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Cronaca

Revisione del processo sulla strage di Erba, decisione rinviata al 16 aprile

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chiesta revisione processo olindo e rosa strage di erba

Si saprà il prossimo 16 aprile se si celebrerà il processo di revisione nei confronti di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la strage di Erba. La Corte ha chiesto più tempo per esaminare le carte della difesa. Azouz Marzouk, ormai convinto innocentista: «stiamo avendo la nostra rivincita».

Il presidente della Corte Antonio Minervini ha accolto la richiesta degli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi ed ha rinviato al 16 aprile l’udienza: « «A prescindere che non ce la facevamo a chiudere il processo oggi, credo che la memoria di parte civile richieda un po’ di studio». Si saprà dunque tra un mese abbondonante se verrà celebrato il processo di revisione sulla strage di Erba.

Olindo e Rosa nel 2006 sono stati condannati all’ergastolo, da reo confessi. Oggi sostengono che quelle confessioni vennero estorte in cambio di finte promesse. Oggi si trovavano in Aula ed hanno chiesto di non essere ripresi.

Presente in aula anche Azouz Marzouk che nella strage perse la moglie ed il figlio piccolo, che da anni sostiene la tesi dell’innocenza della coppia: «Sono emozionato, stiamo avendo la nostra rivincita. Sto facendo questa lotta per tutti. La pista della droga che tutti vogliono far credere mi sta creando molto problemi ora che mi sto trasferendo qui in Italia anche per trovare lavoro».

L’’Avvocato generale dello Stato, Domenico Chiaro, è stato il primo a intervenire. «Siamo di fronte a una manifesta inammissibilità delle richieste di prova. Si sono superati determinati limiti, spetta a noi far tornare questo processo nell’alveo della normalità. Non è vero che la condanna si fonda solo su tre prove. Se anche ne cadesse una avremmo comunque la possibilità di fare un processo indiziario. Quelle tre prove non sono le uniche sufficienti per la condanna», ha dichiarato. «Ci sono il poderoso movente, la manutenzione del contatore, il comportamento anonimo degli imputati, gli esiti parlanti del consulente sulle lesioni delle vittime, la mano sinistra meno forte e quella destra più forte. Non ci sono fatti nuovi. Devono esserlo anche dal punto di vista probatorio. Non è vero che la condizione mentale degli imputati non sia mai stata valutata. C’è stata una costante osservazione psichiatrica in carcere», ha aggiunto.

Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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Cronaca

L’ex ministro della Salute Speranza minacciato ad Ostia da un gruppo no-vax

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roberto speranza aggredito dai no-vax ad ostia

Speranza si trovava nel comune laziale per presentare il suo libro: il drappello di contestatori no-vax lo ha bloccato in municipio e si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Doveva presentare il suo libro “Perché guariremo” ma la presentazione è saltata: ad aspettare Roberto Speranza in municipio ad Ostia c’era un nutrito gruppo di no-vax che ha aggredito l’ex ministro della Salute.

Speranza si è rifugiato in municipio e vi è rimasto confinato per una buona mezz’oretta. C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine per disperdere i contestatori e permettergli di uscire senza che si verificassero ulteriori incidenti.

«Assassino» l’epiteto più volte scandito in direzione dell’ex ministro, raggiunto da minacce anche di morte. Nemmeno la moglie di Speranza è stata risparmiata dal drappello di contestatori che l’ha più volte apostrofata come «travestito».

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Cronaca

La figlia di Verdini patteggia una pena di un anno per truffa

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tribunale giustizia sentenza giudice poeta

Fingendosi avvocato, ha assunto le difese di una donna che per anni ha creduto di essere difesa: in realtà la causa non è mai partita e la figlia di Verdini ha patteggiato una pena ad un anno per tentata truffa e falsità materiale.

Non c’è pace per la famiglia Verdini: il padre Denis è in carcere, la figlia Francesca ha come fidanzato Matteo Salvini ed ora anche la figlia Diletta è finita nei guai ed ha patteggiato un anno di pena per tentata truffa ad una badante. Spacciandosi per avvocato, ha “assunto” la difesa della donna, senza mai far partire la causa. Le accuse nei suoi confronti erano di tentata truffa e falsità materiale.

La vicenda è salita agli onori della cronaca grazie ad un servizio de Le Iene. Il Corriere Fiorentino poi ha ricostruito i dettagli. Nel 2016 una donna rumena, in Italia da 17 anni, ha deciso di intentare causa contro le figlie di una signora che aveva assistito, che non avrebbero pagato le sue prestazioni. A questa, Diletta Verdini avrebbe millantato di essere avvocato. La donna si è dunque affidata a lei, che l’avrebbe costantemente tenuta aggiornata sull’evolversi della causa.

Nel 2022 è arrivata pure la bella notizia: la causa è vinta, alla donna vanno 4.300 euro. A stabilirlo una sentenza del tribunale del lavoro di Firenze stampata su carta intestata del tribunale di Firenze con tanto di sezione lavoro, numero di procedimento e firma del giudice. Ma era tutto falso: Diletta Verdini non era un avvocato e la causa non è mai partita.

La signora però non lo sapeva e le chiede quando potrà ricevere il risarcimento che il Tribunale le ha riconosciuto. Il suo legale non risponde chiaramente, tentenna, prende tempo. Ci sono alcuni ritardi tecnici non meglio specificata.

La signora però è perplessa e decide di consultare un altro avvocato, che non ci mette molto a capire la situazione:  la firma sul documento appartiene a una giudice realmente esistente, ma del tutto estranea alla sentenza ed il numero di iscrizione al registro generale corrisponde ad un’altra causa che vede coinvolti altri soggetti. 

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