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Giornalisti russi: «Putin ha un cancro alla tiroide», il Cremlino smentisce

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Vladimir Putin

Dalla Russia giunge un’indiscrezione clamorosa, che fa subito il giro del mondo: Putin sarebbe malato di cancro. A pubblicare la notizia il media indipendente Proekt, che pubblica l’elenco dei medici che segue il Presidente. Dal Cremlino giungono smentite.

Il portavoce del Cremlino Dmytry Peskov, dalle colonne della Pravda, si è affrettato a smentire la notizia, che però sta già facendo il giro del web, trovando anche numerosi sostenitori di questa ipotesi. Secondo il media investigativo indipendente russo Proekt (conosciuto anche come Agentstvo), il presidente Vladimir Putin sarebbe affetto da un cancro alla tiroide.

Nell’ultimo articolo diffuso dal giornale russo, e subito ripreso di media internazionali, si legge: «Abbiamo promesso di svelarvi il segreto principale del Cremlino: la salute di Vladimir Putin. Proekt ha trovato l’elenco di medici che accompagnano il presidente nei suoi viaggi». La lunga inchiesta ha preso avvio proprio dall’osservazione dell’equipe medica che ha in cura il Presidente russo già da tempo.

Secondo quanto diffuso, «dall’inizio del primo mandato di Putin, il Cremlino iniziò a nascondere informazioni sulla salute dell’allora giovane presidente, anche quando cadde da cavallo, ferendosi alla schiena. L’anziano Putin è ora accompagnato da un vasto team di medici, tra cui un chirurgo specializzato in cancro alla tiroide». Poekt ha anche pubblicato l’elenco dei medici consultati dal presidente russo, compreso uno specialista in cancro alla tiroide di Sochi, al quale ha fatto visita almeno 35 volte dal 2017.

La teoria del media russo è che il presidente russo, che compie 70 anni ad ottobre, abbia sempre tenuto nascoste le sue reali condizioni di salute, preferendo dare alla Russia, e al mondo, l’immagine di un uomo in condizioni fisiche sempre eccellenti. Proekt ha messo a confronto gli spostamenti dei medici di Putin e quelli del presidente, notando sospette sovrapposizioni, in particolare nei momenti in cui Putin «spariva». In diverse occasioni infatti, ha azzerato le sue uscite pubbliche per periodi prolungati di tempo.

Mondo

Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Attualità

Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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