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Cronaca

Rissa fuori dal comune di Terni: spintoni tra il sindaco Bandecchi e l’addetto stampa

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All’esterno della sede municipale del Comune di Terni, si è sfiorata la rissa tra il sindaco Bandecchi e l’addetto stampa comunale.

Di Stefano Bandecchi è stato scritto molto prima, durante e dopo la campagna elettorale che ha portato l’ex presidente della Ternana ad indossare la fascia tricolore di Terni. Il vulcanico imprenditore passato alla politica ha fatto discutere per alcune frasi pronunciate (ad esempio «non sono fascista, ma Mussolini ha fatto cose buonissime») e per gli screzi con alcuni tifosi dei rossoverdi. Ieri un nuovo episodio discutibile lo ha visto come protagonista: di fronte alla sede del Comune di Terni, ha avuto un acceso diverbio che per poco non è sforato in rissa con l’ addetto stampa comunale, Gianluca Diamanti.

Un passante ha filmato a scena col proprio telefono a bordo della sua auto. Nel video si vedono il sindaco Bandecchi e l’addetto stampa confrontarsi in modo veemente. Non mancano spintoni e minacce. Il capannello di persone intorno a loro li ha divisi ed ha evitato che arrivassero alle mani.

Sulla vicenda le versioni dei due protagonisti differiscono. Diamanti ha affermato: «Il sindaco mi aveva chiesto di convocare una conferenza stampa del suo partito e io gli ho fatto presente, con toni cortesi, che essendo un dipendente comunale posso convocare conferenze del Comune, della giunta o del sindaco, di tipo istituzionale, ma non di una forza politica. Il resto lo avete visto…». Il primo cittadino del comune umbro non concorda con questa versione: ««È un co****ne, mi ha messo le mani addosso. Dice di essere un giornalista ma per me non vale niente manco come persona. Ha tentato di aggredirmi, ma se torna gli do due pizze. Il motivo per cui sono stato aggredito? Chiedetelo a lui».

Sulla vicenda lOrdine dei Giornalisti dell’Umbria ha espresso piena solidarietà al giornalista condannando l’accaduto. E Bandecchi ne ha anche per l’Ordine: «si è affrettato a dire che non vuole parlare con me, forse dovrebbe chiedere ai giornalisti umbri che intenzioni hanno nei miei confronti».

Cronaca

Svaligia la cassaforte di un supermercato: segnalato ragazzino di 11 anni

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Ha approfittato di un momento di distrazione per impadronirsi delle chiavi della cassaforte, asportare tre astucci contenti gli incassi di giornata e dileguarsi, il ragazzino che ha commesso una rapina in un supermercato di Ferrara. Un addetto ha provato a fermarlo, ma è riuscito a fuggire.

Ha atteso l’attimo propizio. Ha agito con destrezza e rapidità. Ha guadagnato la fuga, spintonando l’unica che si era accorta di quanto stava accadendo. Solo la ricostruzione dei suoi movimenti attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza ha permesso agli inquirenti di rintracciarlo. Non si tratta di un rapinatore seriale, ma di un ragazzino di 11 anni, segnalato alla Procura dei minori di Ferrara per la rapina in un supermercato.

La vicenda si è consumata in pieno giorno. Non si tratta di un semplice episodio di taccheggio, bensì di una vera e propria rapina, dal bottino di svariate migliaia di euro. Sei mila per la precisione. I contanti erano custoditi in tre astucci, conservati nella cassaforte installata nell’area dipendenti dell’esercizio commerciale.

Il ragazzino di 11 anni autore della rapina al supermercato ha approfittato di un momento di distrazione generale per prendere le chiavi da una cassetta. Poi ha ripulito la cassaforte. Solo mentre si allontanava una cassiera ha notato i suoi movimenti. La donna ha provato a fermarlo, ma lui l’ha spintonata ed è fuggito via.

Nella fuga ha dovuto abbandonare due dei tre astucci rubati. L’altro, quello contente sei mila euro, l’ha portato con sé. Ma gli investigatori l’hanno trovato mediante la visione dei filmati di sicurezza. E per la sua identificazione, sono state rilevanti le foto pubblicate dal giovane sui social network.

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Cronaca

Strage sul lavoro a Palermo: 5 operai morti durante lavori fognari

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I cinque operai morti a Casteldaccia in provincia di Palermo, hanno respirato esalazioni tossiche durante alcuni lavori alla rete fognaria.

Sarebbero state le esalazioni tossiche provenienti dalle acque nere ad uccidere i cinque operai morti in una strage sul lavoro avvenuta questa mattina a a Casteldaccia, in provincia di Palermo. Uno dopo l’altro, si sono calati nel tombino della morte. Quando il primo non è riemerso il secondo è sceso a cercarlo e poi il terzo e poi il quarto e così via. Il settimo ha dato l’allarme. E’ quello che versa nelle migliori condizioni. Il collega prima di lui si trova intubato in gravi condizioni al Policlinico di Palermo. Gli altri non ce l’hanno fatta.

I lavori interessavano la rete fognaria nei pressi degli stabilimenti dell’azienda vinicola Corvo. La maggior parte degli operai rimasti coinvolti nella strage sul lavoro avvenuta in provincia di Palermo, erano dipendenti della ditta Quadrifoglio group srl di Partinico, società che lavora per conto della municipalizzata palermitana Amap, che si occupa della gestione idrica in città.

«Un’immane tragedia. Siamo sconvolti. Cinque giovani che sono morti per un pezzo di pane. E’ inconcepibile», ha dichiarato il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, arrivando sul luogo della strage.

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Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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