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Esercitazioni congiunte Corea del sud-Usa, un missile si schianta al suolo

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Panico questa mattina nel nord est della Corea del Sud, dove questa mattina un missile si è schiantato al suolo. I cittadini hanno pensato che fosse colpa di Kim Jong-un, ma in realtà il razzo era stato lanciato dalle truppe statunitensi e coreane durante le esercitazioni militari congiunte nel Pacifico.

In uno scenario già teso, un missile che esplode al suolo non aiuta, specie se lo scenario è il nord est della Corea del Sud, non così lontano dal confine con il “dirimpettaio”. Questa mattina per le strade di Gangneung ha riecheggiato il boato di una forte esplosione provocato dallo schianto al suolo di un missile balistico. Panico tra i residenti che hanno pensato potesse trattarsi di un’escalation delle tensioni con la Corea del Nord, ma questa volta il lancio non è stato ordinato da Kim Jong.un.

Il missile caduto a terra è stato lanciato dalle truppe della Corea del Sud e degli Stati Uniti, impegnate in una serie di esercitazioni militari congiunte su larga scala. Le manovre belliche hanno ulteriormente inasprito i rapporti nel Pacifico, dal momento che la Corea del Nord le ritiene un atto provocatorio, una prova generale prima dell’invasione. A provocazione risponde provocazione e ieri Kim Jong-un, che ha intensificato i test missilistici a medio e lungo raggio, ha ordinato un lancio che sorvolato il Giappone. Da qui, la decisione di USA e Corea del Sud di riprendere con vigore le esercitazioni militare congiunte, disposte già prima del lancio di ieri.

Nella notte sono stati lanciati in tutto 6 missili terra-terra, nel mare cinese orientale. Un missile però ha deviato la sua traiettoria e si è schiantato in Corea del Sud, a Gangneung. Nel punto d’impatto, una base dell’aeronautica alla periferia della città, si è scatenato un incendio, ma lo Stato Maggiore di Seul ha reso noto che nessuno è rimasto ferito. Non sono state rese note le cause di quello che è stato definito un «volo anomalo».

Attualità

Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Attualità

Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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Mondo

«Sono felice che non sia gay», parla il padre del ragazzo che ha ucciso 5 persone in Colorado

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Immagine tratta da YouTube (CBS 8 San Diego).

Aaron Brink, esperto di arti marziali, ex porno attore, con precedenti per possesso di marijuana e alle prese con una dipendenza da metanfetamina, è il padre di Anderson Lee Aldrich, il ventiduenne che ha aperto il fuoco in gay club in Colorado, uccidendo 5 persone e ferendone altre 18. Intervistato, si è dimostrato sollevato per il fatto che il figlio non sia gay.

Che il figlio possa essere un pluriomicida non sembra avere scosso più di tanto Aaron Brink, il padre del ragazzo che lo scorso 19 novembre ha aperto il fuoco al Club Q, un locale gay in Colorado, uccidendo 5 persone e ferendone altre 18 prima di essere fermato ed atterrato da due passanti. La paura del genitore mormone e conservatore repubblicano, come lui stesso si è definito alla stampa, era che il figlio potesse essere gay. Il ragazzo però si è definito «non-binario» e tanto basta al padre per sentirsi un po’ meglio.

«O mio Dio è gay? Ero spaventato, ‘diamine’ [non ha detto proprio diamine, ma ha usato un’espressione più colorata, ndr] è gay? E non è gay e allora ho detto phhhhewwww». A tirare un sospiro di sollievo è Aaron Franklin Brink, lottatore di Mma, ex porno attore e con alcuni precedenti legati alla detenzione di marijuana. Attualmente si sta disintossicando dalla metanfetamina.

Ha pronunciato queste parole ad un inviato del network statunitense Cbs 8, che l’ha raggiunto fuori dalla sua abitazione, per chiedergli un commento. Il giornalista è rimasto interdetto quando Brink si è espresso solo sulla possibile sessualità del figlio: «Sono un mormone e un repubblicano conservatore, e non siamo gay. La mia opinione sui gay è che non siano ok. Credo che dovremmo ribellarci contro l’omosessualità».

Suo figlio Anderson Lee Aldrich, che ha cambiato il proprio nome nel 2016 da Nicholas Franklin Brink anche per slegarsi dal passato del padre, poco prima della mezzanotte del 19 novembre ha sparato diversi colpi con un fucile regolarmente acquistato all’interno di un gay club in Colorado. Dopo essere stato fermato, disarmato e atterrato da due passanti è stato arrestato. Dopo essere stato ricoverato in ospedale, è stato trasferito al carcere della contea di El Paso.

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