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FdI vuole La Russa al Senato, Salvini propone Calderoli. Berlusconi contrariato per il veto alla Ronzulli

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Matteo Salvini cerca la riconciliazione con Giorgia Meloni con il beneplacito di silvio Berlusconi

A due giorni dall’apertura delle votazioni per i presidenti di Camera e Senato, gli alleati più piccoli rumoreggiano e cresce qualche tensione nella coalizione. Salvini, che vuole strappare un ministero di peso, propone Calderoli, che potrebbe incassare sostegno trasversale in Senato, in alternativa a La Russa. Berlusconi non nasconde il proprio disappunto per essere stato messo all’angolo, mentre alcuni forzisti della prima ora lasciano trapelare la propria insoddisfazione.

Man mano che si avvicina l’apertura delle votazioni dei prossimi presidenti delle Camere e il momento delle prime scelte decisive, cresce la tensione all’interno della coalizione del centrodestra. La Meloni vorrebbe chiudere in fretta la partita a Montecitorio e Palazzo Madama, anche per dare un segnale di stabilità, mentre tra gli alleati emergono malumori e borbottii. E in questo contesto emerge il primo contenzioso, quello per il Senato tra Ignazio La Russa e Roberto Calderoli.

La situazione non è grave, giusto qualche tensione da fase contrattuale. Bisogna trovare una quadra però entro giovedì, quando si inizierà a discutere del prossimo Presidente del Senato, altrimenti potrebbe aprirsi un fronte interno. L’ipotesi spaccatura però al momento è lontana. Due giorni sono tantissimo tempo in politica per trovare un accomodamento buono per tutti.

La proposta di Fratelli d’Italia è nota, Ignazio La Russa. Salvini però tentenna, vuole strappare un buon accordo e ritagliarsi un ministero di peso e per far valere le sue ragioni minaccia di far saltare l’elezione. Ha anche pronta una controproposta: Roberto Calderoli, che potrebbe addirittura ottenere un appoggio esterno da senatori dem e pentastellati. Terreno fertile Salvini lo trova anche in Forza Italia. Berlusconi è contrariato e non fa nulla per nascondere il proprio disappunto. Il veto a Licia Ronzulli alla Sanità non è andato giù all’ex cavaliere che per ritorsione potrebbe far saltare il banco. In Forza Italia però, allo stesso tempo serpeggia malumore per la preponderanza della Ronzulli nello scacchiere che ha in mente Berlusconi. L’ultimo a levare una voce critica è stato l’ex fedelissimo Gianni Letta, che lamenta il fatto di essere stato escluso dalle scelte del partito e dalla cerchia ristretta del numero 1 di Arcore.

Una soluzione di compromesso la Meloni ce l’avrebbe anche: Riccardo Molinari, capogruppo leghista uscente a Montecitorio, che verrebbe eletto Presidente della Camera. Una soluzione che troverebbe il parere favorevole di Salvini, che darebbe il proprio consenso a La Russa al Senato, dopo aver ottenuto anche il ruolo di vicepremier. L’affare però è complicato dalle vicende giudiziarie di Molinari, imputato a Torino in un processo relativo alle elezioni del sindaco di Moncalieri. Il leghista è accusato, insieme a due collaboratori, di aver modificato le liste elettorali per escludere un avversario, quando erano già state depositate le firme. Il 24 novembre partirà la fase di dibattimento.

Ma un’altra proposta indecente frulla in testa alla Meloni, che potrebbe così ottenere un triplice risultato: riempire la casella dell’Economi, dare un “contentino” alla Lega, ma non a Salvini. Il nome in questione è Giancarlo Giorgetti. Otterrebbe fiducia a livello istituzionale, sarebbe espressione dell’ala governista della Lega e sarebbe un tassello scomodo per il segretario federale, impegnato a riaffermare la propria leadership in un partito che vede montare il dissenso del fronte del nord. Una soluzione che sarebbe invisa a Salvini, ma contro la quale non potrebbe lottare più di tanto per non rischiare di acuire ancor di più le tensioni interne e spaccare il partito.

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Giorgia Meloni: «Il Governo durerà a lungo»

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La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rilascia una lunga intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana nella quale tocca tutti i temi: lege di bilancio, rapporti con l’Europa, Reddito di Cittadinanza, Ong e migranti, Fiorello, Saviano e le sue scelte di madre. Ma soprattutto rassicuro sulla tenuta del governo: è stabile e i rapporti con gli alleati non destano preoccupazioni.

«Rispetto a Draghi posso contare su una maggioranza chiara, un programma comune e un mandato popolare». Giorgia Meloni è sicura, il governo che le presiede «durerà a lungo anche perché l’Italia ha pagato per troppo tempo l’assenza di stabilità». La presidente del Consiglio in una lunga intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana difende le scelte finora intraprese e smentisce le ricostruzioni delle opposizioni: «il racconto irreale e disastroso che la sinistra ha fatto in campagna elettorale sull’ipotesi di un governo Meloni è stato ampiamente smentito», «lo spread è ai minimi rispetto agli ultimi mesi e a livello internazionale c’è grande attenzione nei confronti dell’Italia».

Sulla manovra Giorgia Meloni afferma che «con la tassazione sui premi di produttività, il fisco per gli autonomi, i provvedimenti che eliminano gabelle inutili, il pacchetto famiglia da un miliardo e mezzo di euro. E poi l’attenzione ai redditi più bassi. Alcuni sono rimasti spiazzati dalle scelte di un governo che, si diceva, avrebbe favorito i ricchi: noi abbiamo scelto invece di sostenere i più fragili e rafforzare la classe media. Anche la tassa piatta incrementale si applica su massimo 40 mila euro, riguarda dunque il ceto medio. Il messaggio di fondo che vogliamo dare è questo: la ricchezza non la crea lo Stato ma le imprese con i loro lavoratori. Allo Stato compete dare una mano. Saremo al fianco di chi, in un momento difficile, si rimbocca le maniche».

Discorso opposto per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, che Meloni ha promesso di abolire entro il 2024, dal momento che il governo distingue tra «chi non può lavorare e va assistito e chi invece può lavorare e va accompagnato verso un’occupazione. Usiamo per questo diversi strumenti, dalla decontribuzione totale per chi assume percettori di reddito di cittadinanza, fino al pieno utilizzo dei miliardi di euro del Fondo sociale europeo destinati alla formazione. Sapeva che alcune aziende che si occupano della messa a terra della fibra ottica chiedono l’impiego di lavoratori immigrati perché pare non trovino italiani disposti a farlo, anche se assunti con un contratto collettivo nazionale? Se non sei disponibile a lavorare con contratto regolare sei libero di farlo ma non puoi pretendere che lo Stato ti mantenga. Forse il lavoro c’è più di quanto sembri e forse il reddito ha spinto alcuni a rifiutarlo, preferendo il nero. Aggiungo che non siamo noi a fare cassa sui poveri, visto che tutti i risparmi vengono reinvestiti proprio sui più fragili, ma chi ha usato la disperazione per interesse elettorale».

Non mancano critiche alle opposizioni: «vedere il Pd, che votò contro l’istituzione del reddito, oggi scendere in piazza per difenderlo dimostra la strumentalità di certe posizioni», «al M5S vorrei chiedere se quando lo hanno istituito lo immaginavano come una sorta di vitalizio da percepire dai 18 anni fino alla pensione. Se la risposta è sì, io non sono d’accordo».

Sulle Ong: «l’approccio di alcune, che svolgono una attività prevalentemente ideologica che ha poco a che fare con le norme del diritto internazionale in tema di salvataggio in mare, trova una naturale convergenza con gli interessi degli scafisti».

Sui rapporti con l’Europa: « Sono buoni.  Il primo incontro l’ho fatto a Bruxelles proprio perché volevo dare il segnale di un’Italia pronta a collaborare, difendendo il proprio interesse nazionale, come mi pare legittimamente facciano tutti. Non ho mai avuto problemi con la Francia né li ho oggi». La presidente rende noto di aver avuto altri contatti con Macron e che i due si incontreranno: «Ho avuto uno scambio di messaggi con Emmanuel Macron qualche giorno fa […] Non è ancora in calendario ma certamente dovremo rivederci. Siamo persone con responsabilità di governo che lavorano per cercare soluzioni. È normale che Italia e Francia si parlino».

In merito alle critiche ricevute per aver portato la figlia Ginevra a Bali, risponde: «Credo nella libertà educativa di ciascun genitore e intendo esercitare la mia». E sulla proposta scherzosa di Fiorello chiosa: «Ho letto che Fiorello si è proposto come baby sitter di Ginevra visto che io ero stata baby sitter di sua figlia. Penso che Ginevra si divertirebbe moltissimo con lui. Solo che fare “il tato” per 3 euro l’ora, come lui ha proposto, mi renderebbe un datore di lavoro decisamente peggiore rispetto a quello che è stato lui con me».

Nell’intervista al Corriere, Meloni dedica anche un passaggio alla querela a Saviano: «Io ho presentato la querela quando ero capo dell’opposizione. L’ho fatto perché Saviano, nel tentativo vergognoso di attribuirmi la responsabilità della morte in mare di un bambino, mi definiva in tv in prima serata una ‘bastarda’. E quando gli è stato chiesto se quella parola non fosse distante dal diritto di critica ha ribadito il concetto. Non capisco – aggiunge Meloni – la richiesta di ritirare la querela perché ora sarei presidente del Consiglio: significa ritenere che la magistratura avrà un comportamento diverso in base al mio ruolo, ovvero che i cittadini non sono tutti uguali davanti alla legge?».

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Frana ad Ischia, il ministro Fratin: «mettere in galera il sindaco», Salvini: «io voglio proteggere i sindaci»

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In merito alla tragedia avvenuta ad Ischia, dove una frana ha provocato 8 morti, scontro interno alla maggioranza tra Matteo Salvini e l'”alleato” Gilberto Pichetto Fratin, in quota Forza Italia, sulle parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente: «mettere in galera il sindaco e tutti quelli che lasciano fare». La replica di Salvini: «io invece voglio proteggere e liberare i sindaci dalla burocrazia».

Sebbene alla soglia dei settant’anni, il ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha peccato di inesperienza, intesa come esperienza politica. Intervistato da Rtl 102.5 in merito alla frana che ha messo in ginocchio Ischia, Fratin si è lasciato sfuggire una frase che ha attirato diverse critiche: «Basterebbe mettere in galera il sindaco e tutti quelli che lasciano fare [abusi edilizi ndr]». Il ministro ha aggiunto: «Confischerei quello che è abusivo per valutare quello che è pericoloso» per poi concludere: «tutti facciano davvero il proprio dovere: da me all’ultimo amministratore». Le parole di Fratin hanno attirato molte polemiche e critiche, tra le quali quelle del ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Il leghista non cita il collega ed alleato, ma il riferimento è evidente: «Qualcuno vorrebbe arrestare i sindaci, io invece li voglio proteggere e liberare dalla burocrazia». Il ministro dei Trasporti si è così espresso durante l’evento “Lombardia 2030”.

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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