazionalisti, da Le Pen a Wilders, passando per Orbàn.

Una spaccatura tenuto a stento sotto traccia nei mesi scorsi, ma diventata evidente dopo lo j’accuse in occasione  dalla convention leghista “Winds of change” (nella quale Macron è stato definito da Salvini «guerrafondaio», ndr), tenutasi sabato scorso. Durante l’evento, è intervenuta in videoconferenza proprio Marine Le Pen, la quale ha prima confermato l’appoggio all’alleato d’oltralpe e poi rivolto un messaggio polemico a Giorgia Meloni: «Sosterrà o meno un secondo mandato della presidente della Commissione Europea? Io penso di sì, e penso anche che l’unico che si opporrà alla politica catastrofica di Von Der Leyen è Matteo Salvini». Il leghista non glissa, ma rilancia: «gli italiani che sceglieranno la Lega non sceglieranno mai un altro mandato di Von Der Leyen».

A molti è sembrato un chiaro messaggio rivolto ai propri alleati, ai quali oggi ha risposto in maniera sibillina Antonio Tajani, rendendo noto un retroscena del 2019: Matteo Salvini, secondo il reggente degli azzurri, rivestì un ruolo cruciale nell’elezione di Ursula von der Leyen. Ancora una volta, ad intimorire Salvini e le destre europee era lo “spettro rosso”: la possibile elezione del socialista olandese Tiemmermans, nonostante la vittoria del Ppe e le indicazioni dei gruppi parlamentari che vertevano su von der Leyen.

«Uno stravolgimento inaccettabile. Anche il premier italiano Giuseppe Conte aveva preso parte a quell’accordo che tradiva l’indicazione dei gruppi parlamentari. Siccome Conte poggiava ancora su una maggioranza in cui la Lega era fondamentale, chiamai Salvini chiedendogli di intervenire» ha rivelato Tajani a Tagadà su La7. 

Sarebbe stato dunque Salvini, con un’opera di persuasione, a convincere gli alleati di allora, il Movimento 5 Stelle, a ritirarsi da quell’accordo e a fargli mancare i numeri, spianando di fatto la strada all’attuale presidente.

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