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Un politico di centrodestra partecipa ad un talent show da drag queen in Belgio

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Sammy Mahdi, politico di centrodestra presidente dei Cristiano-Democratici e Fiamminghi in Belgio, ha partecipato al talent “Make up your mind” nei panni della drag queen Cindy Envy. «Nessuno deve dirti che vestiti indossare».

Figlio di un immigrato iracheno, il belga Sammy Mahdi è il presidente dei Cristiano-Democratici e Fiamminghi, partito di centrodestra del Belgio, i cui europarlamentari siedono tra le fila del Ppe. Nei giorni scorsi il politico ed ex ministro è salito agli onori della cronaca anche al di fuori dei confini del Belgio, ma non con il suo nome: con quello di Cindy Envy, drag queen che ha preso parte, stupendo la giuria, al talent show “Make up your mind”.

Il format è stato esportato anche in altri Paesi. Ad esempio nel nostro, dove è andato in onda l’estate scorsa con il titolo “Non sono una signora”, condotto da Alba Parietti. Il politico del Belgio ha deciso di parteciparvi nei panni di una drag queen nell’ottica di rilanciare e rinnovare l’immagine del suo partito, ma anche la propria.

Sammy Mahdi infatti in passato ha ricoperto il ruolo di ministro per l’Asilo politico e la Migrazione sotto il governo di Alexander De Croo. Spesso, è stato attaccato per via delle sue posizioni, giudicate troppo dure nei confronti degli immigrati. Nel giugno del 2022 è stato accusato di aver violato «deliberatamente», in qualità di ministro, il diritto all’accoglienza dei profughi. Secondo il quotidiano fiammingo De Standaard, l’agenzia federale Fedasil, che dipendeva da lui, non aveva concesso l’asilo a persone che avevano tutto il diritto di ricevere la protezione internazionale.

Sui propri canali social ha commentato: «Che avventura! Ho camminato su tacchi alti 20 centimetri per portare un messaggio semplice, ma oh così importante in questi tempi: che ognuno sia se stesso, rispettarsi e lasciare che ognuno decida la propria felicità. Nessuno deve dirti che vestiti indossare, come vivere la tua vita o chi ti piace vedere. Dimmi che l’ha detto Cindy Envy».

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Rassemblement National boccia Vannacci: «no alla vicepresidenza dei Patrioti»

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Jean-Philippe Tanguy, collaboratore di Le Pen: «L’elezione è frutto di un annuncio unilaterale della Lega. Ci opponiamo all’incarico. Questa è la nostra posizione».

Nemmeno il tempo di annunciarla, che la notizia viene smentita. L’ex generale Roberto Vannacci, eletto al Parlamento Europeo tra le fila della Lega, potrebbe non essere tra i vicepresidenti del gruppo Patrioti per l’Europa. Ad annunciarlo Jean-Philippe Tanguy, vicecoordinatore della campagna elettorale di Le Pen alle Presidenziali del 2022: «L’elezione è frutto di un annuncio unilaterale della Lega. Ci opponiamo all’incarico. Questa è la nostra posizione».

Non può non apparire come una sorta di contromossa dopo l’inaspettato tonfo del partito al secondo turno delle elezioni. Rassemblement National, dopo la forte opposizione subita, specie in chiave antifascista, vorrebbe virare verso figure meno divisive e maggiormente moderate. Vannacci dunque non sarebbe ben visto in qualità di vicepresidente dei Patrioti per l’Europa a causa delle sue tesi, giudicate troppo radicali da RN.

Una posizione ribadita anche da  Laurent Jacobelli, già portavoce del Rn e oggi deputato: «Non conosco personalmente Vannacci ma da quello che ho letto ha fatto delle dichiarazioni che non corrispondono ai valori del Rassemblement National. Per essere chiari, penso che questo signore non sarà vicepresidente. Mi sembra impossibile».

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Mosca ordina l’arresto di Yulia Navalnaya, vedova di Navalny

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Dopo la morte del marito in circostanze mai approfondite dalle autorità russe in una prigione di massima sicurezza in Siberia, la vedova di Aleksej Navalny ha continuato a denunciare il regime di Putin ed ora per lei è arrivato l’ordine d’arresto in contumacia da parte di un tribunale di Mosca.

Avrebbe legami con un gruppo estremista e come «misura preventiva» dovrebbe scontare due mesi di reclusione. Questa l’accusa nei confronti di Yulia Navalnaya, vedova dell’attivista Aleksej Navalny, per la quale un tribunale di Mosca ha emesso un ordine di arresto in contumacia.

In questo momento non si sa dove si trovi la donna. Il periodo di detenzione scatterebbe non appena ottenuta un’eventuale estradizione, oppure nel moment in cui le autorità russe riuscissero a prenderla. Attualmente Yulia Navalnaya, per la quale è stato ordinato l’arresto, è stata inserita nella lista internazionale dei ricercati.

Il marito Aleksej Navalny è stato uno dei grandi oppositori di Vladimir Putin e a lungo ha denunciato i crimini del suo governo. Dopo essere scampato ad un avvelenamento da parte dei servizi segreti russi ed aver trovato brevemente rifugio in Germania, decise di far ritorno in patria. Questa scelta ha decretato la sua morte prematura: dopo essere stato condannato per estremismo nel 2021, lo scorso febbraio è morto in carcere in circostanze mai chiarite. Ma le autorità russe non hanno approfondito le indagini.

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Prende forma il fronte dei Patrioti per l’Europa: Bardella capogruppo, Vannacci tra i vicepresidenti

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patrioti per l'Europa

L’asse Orbàn-Salvini-Le Pen ai nastri di partenza: si è conclusa la riunione costitutiva di quello che vuole essere «la terza fazione più grande del Parlamento europeo».

Il gruppo dei Patrioti per l’Europa al Parlamento Europeo è realtà e raccoglie adesioni. E poco importa che il titolo sia un po’ un controsenso: un’unione di patrioti sembra un raduno di introversi. Ognuno sta sulle sue.

Ma il “sogno” di Viktor Orbàn ha preso forma ed ha raccolto l’adesione Rassemblement National. Propio il partito di MArine Le Pen esprime il capogruppo: l’enfant prodige Jordan Bardella. Sei i vicepresidenti. Tra di loro, un rappresentante italiano: il generale Vannacci.

Oltre alla Lega di Salvini, a Rassemblement National di Le Pen ed ai tre partiti fondatori, l’ungherese Fidesz, l’austriaco Fpo ed il ceco Ano, fanno parte dei Patrioti per l’Europa anche il Pvv olabndese di Geert Wilders, gli spagnoli di Vox, i fiamminghi del Vlaams Belang, i portoghesi di Chega e i danesi del Dansk Folkeparti.

«Questa nuova fazione di destra mira ad essere una forza decisiva nel plasmare il futuro dell’Europa e potrebbe diventare la terza più grande del Parlamento europeo», ha dichiarato Zoltan Kovacs, portavoce del primo ministro ungherese Viktor Orbán.

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