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Cucchi, Giovanardi: “Non mi scuso, altra sentenza dà responsabilità a droga e medici”

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ROMA – “Uno dei problemi dell’Italia è che tutti parlano di cose che non conoscono. Io mi sono occupato di questa vicenda dall’inizio. Quello che ho sempre detto è esattamente quello che la Cassazione penale nel processo contro i medici ha certificato con sentenza passato in giudicato, secondo cui Cucchi è morto a causa dei medici che non l’hanno curato”.

Lo afferma, come riporta Adnkronos, Carlo Giovanardi, ex ministro per i Rapporti col Parlamento, ex senatore, in un’intervista a Nextquotidiano.it in merito alla sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato i due carabinieri a 12 anni per omicidio preterintenzionale per la morte di Cucchi.

“Ci sono stati due processi: uno contro i medici, e uno contro i carabinieri. Per 17 volte il povero Stefano è stato ricoverato al Pronto soccorso per lesioni causate dagli spacciatori perché non li pagava, l’ultima volta 15 giorni prima dell’arresto, quando l’hanno trovato per terra, pestato, davanti al San Camillo – continua Giovanardi – Sul caso Cucchi ci sono due sentenze: una, quella di ieri, che attribuisce la responsabilità ai carabinieri, l’altra che attribuisce la responsabilità ai medici che non l’hanno curato, sostenendo che sarebbe bastato un bicchier d’acqua per salvarlo: da cittadino e da parlamentare mi chiedo come sia possibile un sistema giudiziario che certifichi in Cassazione due verità, una che dice il rovescio dell’altra. E’ un problema grande del nostro ordinamento”.

“Ma di cosa devo chiedere scusa a Ilaria Cucchi? Lo sa che, quando i tre agenti di custodia furono assolti in Cassazione, la famiglia Cucchi disse che erano stati loro i responsabili della morte di Stefano, mentre io li ho sempre difesi perché li ritenevo innocenti… – prosegue Giovanardi – Se i carabinieri, quando Cucchi si è rivoltato per colpire un carabiniere, gli hanno dato una spinta e un calcio, era assolutamente giusto che venissero condannati per la spinta e il calcio. Quando però una sentenza di Cassazione mi dice che non c’è relazione tra spinta e calcio e la morte perché la morte dipende dai medici che non l’hanno curato, io dico che i carabinieri devono essere condannati, ma faccio notare che le sentenze sono contrastanti. Il problema è anche dell’informazione che informa tutti di queste sentenze e non scrive una riga sull’altra”.

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Salvini e la gaffe con il candidato non vedente: “Sarà un occhio per gli italiani”

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Matteo Salvini

ROMA – “Mario al Senato sarà un occhio per milioni italiani”, così Matteo Salvini ieri sera a Porta a Porta. Peccato che Mario Barbuto sia non vedente e che il leader leghista continui a parlare non rendendosi conto dell’evidente gaffe.

Il “Mario” in questione è infatti il presidente dell’Unione italiana ciechi ed è candidato per il centrodestra a Palermo. “Parlando con Mario, si capisce un mondo che teoricamente è al buio, però portarlo con me in Senato sarà una speranza, un occhio, per milioni di italiani troppo spesso dimenticati”, le parole esatte di Salvini nel salotto di Vespa.

“Dopo di me, ci sarà qualcuno che dirà che bisogna includere chi sbarca domani mattina a Lampedusa. Chi sceglie la Lega di includere chi è nato qua, penso ai bimbi che ancora non hanno l’insegnante di sostegno, una vergogna. Quindi sono contento che Mario a nome di tante associazioni di volontariato, del terzo settore e delle disabilità abbia scelto la Lega per portare avanti una battaglia di civiltà”, ha aggiunto Salvini.

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Folla oceanica grazie a Photoshop: ma a Meloni si allungano anche i piedi

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PALERMO – È diventata virale sui social l’immagine di piazza Ruggero Settimo a Palermo pubblicata da Giorgia Meloni durante il suo comizio di martedì. Probabilmente, per rendere l’effetto della folla oceanica, sarebbe stato usato Photoshop.

Ma ad allungarsi, assieme alla piazza, sono stati anche piedi di Giorgia Meloni. A rilanciare l’immagine è l’eurodeputato Ignazio Corrao, che commenta: “Quando nel tentativo di allungare la piazza con il photoshop ti allungano i piedi come un clown”.

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Il Patriarca Kirill esorta i fedeli ad arruolarsi: “Se muori sarai con Dio”

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MOSCA – “Vai coraggiosamente a compiere il tuo dovere militare. E ricorda che se muori per il tuo Paese, sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”: il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill esorta così gli uomini della Federazione alla mobilitazione lanciata dal presidente Vladimir Putin, invitando i fedeli a “non avere paura della morte”.

Lo riporta in un tweet il media indipendente bielorusso Nexta. Come riporta l’Ansa, il Cremlino intanto ha ammesso per bocca del suo portavoce, Dmitry Peskov, che tra la popolazione russa c’è stata “una reazione isterica” alla dichiarazione della mobilitazione parziale del presidente Vladimir Putin, che ha dato origine a una ridda di voci su quanti e quali cittadini potranno essere richiamati alle armi. Secondo Peskov, “si poteva in qualche modo capire la reazione isterica ed estremamente emotiva delle prime ore dopo l’annuncio, o anche nella prima giornata, perché vi era una certa mancanza di informazione, ma già dalla giornata di ieri sono state attivate tutte le linee di informazione” necessarie. Lo riferisce la Tass.

L’organizzazione non governativa Guide to the Free World che aiuta i russi che si oppongono alla guerra a lasciare il Paese, stima che sarebbero circa 70mila gli uomini fuggiti dalla Russia o che stanno escogitando un piano di fuga.

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