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Politica

Elezione Presidente della Camera, in pole c’è Fontana della Lega, il Pd voterà Guerra

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Montecitorio

Si aprono alle 10:30 le votazioni per l’elezione del Presidente della Camera. Il candidato della Lega è Fontana e non più Molinari. Forza Italia è spaccata, ma Tajani assicura che gli azzurri voteranno il candidato del centrodestra, mentre i dem propongono alle opposizioni Maria Cecilia Guerra.

Dopo il colpo di scena di ieri al Senato, con la sortita a sorpresa di Forza Italia che non bastata a far saltare l’elezione di La Russa, arrivata grazie al sostegno dei “franchi tiratori”, oggi la partita si sposta alla Camera, dove dovrebbe ricompattarsi la coalizione di centrodestra per l’elezione di Lorenzo Fontana come presidente . Tajani ha affermato che gli azzurri voteranno il candidato del centrodestra, che parte con i favori del pronostico.

La Lega, che dopo la prova di fedeltà di ieri è uscita rafforzata e otterrà addirittura più ministri di quanti potesse sperare, ha preferito il vicesegretario al capogruppo Riccardo Molinari, che rimarrà al suo posto. «Ho chiesto a Riccardo Molinari la disponibilità a proseguire il suo mandato da capogruppo della Lega a Montecitorio, nonostante avesse tutte le carte in regola per fare il Presidente della Camera, Molinari è stato e sarà il miglior capogruppo possibile, ruolo per me politicamente più rilevante per i prossimi cinque anni» il commento di MAtteo Salvini. A fermare l’avanzata di Molinari un processo che lo vede imputato per falso in una vicenda legata alle liste elettorali di Moncalieri.

Il candidato dunque è Lorenzo Fontana, veronese, già ministro, deputato ed eurodeputato, vicesegretario federale della Lega. Ultracattolico, è sempre rimasto su posizioni conservative in tema di aborto, eutanasia, unioni e diritti civili. In passato alcune sue esternazioni hanno fatto molto discutere («esistono le famiglie arcobaleno?»).

Fontana oggi dovrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei voti, ma il centrodestra rimane spaccato. A goderne al momento soprattutto la Lega, che incassa quello che Forza Italia lascia per strada. Tra gli azzurri è caos. La mossa a sorpresa di ieri, che non ha dato gli effetti sperati per gli inattesi voti dalle opposizioni, ha lasciato Berlusconi col cerino in mano e un partito spaccato. Da una parte chi segue Licia Ronzulli, in guerra aperta con Giorgia Meloni. Dall’altra la corrente che fa capo a Tajani, che con la Meloni vorrebbe dialogare e che non tollera più le ingerenze della Ronzulli. E per quanto riguarda i giochi di equilibrio all’interno della coalizione, per il momento dovrebbe rientrare la crisis, sebbene eri sera in serata circolava addirittura l’ipotesi che Forza Italia potesse presentarsi da sola alle consultazoni con il Presidente della Repubblica.

Oggi, salvo sorprese, anche gli azzurri dovrebbero votare Fontana. Intanto, mentre si fanno ancora i conti e si cerca di “stanare” i franchi tiratori che hanno offerto una stampella a La Russa ieri, le opposizioni, che si scambiano accuse reciproche, hanno annunciato i propri candidati: per il Pd sarà Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Mef, che verrà offerta come scelta condivisa alle opposizioni, mentre Azione-Iv dovrebbero votare Matteo Richetti.

Attualità

Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Attualità

Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Attualità

Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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