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Media: da Usa informazioni a Kiev per colpire nave Moskva

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KIEV – Gli Stati Uniti hanno fornito informazioni di intelligence che hanno aiutato l’Ucraina a colpire l’incrociatore russo Moskva, affondato il 14 aprile dopo essere stato colpito da due missili ucraini. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn.

Come riporta l’Ansa, dopo aver avvistato una nave da guerra russa nel Mar Nero, Kiev ha chiamato i suoi contatti americani per confermare che si trattasse della Moskva. Gli Stati Uniti hanno confermato che era l’incrociatore e hanno fornito informazioni sulla sua posizione. Non è chiaro se gli Usa sapessero che l’Ucraina avrebbe attaccato e non sono stati coinvolti nella decisione, sottolineano le fonti. 

Le informazioni dell’intelligence Usa hanno aiutato gli ucraini anche ad uccidere molti generali russi, fornendo la localizzazione dei loro quartieri generali mobili e dei loro movimenti. Lo scoop del New York Times cita come fonti alti dirigenti americani ma spiazza la Casa Bianca, costretta a intervenire nel timore di un’escalation proprio mentre il Cremlino lancia attacchi simulati con missili capaci di trasportare testate nucleari nell’enclave di Kaliningrad: “E’ irresponsabile, le informazioni di intelligence sul campo di battaglia non sono state fornite agli ucraini con l’intento di uccidere generali russi”, è corso ai ripari Adrienne Watson, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale.

Finora l’amministrazione americana non ha mai fatto mistero di condividere con Kiev informazioni di intelligence, come quelle che hanno consentito di sventare il blitz all’aeroporto della capitale poco dopo l’invasione. Fa parte della campagna per sostenere l’Ucraina, insieme agli aiuti militari, economici e umanitari. Lo stesso generale Mark Milley, capo dello stato maggiore congiunto Usa, ha confermato al Senato che prima e durante l’invasione dell’Ucraina il Pentagono ha “aperto i rubinetti” e dato “informazioni significative” a Kiev. Ma la Casa Bianca la considerava una forma sicura di aiuto perché invisibile o, almeno, negabile. Rendere pubblico che i dati sono utilizzati per eliminare i vertici militari e la catena di comando russa aumenta invece il rischio di un allargamento del conflitto. Tanto più dopo che il capo del Pentagono Lloyd Austin ha dichiarato che Washington “vuole vedere la Russia indebolita a tal punto che non possa più fare cose come quelle che ha fatto invadendo l’Ucraina”.

Gli ufficiali ucraini sostengono di aver eliminato ben 12 generali russi al fronte, un numero che ha stupito gli esperti militari. Le fonti del Nyt si sono rifiutate di specificare quanti generali siano stati uccisi grazie all’assistenza Usa e hanno sottolineato che non tutti gli strikes sono stati effettuati con l’aiuto dell’intelligence americana, che ad esempio non avrebbe avuto alcun ruolo in quello dello scorso weekend contro il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov, riuscito comunque a salvarsi. Gli Stati Uniti, precisano, vietano loro stessi di fornire informazioni segrete sugli ufficiali più alti in grado delle forze armate del Cremlino. Ma questo non ha impedito di passare a Kiev dati preziosi su obiettivi e movimenti delle truppe di Mosca, che gli ucraini hanno combinato con le loro informazioni, frutto anche di intercettazioni. Intercettazioni facilitate dal fatto che i generali russi hanno usato spesso telefoni e radio non sicuri, mostrando “scarsa disciplina, carenza di esperienza, arroganza e sottovalutazione delle capacità dei nemici”, secondo esperti militari americani.

A rendere più vulnerabili i più alti ufficiali russi anche la catena di comando fortemente centralizzata, che li ha costretti a fare viaggi pericolosi al fronte per risolvere problemi operativi o logistici. Con il rischio di essere colpiti non solo dall’artiglieria ma anche da droni kamikaze ‘made in Usa’ forniti a Kiev, come gli Switchblade e i Phoenix Ghost. 

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Fratelli d’Italia, eletto alla Camera il candidato che inneggiò ad Hitler

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AGRIGENTO – E’ un caso l’elezione Calogero Pisano. Fino a pochi giorni fa coordinatore di Fratelli d’Italia nelle provincia di Agrigento, Pisano è finito nella bufera per alcuni post su Facebook del 2004 che inneggiavano a Hitler e Putin.

Fratello Il partito ha incassato le proteste del Pd e della comunità ebraica e il 19 settembre scorso l’ha sospeso: ma Pisano era già candidato al Parlamento e ora Fratelli d’Italia se lo è ritrovato deputato. L’ex dirigente si era infatti dimesso dall’incarico ma non aveva rinunciato alla corsa per il Parlamento: è stato eletto alla Camera nel collegio uninominale agrigentino, con il 37,82%, battendo Filippo Perconti del M5s (29,28%).

Prima di dimettersi dal partito, Pisano aveva chiesto scusa “per quei post indegni che a distanza di anni, giudico indegni” aggiungendo di “non voler trascinare Fratelli d’Italia in situazioni imbarazzanti”.

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Le urla di Renato Zero davanti all’hotel di Giorgia Meloni: “E’ un regime, str***i!”

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ROMA – Dopo il concerto al Circo Massimo Renato Zero si è recato all’Hotel Parco dei Principi vicino a Villa Borghese a Roma.

Nello stesso luogo, però, si stava tenendo il comitato elettorale di Fratelli d’Italia per le elezioni politiche del 25 settembre. Il numeroso presidio di giornalisti sul posto si è avvicinato per riprendere Zero e il cantautore ha inveito contro di loro coprendosi il volto e dicendo: “Neanche più in albergo si va? È un regime questo. Str*nzi! Votate la m*rda che siete”.

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Cuba, referendum dice “Sì” a matrimoni e adozioni gay

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L’AVANA – Con quasi il 67% dei voti favorevoli, Cuba ha detto “Sì” alla riforma del Codice della Famiglia sottoposta ieri a referendum, che introduce nel Paese matrimoni e adozioni gay e la maternità surrogata, tra le novità. Come riporta l’Ansa, lo ha annunciato oggi la presidente del Consiglio elettorale nazionale (Cen), Alina Balseiro, secondo quanto riportato dall’agenzia statale Prensa Latina. Balseiro ha affermato che, sebbene il conteggio debba ancora concludersi in alcuni collegi di tre province, il Cen convalida questi risultati come “validi e irreversibili”. 

Riportando i dati preliminari sul referendum, il Cen ha riferito che hanno partecipato al voto 6.251.786 cubani, pari al 74.01% degli 8,4 milioni di elettori registrati. Il numero totale di schede valide è di 5.892.705, che rappresenta il 94,25%. A favore del “Sì” sono state contate 3.936.790 schede, pari al 66,87%. A favore del “No” sono andate 1.950.090 schede, pari al 33,13%.

Come riporta l’Ansa, con la vittoria del ‘Sì’ al referendum, risulta approvato il nuovo Codice della Famiglia cubano, che andrà a sostituire il precedente del 1975. Il nuovo testo introduce il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le adozioni per coppie omosessuali. Disciplina la maternità surrogata e porta novità nel contrasto alla violenza di genere, insieme al divieto del matrimonio infantile. Tra le novità, prevede inoltre il trasferimento della “responsabilità genitoriale” dei minori agli anziani, cosa fondamentale per l’isola, terra di emigrazione.

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