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Mondo

L’Europa deve avere una giusta identità

da un comunicato di Meritocrazia Italia

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Le discussioni di questi giorni sulla posizione assunta dalla Corte costituzionale polacca in ordine alla prevalenza delle norme della Costituzione nazionale su quelle di derivazioni europea riaprono la riflessione sulla correttezza dell’attuale politica economica europea.
Lo scenario, infatti, non è molto diverso da quello delineatosi in altre occasioni, non ultima quella della gestione dei flussi migratori.
Ancora una volta, l’erogazione delle risorse connesse al Recovery Fund, fondamentali per la ripresa di Paesi segnati da un’emergenza senza precedenti di recente memoria, è usata come arma di ricatto per l’affermazione del primato delle determinazioni dell’Unione.

Eppure nel Trattato non si rinviene traccia della primazia assoluta del diritto europeo.
Nei Trattati europei si parla di armonizzazione e non di uniformità, di «unità nella diversità», a espressione di un’esigenza di flessibilità incompatibile con ogni posizione rigida e intransigente di livellamento delle regolazioni interne.
Lo stesso art. 6, comma 3, del Trattato UE considera le norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali quali principi generali dell’Unione, ma, è da intendersi, soltanto se conformi alle tradizioni costituzionali degli Stati membri.

Perché le Costituzioni non sono soltanto ‘carte di diritti’, ma rappresentano l’essenza dell’identità nazionale, del patrimonio culturale e della tradizione dei Popoli.

Da sempre Meritocrazia Italia riporta l’attenzione sulla necessità di tornare a un’Europa unita nell’impianto valoriale ma rispettosa delle identità nazionali, e di abbandonare politiche ispirate a logiche di potere divisive e contrarie al principio di equità sociale.
Auspica che il necessario processo di integrazione non sia fatto soltanto di rinunce da parte degli Stati in posizione di debolezza, ma sia piuttosto rivolto a ragioni di solidarietà e inclusione, per la miglior conservazione degli equilibri internazionali.

Per questo oggi Meritocrazia invoca una leale collaborazione tra Corti costituzionali, interessate a garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali del proprio sistema nazionale, e Corte di Giustizia, che deve poter contare sulle indicazioni di interlocutori essenziali per la ricostruzione di principi generali, se non comuni almeno condivisi.

Per un’Europa unica negli intenti e riguardosa delle diversità.

Da Meritocrazia Italia

Mondo

Oltre tre mila persone ai funerali di Navalny sfidano il regime di Putin

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condannato per estremismo Alexei Navalny

Almeno una persona è stata arrestata. La folla ha scandito il coro: «non aveva paura, non abbiamo paura» e «Russia libera». I diplomatici internazionali non hanno potuto accedere alla chiesa.

Si stimano tre mila persone circa ai funerali di Alexei Navalny. Dati certi non ce ne sono, per via delle severe restrizioni imposte dal governo. Si sa però che ai diplomatici internazionali pè stato impedito l’accesso alla chiesa. E si sa che nonostante i divieti e le minacce, una folla numerosa ha portato l’ultimo saluto all’attivista oppositore di Putin, morto lo scorso 16 febbraio in una colonia penale siberiana.

Dopo i funerali con «cerimonia abbreviata» nella chiesa dell’Icona della Madre di Dio a Mosca, Alexei Navalny è stato sepolto al cimitero di Borisovskoye. «Hanno fatto pressione sul parroco della chiesa, padre Anatoly Rodionov, e hanno chiesto che il servizio funebre si tenesse il più rapidamente possibile in modo che nessuno arrivasse» ha affermato Leonid Volkov, collaboratore di Navalny.

In chiesa hanno potuto accedere solo 300 persone. La folla ha atteso il feretro dell’attivista all’esterno. Quando la bara è stata portata fuori, sono stati scanditi cori come «Russia libera» e «assassini, assassini». Poi la bara di Navalny è stata accompagnata in corteo fino al cimitero, distante un paio di chilometri.

funerali alexei navalny
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Attualità

La causa di Elon Musk ad OpenAi: «doveva essere no profit, è succursale di Microsoft»

Anche il New York Times ed altre 3 testate hanno fatto causa ad OpenAi per presunte violazioni del copyright.

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ia intelligenza artificiale

Il patron di Tesla ha citato in giudizio Sam Altman, ad della società che ha lanciato Chat GPT. Musk nel 2015 fu tra i fondatori di OpenAi, abbandonata nel 2018, prima del successo della piattaforma, acquistata per 13 miliardi di dollari da Microsoft alla fine del 2023.

Doveva essere una società no profit, senza scopo di lucro e con lo scopo di sviluppare prodotti di intelligenza artificiale per le persone, invece si è trasformata in una compagnia interessata ai profitti. E’ questa l’accusa della causa intentata da Elon Musk nei confronti di OpenAi, società che lui ha contribuito a fondare nel 2015. Il patron di Tesla ha citato in giudizio Sam Altman, ad della compagnia. Insieme a Greg Brockman fondarono la società open source e senza scopo di lucro.

Secondo Musk, ora OpenAi sta violando il primo contratto firmato dai tre cofondatori, secondo il quale la tecnologia sviluppata doveva essere «disponibile liberamente» al pubblico. Secondo Musk questo è venuto meno e lo dimostrerebbe lo sviluppo stesso di ChatGPT 4, avvolto dal segreto.

Nel 2018 Musk decise di lasciare la compagnia, quando venne rifiutata la sua proposta di acquisizione. Musk pensava di aver accumulato troppo ritardo rispetto a Google nello sviluppo dell’IA e voleva assumere la guida. Quando la sua proposta è stata rifiutata , ha salutato tutti e se n’è andata. Poco dopo ChatGPT è diventato sinonimo di intelligenza artificiale in tutto il mondo. OpenAi è stata poi acquisita da Microsoft sul finire del 2023 per 13 miliardi di dollari.

Nel documento legale depositato dall’accusa si legge: «OpenAI, Inc. è stata trasformata in una filiale di fatto closed-source della più grande azienda tecnologica al mondo: Microsoft. Sotto il suo nuovo Consiglio di amministrazione, non sta solo sviluppando, ma sta effettivamente perfezionando l’intelligenza artificiale generativa per massimizzare i profitti per Microsoft, piuttosto che per il beneficio dell’umanità».

La causa di Elon Musk è la seconda grana legale per OpenAi in pochi giorni, dopo quella intentata dal New York Times e da altre tre testate americane per presunte violazioni del copyright. Secondo gli accusanti, l’intelligenza artificiale replicherebbe interi articoli, senza citare fonte ed autore. Per le testate che muovono le accuse, OpenAi e Microsoft potrebbero esplicitare le loro fonti, ma non lo farebbero per una scelta ben precisa: indicare che si tratta di risposte che violano il diritto d’autore lederebbe sulla reputazione della piattaforma e di conseguenza suylle sue entrate.

OpenAi ha replicato a queste accuse sostenendo che il New York Times ha sfruttato un bug presente per formulare questa accusa e che per farlo avrebbe perfino ingaggiato hacker professionisti.

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Mondo

Arrestato il direttore di Novaya Gazeta, testata indipendente russa

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sergej sokolov

Sergey Sokolov è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. Nel 2022 gran parte della redazione ha cercato riparo in Lettonia, ma lui è rimasto in Russia.

Non è chiaro dove Sergey Sokolov, direttore di Novaya Gazeta, sia detenuto, ma è stato arrestato e accusato di “discredito” delle forze armate. A darne notizia, la testata stessa, dalle pagine del proprio sito.

Non sembra casuale che l’arresto del direttore di una testata indipendente arrivi alla vigilia del funerale dell’antagonista Navalny, che domani, dopo un lungo braccio di ferro, riceverà l’ultimo saluto in una chiesa di Mosca.

Sokolov è diventato direttore nel 2023, dopo le dimissioni del Premio Nobel per la pace Dmitry Muratov, che era stato definito “agente straniero” dalle autorità russe. Novaya Gazeta è stata oscurata in Russia nel 2022, mentre l’anno successivo si è vista revocare la licenza per i media. Gran parte della redazione ha lasciato il Paese, riparando in Lettonia dove è stata aperta Novaya Gazeta Europe. Sokolov invece è rimasto in Russia.

La testata, indipendente, è tra quelle messe nel mirino da Putin. Tra i suoi “crimini” quello di aver parlato esplicitamente di guerra descrivendo l’invasione dell’Ucraina, anziché la forma “politicamente corretta” di operazione speciale. In passato ha subito pesanti attacchi ed i suoi giornalisti sono stati aggrediti in diverse occasioni.

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