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Cronaca

Spari contro un magazzino di Tonno Callipo: «non facciamo accordi con nessuno»

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pippo callipo commenta gli spari contro tonno callipo

In un’intervista al Corriere della Sera l’imprenditore Pippo Callipo racconta l’ennesima intimidazione subita dalla sua azienda, leader nel commercio del tonno, volta ad estorcergli il pizzo.

Lo scorso sabato sera, due uomini hanno esploso alcuni colpi d’arma da fuoco contro le saracinesche di un magazzino di Tonno Callipo, a San Pietro Lametino, frazione di Lamezia Terme. Gli spari non hanno ferito nessuno, ma Pippo Callipo, imprenditore a capo dell’azienda leader nel commercio del tonno, non ha dubbi sul fatto che si trattasse di un’intimidazione tesa a convincerlo a pagare il pizzo. E con la solita tempra, ha fugato ogni dubbio in un’intervista al Corriere della Sera : «Io accordi non ne faccio con nessuno».

Il re del tonno è sicuro che si sia trattato di una «dimostrazione di forza», dal momento che chi ha sparato era al corrente che «a sorvegliare sul capannone c’era un vigilantes». Gli spari contro un magazzino di tonno Callipo non rappresentano la prima intimidazione subita dall’azienda. Ma l’imprenditore non demorde: «Non c’è pane per i loro denti, non c’è mai stato. Queste azioni sono segnali di avvertimento per dire che bisogna raggiungere un accordo con chi comanda nella zona per chiudere un “patto” sul pagamento del pizzo. Io accordi non ne faccio con nessuno. I miei interlocutori privilegiati sono i miei 500 dipendenti.».

Un rammarico però l’imprenditore ce l’ha: quello di non poter fare affidamento sul sistema di videosorveglianza installato nella zona industriale del lametino: ««Se qualcuno avesse ripristinato i moderni sistemi di telecamere di cui è fornita la zona industriale di Lamezia, sabotati da qualche anno, certamente i pistoleri non avrebbero avuto gioco facile. Purtroppo, l’Ente che ha in gestione la videosorveglianza, non ha i fondi per effettuare la manutenzione».

Cronaca

Alessandra Pifferi era capace di intendere e volere: la perizia che potrebbe costarle l’ergastolo

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indagate le psicologhe del caso pifferi

Il test disposto dalle psicologhe del carcere, indagate insieme alla legale di Alessandra Pifferi, è stato ritenuto poco attendibile. Secondo la perizia invece: «in presenza di un funzionamento cognitivo integro e di una buona capacità di comprensione della vicenda giudiziaria che la riguarda, sia in termini di disvalore degli atti compiuti sia dello sviluppo della vicenda processuale, la donna è capace di stare in giudizio».

Rischia l’ergastolo Alessandra Pifferi, la madre che ha permesso la morte di stenti della figlia di 18 mesi abbandonata per diversi giorni in casa, dopo che è stata ritenuta capace di intendere e di volere. A stabilirlo, una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’Assise di Milano, quattro mesi fa.

Non si tratta dei test psicologici eseguiti in carcere su Alessandra Pifferi, per i quali sono state indagate per falso e favoreggiamento due psicologhe in servizio presso la casa circondariale e la sua avvocatessa. Secondo le accuse nei loro confronti, avrebbero cercato di favorire la tesi difensiva confezionando perizie alterate, al fine di ottenere l’incapacità di intendere e volere.

Ma secondo la perizia stilata dal consulente Elvezio Pirfo, già balzato agli onori della cronaca ai tempi del delitto di Cogne, Alessandra Pifferi era perfettamente capace di intendere e di volere: «al momento dei fatti ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la piccola Diana e ha anche adottato un’intelligenza di condotta viste le motivazioni diverse delle proprie scelte date a persone diverse». Più avanti il dottore sostiene che la donna «non ha disturbi psichiatrici maggiori, né gravi disturbi di personalità».

In seguito a questa perizia, viene dunque esclusa l’attenuante per la quale la donna avrebbe potuto evitare l’ergastolo, che invece adesso ritorna ad essere un’ipotesi probabile.

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Cronaca

Due fratelli investiti da un tir a Sanremo mentre vanno a scuola: morto un 17enne, gravissima una 15enne

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Il tragico incidente si è verificato a Bussana, una frazione di Sanremo. Il camion si è dileguato, ma poco dopo è stato rintracciato dalla Polizia. L’autista ha affermato di non essersi accorto dell’investimento.

La città dei fiori torna di stringente attualità, ma, questa volta non per il festival. Questa mattina a Bussana di Sanremo due fratelli di 17 e 15 anni di origine magrebina sono stati investiti da un tir, mentre andavano a scuola. Il più grande è deceduto, mentre la più piccola si trova in condizioni molto serie.

Dopo l’impatto il camion non si è fermato. I testimoni tuttavia hanno saputo fornire una descrizione abbastanza dettagliata del mezzo, che poco dopo è stato rintracciato dalla polizia. L’autista del veicolo, di origine rumena, ha detto alle forze dell’ordine di non essersi reso conto del tremendo impatto. E’ accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso e lesioni colpose.

Secondo la stampa locale, aveva appena compiuto una consegna e nel momento in cui i due fratelli sono stati investiti dal suo tir, si sarebbe trovato in una zona di Sanremo vietata al transito.

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Cronaca

Ginecologo e consigliere comunale di Torino accusato di molestie

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silvio viale ginecologo torino accusato di molestie 2

Quattro donne hanno accusato di palpeggiamenti, molestie e frasi inopportune Silvio Viale, ginecologo che siede in Consiglio Comunale a Torino tra le fila dei Radicali, noto per essere “dalla parte delle donne”.

Celebre per le sue battaglie pro-aborto e a favore della pillola RU-468, conosciuto e reclamizzato come il “ginecologo dalla parte delle donne, Silvio Viale, che siede in Consiglio comunale a Torino tra le fila di “Europa e Radicali italiani” è stato accusato di molestie sessuali da quattro donne tra i 20 ed i 25 anni.

Tutte affermano di aver subito molestie durante la prima visita effettuata presso lo studio del medico. Avrebbero subito palpeggiamenti ed il ginecologo avrebbe rivolto loro frasi inopportune e concernenti la sfera intima.

Il titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Cesare Parodi. Le denunciate sono assistite dall’avvocata Benedetta Perego e dall’avvocata Ilaria Sala, che commentano: «Speriamo possa essere fatta luce su questa vicenda. La sistematicità che emerge dai racconti fa sperare che qualora altre donne abbiano vissuto esperienze analoghe possano trovare il coraggio di uscire allo scoperto, di sapere di non essere sole».

Non so nulla, non so cosa dire – afferma invece il ginecologo accusato di molestie a Torino -. Mi dispiace, ma davvero non riesco a comprendere. Non so nemmeno il contesto di cui si sta parlando».

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