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Cronaca

Anziana uccisa e fatta a pezzi, fermata la figlia: «ho fatto un disastro»

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Il cadavere è stato ritrovata da un’altra figlia, che stava cercando la madre da quando non aveva avuto più sue notizie. La donna arrestata ha prima tentato di depistarla, poi ha fatto parziali ammissioni, poi si è chiusa nel silenzio

Il cadavere della madre, smembrato, in avanzato stato di decomposizione, nella vasca da bagno della sorella. Questa la scena che è apparsa agli occhi di una donna, che ieri ha scoperto il corpo della donna, di 84 anni, Melzo in provincia di Milano. Per l’omicidio dell’anziana uccisa e fatta a pezzi è stata fermata un’altra figlia, di 58 anni, che da qualche mese si occupava di lei.

In base a quanto ricostruito finora, la donna sarebbe morta un paio di mesi fa, soffocata. Secondo le ipotesi investigative, la figlia l’avrebbe decapitata e in parte smembrata, e poi avrebbe custodito i suoi resti nella sua vasca da bagno. Le accuse nei confronti della donna sono di omicidio, vilipendio ed occultamento di cadavere.

Le due donne abitavano a pochi chilometri di distanza. L’anziana uccisa e fatta a pezzi era autosufficiente, sebbene la figlia si occupasse di lei. Tuttavia negli ultimi mesi aveva avuto qualche problema di salute dovuto all’età e questo potrebbe essere stato il fattore che ha scatenato l’omicidio.

La figlia dopo l’omicidio avrebbe cercato di nascondere il tutto. Quando la sorella la chiamava per chiedere informazioni della madre, che non sentiva più da parecchio tempo, lei sviava e inventava pretesti, fino a dirle che l’anziana era stata ricoverata in una Rsa, per l’aggravamento dei suoi problemi di salute. Questo ha convinto allora l’altra donna, residente a Trento, a fare visita alla madre. Si è data appuntamento a casa sua, con la sorella.

La donna fermata per l’omicidio della madre uccisa e fatta a pezzi a Melzo, avrebbe cercato di guadagnare ancora tempo, impedendo alla sorella, insospettita da tutte le finestre aperte e dal suo strano atteggiamento, di entrare in bagno. A questo punto avrebbe ammesso parzialmente le sue colpe affermando «ho fatto un disastro» e motivandolo come un atto di pietà nei confronti della madre sofferente. Dopodiché ha chiesto di essere accompagnata dai carabinieri e durante il tragitto ha avuto un crollo. Ha fatto fermare l’auto, dopo aver cercato di buttarsi in corsa, e poi ha accennato una fuga tra i campi. La sorella non ha potuto far altro che allertare i carabinieri, che dopo aver intercettato la donna, si sono recati nell’appartamento della madre.

Qui, in bagno, è avvenuta la macabra scoperta. Nella vasca c’erano i resti decomposti dell’anziana morta da un paio di mesi. La donna fermata per l’omicidio non ha più detto una parola. In casa è stata ritrovata una sega.

Cronaca

Trema la Romagna, terremoto di magnitudo 4.1 a Cesenatico

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Serie di scosse di terremoto all’alba in Romagna, fino alla principale con epicentro nella zona di Cesenatico e magnitudo 4.1. Paura tra la popolazione, ma non si hanno notizie di danni o feriti.

RIMINI – Le prime avvisaglie sono arrivate alle prime luci del giorno, ma la scossa forte è avvenuta intorno alle 11:45. Terremoto di magnitudo 4.1 in Romagna, con epicentro Cesenatico, a 19 chilometri di profondità, in base ai dati pubblicati da Ingv. Le scosse sono state avvertite chiaramente a Rimini e in tutta Romagna, ma anche in Emilia e oltre, come nel nord delle Marche.

Oltre a quella principale che ha spaventato i romagnoli, si sono succedute diverse scosse dello sciame sismico nella provincia di Forlì-Cesena, con magnitudo tra 2.1 e 3.5, con epicentri tra Cesenatico e Gambettola.

Popolazione molto spaventata, ma non è arrivata al momento nessuna notizia relativa a danni a cose o persone.

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Cronaca

Salvataggio della Geo Barents al largo della Libia: il porto assegnato è La Spezia

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La Geo Barents attraccata al porto di Ancona (Foto di Pierpaolo Mascia).

100 ore di navigazione dal punto in cui la Geo Barents ha effettuato un salvataggio in mare, nelle acque internazionali al largo della costa libica, e il porto sicuro assegnato dal governo per lo sbarco dei migranti e dei richiedenti asilo, La Spezia. Medici Senza frontiere: «Mentre ci avvicinavamo alla barca in difficoltà la guardia costiera libica ha minacciato di aprire il fuoco».

Nuovo salvataggio in mare della nave Geo Barents della Ong Medici Senza Frontiere, che nelle acque internazionali al largo della Libia ha recuperato 69 persone, di cui 25 minori, da un barcone in difficoltà. Contestualmente, si riaprono le polemiche relative all’assegnazione del porto sicuro: La Geo Barents è stata spedita a La Spezia.

Le operazioni di recupero effettuate dalla Geo Barents (Foto di Maurizio Debanne).

«Perché farli sbarcare a La Spezia quando ci sono porti idonei molto più vicini? È contro il diritto marittimo internazionale» scrive su Twitter la Ong, che rende noto di dover affrontare una traversata da 100 ore molto faticosa per raggiungere il porto sicuro assegnato dal governo.

Un paio di ore prima di effettuare il salvataggio in mare, la Geo Barents aveva oltretutto accusato di aver ricevuto minacce dalla Guardia Costiera libica, mentre si avvicinava alla barca in difficoltà: «il nostro team ha assistito oggi all’intercettazione da parte della Guardia Costiera Libica di un’imbarcazione in difficoltà in acque internazionali. Mentre ci avvicinavamo per aiutare le persone e portarle in salvo, hanno minacciato di sparare».

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Violenze, torture e abusi sessuali sulle pazienti di una clinica psichiatrica a Foggia

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catechista a processo per abusi sessuali sui minori

30 indagati, 7 dei quali in carcere e 8 ai domiciliari, nella clinica psichiatrica “Opera Don Uva” di Foggia, per maltrattamenti e abusi nei confronti delle donne ospitate nella struttura. Botte, insulti e, in un paio di casi, violenza sessuale.

Quindici operatori della clinica psichiatrica “Opera Don Uva” di Foggia, sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Investigativo e dai colleghi del Nas, per violenze, maltrattamenti, umiliazioni e perfino abusi sessuali nei confronti delle pazienti ospitate nella struttura, tutte donne dai 40 ai 60 anni affette da fragilità mentale. Sette di essi sono finiti in carcere, mentre otto sono state poste agli arresti domiciliari. Gli altri quindici indagati sono stati raggiunti da un provvedimento di divieto di dimora presso la struttura e di avvicinamento alle persone offese.

Le indagini sono partite la scorsa estate ed hanno potuto avvalersi dei filmati raccolti, che mostravano i soprusi subiti dalle donne ricoverate nella clinica. Non tutte le telecamere però erano “cimici” piazzate dagli inquirenti. Alcune erano state installate dalla società che gestisce la struttura, la “Universo Salute”, che aveva chiesto l’autorizzazione ad installare le telecamere nella clinica a lavoratori e sindacati «alla luce della delicatezza del tipo di lavoro», come ha affermato l’amministratore delegato Luca Vigilante. L’autorizzazione era stata concessa solo per alcune zone, che erano oltretutto note agli operatori. L’ad ha precisato che le persone coinvolte dalle indagini sono state immediatamente sospese e che, «laddove ce ne saranno gli estremi, saranno licenziate. « L’amministrazione aveva già operato dei licenziamenti per atti non conformi alla dignità e alle regole della comunità» ha reso ancora noto Vigilante.

Nei filmati visionati dalle forze dell’ordine, si vedono gli operatori sanitari commettere diversi soprusi: donne chiuse a chiave nelle stanze, legate alle sedie o al letto con le lenzuola, umiliate, derise, offese, picchiate con calci, schiaffi e pugni e trascinate per i corridoi dalle caviglie e dai piedi. Addirittura due episodi di violenza sessuale: uno ha per protagonista un operatore che abusa di una paziente; nell’altro invece un assistente ha costretta una donna a violentare un’altra ospite della struttura.

Le accuse nei confronti dei trenta indagati per gli abusi commessi nella clinica psichiatrica di Foggia sono, a vario titolo, di violenza sessuale, maltrattamenti, sequestro di persona e favoreggiamento personale. L’ultima imputazione è relativa al tentativo, anch’esso immortalato dalle telecamere, di alcuni operatori di trovare eventuali microfoni o telecamere nascoste, per sviare le indagini. Per gli altri reati ipotizzati contestate anche le aggravanti di aver agito contro persone affette da grave disabilità e di crudeltà.

Durante le indagini non è stata perquisita solo la struttura della clinica di Foggia in cui queste violenze sarebbero state compiute, ma anche le abitazioni dei soggetti indagati.

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