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La visita di Beppe Grillo a Roma: il fondatore riporta ordine al M5S a suon di forse sì e forse no

Il fondatore è alle prese con due questioni spinose: il nodo governo e la regola del limite dei due mandati.

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visita di Beppe Grillo a Roma

Restiamo al Governo. Anzi, non escludiamo un appoggio esterno. Forse usciamo. Nessuno deroga al doppio mandato. Anzi, qualche eccezione è possibile. Tutto e il contrario di tutto viene fuori dalla visita a Roma di Beppe Grillo. E oggi, ultima data del tour capitolino, si attendono nuovi colpi di scena.

L’elevato è sceso nella capitale per riportare un po’ di stabilità in casa 5 Stelle, ancora scossa dallo scisma Di Maio, e tentare di rasserenare gli animi. Missione non semplice quella di Beppe Grillo in visita a Roma. Tra i parlamentari serpeggiano malumore e preoccupazione e il Movimento stando ai sondaggi è ai minimi storici. Il fondatore, colui che spinse la sua creatura oltre il 30%, deve intervenire per recuperare. E se coi giornalisti minimizza («certo che stiamo al governo. Con Conte andiamo d’accordo, siete degli esaltati, scrivete non cose»), coi parlamentari emerge il lato più grillino.

Strizza l’occhio alla fronda anti-governista e all’incontro con i deputati e i senatori pentastellati che spingono per uscire, Beppe Grillo non avrebbe escluso l’ipotesi di ritirare ministri e sottosegretari e fornire un appoggio esterno. Questo significherebbe però indebolire ancora di più la corrente contiana. Addirittura, riporta l’Adnkronos, in un passaggio Beppe Grillo sarebbe stato ancor più drastico e avrebbe minacciato anche la rottura («non siamo il guaglione di Pomigliano d’Arco»). Non l’ha preso benissimo lo scisma interno Grillo ed ora definisce colui che abolì la povertà come un «Giuda venduto per 30 bitcoin».

Grillo forse ci sta pensando davvero di uscire e ritrovare la purezza delle origini. Il Governo Draghi però non traballa. Gli scissionisti di Di Maio hanno garantito all’esecutivo i numeri necessari per completare la legislatura. Un’eventuale rottura quindi non provocherebbe scossoni irreparabili e non può essere utilizzata come strumento di coercizione.

Parallelamente al nodo governo, Beppe Grillo in visita a Roma deve fare i conti con una seconda questione spinosa, tutta interna: il limite ai due mandati. Una delle regole fondanti del movimento e uno degli ultimi superstiti delle parole d’ordine dei grillini delle origini, rischia di sfaldare quel che ne rimane. E non soltanto perché alcuni pentastellati hanno deciso che non è poi così brutta la figura del professionista della politica, ma anche perché il partito si troverebbe svuotato della classe dirigente costruita in questi anni: Taverna, Crimi, Fico, giusto per citare i pezzi da 90.

A stretto giro bisogna decidere che fare in Sicilia, dove Giancarlo Cancellieri, che ha già completato due mandati in Regione, vorrebbe candidarsi alle primarie del campo largo alle prossime elezioni.  Non prenderebbe certo bene un’esclusione e bisogna capire come fare a disinnescare una potenziale nuova grana interna, senza frustrare i più radicali. Grillo stesso non vorrebbe transigere sulla regola, anche per aprire la strada a nuove candidature, a lui più consone. Tra i nomi che circolano di probabili nuovi candidati, quello di Nina Monti, curatrice del blog dell’elevato. Che fare dei “rottamati” è dunque l’argomento di dibattito. Diverse le ipotesi sul tavolo, tra cui quella di affidar loro le cattedre delle scuole politiche del Movimento: per formare e forgiare i Di Maio e Di Battista di domani.

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Letizia Moratti torna a casa e Forza Italia guarda al centro

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letizia moratti rientra in forza italia

Intervistata da La Stampa, Letizia Moratti afferma che sarebbe pronta a correre per le Elezioni europee, qualora Forza Italia decidesse di candidarla: «a disposiziobne del partito».

Un «forse» che vale più di mille conferme. I lavori preparatori sono cominciati qualche mese fa ed ora Letizia Moratti è pronta a tornare in Forza Italia e a correre per le Elezioni Europee. La sua non esaltante esperienza nel non esaltante Terzo Polo è durata ancor meno del Terzo Polo stesso. A settembre aveva già annunciato un ritorno in un generico «centrodestra». Ed oggi a La Stampa ha reso noto di essere «a disposizione del partito», qualora gli azzurri la volessero candidare per Bruxelles.

Un ritorno a casa per Letizia Moratti ed un ritorno al “moderatismo” per Forza Italia, che in questo modo si darebbe un assetto alternativo a quello degli alleati di governo. D’altronde l’ex ministra non torna per fare la comparsa. Anche le sue parole in ottica europea sembrano confermare questo sentore: «il Partito Popolare Europeo è l’unico argine contro i sovranismi e le derive anti-industriali». E Forza Italia? «Un partito che si rifà ai valori liberali e riformisti della dottrina sociale della Chiesa».

L’annuncio di Moratti non è casuale. Nelle scorse settimane ha avuto incontri con i figli di Berlusconi e con Fedele Confalonieri, storico collaboratore del defunto ex cavaliere.  «La mia percezione è quella di una famiglia che ha sostenuto e continuerà a sostenere Forza Italia nello spirito del fondatore, ma senza ruoli diretti. Poi non so se le cose, in futuro, potranno cambiare».

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Regionali, l’audio di un candidato: «ragazze in minigonna per attrarre voti», la giustificazione: «era una goliardata»

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elezioni regionali

Pietro Pinna, 56 anni, ex militare in pensione, corre con la Dc per Gianfranco Rotondi alle prossime Elezioni Regionali in Sardegna. E’ suo l’audio in cui parla di ragazze in minigonna agli eventi elettorali per aumentare l’interesse degli elettori. Il candidato di centrodestra Truzzu: «parole inaccettabili».

 «Sì, quegli audio li ho inviati io a un amico. Ma era uno scherzo». «Sono una persona ironica che da sempre scherza con gli amici, rispettando chiunque». A parlare è Pietro Pinna, candidato alle regionali in Sardegna con la Dc per Gianfranco Rotondi. E sua la voce degli audio diffusi ieri dal quotidiano Gallura Oggi, nei quali parlava di belle ragazze agli eventi elettorali per le Elezioni Regionali, magari in minigonna o abiti comunque provocanti, per attrarre voti.

«Sto facendo questa campagna elettorale in modo molto diverso dal solito. Ho sei donne molto belle che mi sostengono durante i miei incontri con le persone» affermava negli audio. «Se ti presenti da solo, sei un cane bastonato che parla – proseguiva il suo fine ragionamento politico -. Invece con queste sei miei amiche, molto belle… Due sono vestite in pantaloni in pelle e stivali, due in minigonna e due leopardate, con delle camicie belle aperte che fanno un bel vedere…».

Ma, sostiene oggi, si trattava solo di una burla: «Sono una persona ironica che da sempre scherza con gli amici, rispettando chiunque. Quanto alle donne, sono tante le sostenitrici che mi stanno supportando in questa fase pre voto. Mai mi permetterei di oltraggiarne la figura».

Gli audio sono subito diventati virali ed hanno suscitato diverse polemiche. Non sono mancate le prese di posizione: «Questa mattina, ho appreso dalla stampa dell’esistenza di un imbarazzante e sgradevole audio attribuito a un candidato, inserito in una lista della mia coalizione. Parole inaccettabili, pronunciate da chi si sottopone al giudizio degli elettori per amministrare la Sardegna. E soprattutto inaccettabili per l’uso vergognoso del corpo della donna come merce elettorale. Prendo le distanze con decisione da questo inqualificabile comportamento e sono certo che i sardi sapranno distinguere le responsabilità personali dalle ridicole strumentalizzazioni, queste sì un insulto all’intelligenza degli elettori», ha dichiarato il candidato presidente del centrodestra in Sardegna, Paolo Truzzu.

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Il corteo contro l’Autonomia differenziata, De Luca: «Meloni s*****a, senza soldi lavori lei»

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de luca dà della stronza a meloni

Il presidente di Regione Campania Vincenzo De Luca si è messo alla testa del corteo di sindaci ed amministratori del Mezzogiorno che oggi a Roma ha protestato contro la legge sull’Autonomia differenziata, suscitando il disappunto di Giorgia Meloni: «tutti hanno capito il senso di quello che stiamo facendo, c’è stata una enorme collaborazione, tutti sono collaborativi salvo uno».

Mentre diversi presidenti esultano nelle rispettive regioni per la firma dell’Accordo di Sviluppo e Coesione con il governo, uno di loro, che non ha firmato il patto, ha raggiunto Roma per protestare insieme ai sindaci del Sud contro la legge sull’Autonomia differenziata e per chiedere lo sblocco dei fondi FSC . La presenza di Vincenzo De Luca non poteva passare inosservata ed infatti si sono verificate scintille a distanza tra lui e Giorgia Meloni.

In mattinata il campano ha commentato: «L’autonomia differenziata non penalizza il sud, lo calpesta e lo offende. Meloni deve chiedere scusa perché questi fondi erano destinati in primo luogo al Sud, e gli accordi di coesione andavano fatti innanzitutto con le regioni del sud invece che con tutte le regioni del nord. Se pensa che la dignità del Sud sia in vendita si sbaglia la manifestazione di oggi serve a ricordare a Giorgia Meloni e a tutti che la dignità del sud non è in vendita quindi chiede scusa scusa perché sta bloccando risorse essenziali per creare lavoro». La presidente del Consiglio aveva così replicato: «Tutti hanno capito il senso di quello che stiamo facendo, c’è stata una enorme collaborazione, tutti sono collaborativi salvo uno che non è molto collaborativo allo stato attuale. Rispetto per carità, neanche mi stupisce troppo, se si va a guardare il ciclo di programmazione 2014-2020 risulta speso il 24% della spesa, se invece di fare le manifestazioni ci si mettesse a lavorare forse si potrebbe ottenere qualche risultato in più».

Quando i giornalisti hanno fatto presente questo commento a De Luca, il governatore si è lasciato scappare un commento insolitamente sintetico per un uomo abituato a far sfoggio delle sue capacità oratorie: «Senza soldi non si lavora. S*****a, lavori lei».

 

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