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L’ambasciatore russo querela La Stampa per un articolo su Putin

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Vladimir Putin

ROMA – Con un esposto per apologia di reato e istigazione a delinquere, depositato questa mattina in Procura a Roma, l’ambasciatore russo in Italia, Sergei Razov, ha chiesto alle autorità italiane di esaminare obiettivamente l’articolo pubblicato su La Stampa il 22 marzo dal titolo: “Se uccidere il tiranno è l’unica via d’uscita” a firma di Domenico Quirico.

Lo storico inviato del quotidiano, rapito in Siria, ha formulato infatti questa ipotesi: se “escluso l’intervento militare e amputata la soluzione diplomatica, non resta che teorizzare l’omicidio dello zar per mano di un fedelissimo”. L’analisi non è stata gradita alla Russia, tanto da spingere l’ambasciatore a bollare l’articolo come fuori dall’etica, dalla morale e dalle regole del giornalismo.

Nel punto stampa fuori dal tribunale, Razov ha poi parlato delle trattative in corso con l’Ucraina, “speriamo con esiti positivi”. Non ha parlato di guerra, ma di operazione militare che “finirà quando saranno raggiunti gli obiettivi definiti dal presidente Putin prima dell’avvio.” Sull’ipotesi di utilizzo di armi nucleari ha smorzato i toni: “Negli ultimi tempi ogni dichiarazione russa viene considerata una minaccia, non c’è nessuna minaccia nucleare”, ma solo “riflessioni su scenari in caso di minacce per la sicurezza della Federazione russa”.

Ha poi criticato la scelta del governo italiano di inviare armi alla resistenza ucraina: “La cosa che ci preoccupa è che gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi. E voglio ricordare che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati”.

Della missione sanitaria “Dalla Russia con amore“, che ha portato medici e militari nelle zone della bergamasca più colpite dalla pandemia tra marzo e maggio 2020, durante la prima ondata del Covid e su cui aleggiano sospetti di spionaggio, ha rivendicato le buone intenzioni: “Al popolo italiano è stata tesa una mano di aiuto, ma se qualcuno morde quella mano non è onorevole”, spiegando poi che i russi facevano solo quello che veniva detto dai colleghi italiani e che la missione terminata quando l’Italia ha proposto di concluderla.

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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