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Cronaca

Blitz anti ‘ndrangheta a Roma, tra i 65 arrestati anche due carabinieri

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blitz anti 'ndrangheta a Roma 65 arresti tra cui due carabinieri

65 misure cautelari spiccate ad appartenenti e fiancheggiatori di una cosca, tra Anzio e Nettuno, sulla costa laziale. Tra gli arrestati per ‘ndrangheta anche due carabinieri. Tra le accuse traffico internazionale di stupefacenti e infiltrazioni nella pubblica amministrazione.

Nella notte, centinaia di carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma ed hanno arrestato 65 persone ritenute collegate ad un clan di ‘ndrangheta attivo sul litorale laziale. Per l’imponente operazione, i militi hanno impiegato anche elicotteri con cui hanno illuminato a giorno terreni dove hanno scoperto covi e nascondigli. Tra gli arrestati per ‘ndrangheta anche due carabinieri.

Le indagini hanno interessato in misura maggiore i comuni di Anzio e Nettuno, dove, in base alle ricostruzioni degli inquirenti, i boss della cosca ‘ndranghetista Santa Cristina d’Aspromonte  si erano infiltrati stringendo collegamenti importanti con il mondo politico e con quello imprenditoriale. Notevole la mole di documenti  ritenuti utili alle indagini sequestrata.

Secondo la Dda, al vertice della piramide si trovava Giacomo Madaffari che puntava ad espandere gli interessi della cosca e a stabilire nel litorale laziale la centrale operativa da cui gestire un ramificato traffico di stupefacenti, in particolare cocaina, proveniente dal Sud America. Secondo chi indaga poi, era riuscito a tessere una rete di relazioni con cui esercitare un controllo totale su tutte le «attività economiche nei più svariati settori quali quello ittico, della panificazione, della gestione e smaltimento dei rifiuti». Le indagini non sono concluse e sono ancora in corso perquisizioni negli uffici comunali di Anzio e Nettuno.

Le accuse per gli indagati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, estorsione aggravata, detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dal metodo mafioso.

Tra i carabinieri impegnati nelle operazioni, anche lo Squadrone Cacciatori di Calabria, il cui fine è proprio quello di scovare gli ‘ndranghetisti fuori e dentro la regione. Le indagini hanno permesso di ricostruire un acquisto da 258 chili di Cocaina avvenuto nel 2018 e il progetto di importarne mezza tonnellata con un veliero transoceanico. Questa traversata è stata abolita quando i membri dell’associazione criminale hanno avuto il sospetto di essere tenuti d’occhio e la nave non ha mai abbandonato il cantiere dove attendeva le riparazioni necessarie. Pare che il metodo utilizzato per celare lo stupefacente importante fosse quello di sciogliere la cocaina nel carbone e successivamente recuperarla attraverso una procedura chimica in un laboratorio allestito nella capitale.

Cronaca

Svaligia la cassaforte di un supermercato: segnalato ragazzino di 11 anni

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Ha approfittato di un momento di distrazione per impadronirsi delle chiavi della cassaforte, asportare tre astucci contenti gli incassi di giornata e dileguarsi, il ragazzino che ha commesso una rapina in un supermercato di Ferrara. Un addetto ha provato a fermarlo, ma è riuscito a fuggire.

Ha atteso l’attimo propizio. Ha agito con destrezza e rapidità. Ha guadagnato la fuga, spintonando l’unica che si era accorta di quanto stava accadendo. Solo la ricostruzione dei suoi movimenti attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza ha permesso agli inquirenti di rintracciarlo. Non si tratta di un rapinatore seriale, ma di un ragazzino di 11 anni, segnalato alla Procura dei minori di Ferrara per la rapina in un supermercato.

La vicenda si è consumata in pieno giorno. Non si tratta di un semplice episodio di taccheggio, bensì di una vera e propria rapina, dal bottino di svariate migliaia di euro. Sei mila per la precisione. I contanti erano custoditi in tre astucci, conservati nella cassaforte installata nell’area dipendenti dell’esercizio commerciale.

Il ragazzino di 11 anni autore della rapina al supermercato ha approfittato di un momento di distrazione generale per prendere le chiavi da una cassetta. Poi ha ripulito la cassaforte. Solo mentre si allontanava una cassiera ha notato i suoi movimenti. La donna ha provato a fermarlo, ma lui l’ha spintonata ed è fuggito via.

Nella fuga ha dovuto abbandonare due dei tre astucci rubati. L’altro, quello contente sei mila euro, l’ha portato con sé. Ma gli investigatori l’hanno trovato mediante la visione dei filmati di sicurezza. E per la sua identificazione, sono state rilevanti le foto pubblicate dal giovane sui social network.

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Cronaca

Strage sul lavoro a Palermo: 5 operai morti durante lavori fognari

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I cinque operai morti a Casteldaccia in provincia di Palermo, hanno respirato esalazioni tossiche durante alcuni lavori alla rete fognaria.

Sarebbero state le esalazioni tossiche provenienti dalle acque nere ad uccidere i cinque operai morti in una strage sul lavoro avvenuta questa mattina a a Casteldaccia, in provincia di Palermo. Uno dopo l’altro, si sono calati nel tombino della morte. Quando il primo non è riemerso il secondo è sceso a cercarlo e poi il terzo e poi il quarto e così via. Il settimo ha dato l’allarme. E’ quello che versa nelle migliori condizioni. Il collega prima di lui si trova intubato in gravi condizioni al Policlinico di Palermo. Gli altri non ce l’hanno fatta.

I lavori interessavano la rete fognaria nei pressi degli stabilimenti dell’azienda vinicola Corvo. La maggior parte degli operai rimasti coinvolti nella strage sul lavoro avvenuta in provincia di Palermo, erano dipendenti della ditta Quadrifoglio group srl di Partinico, società che lavora per conto della municipalizzata palermitana Amap, che si occupa della gestione idrica in città.

«Un’immane tragedia. Siamo sconvolti. Cinque giovani che sono morti per un pezzo di pane. E’ inconcepibile», ha dichiarato il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, arrivando sul luogo della strage.

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Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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