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Politica

Formigoni torna in campo? Ipotesi candidatura alle Europee del 2024

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Roberto-Formigoni

Dopo aver terminato di scontare la pena alla quale è stato condannato, l’ex presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni potrebbe candidarsi nuovamente alle Elezioni Europee del 2024 con Fratelli d’Italia, con il sostegno del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Il fine pena è previsto per marzo 2024, ma, con gli sconti per buona condotta, già entro l’autunno di quest’anno Roberto Formigoni potrebbe tornare ad essere un uomo libero, e dunque candidabile, e potrebbe avanzare la propria candidatura alle Elezioni europee del 2024, tra le fila di Fratelli d’Italia. E’ quanto sostiene l’edizione romana di Repubblica, secondo la quale l’ex governatore di Regione Lombardia godrebbe dell’appoggio del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Roberto Formigoni è stato condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione nel caso Maugeri-San Raffaele. In base alle accuse accettò favori e regalie dal faccendiere Pierangelo Daccò. Incarcerato nel 2019, venne posto ai domiciliari dopo 5 mesi. Nell’autunno del 2021 è arrivato l’affidamento in prova ai servizi sociali e la possibilità di insegnare l’italiano alle suore straniere dell’Istituto Piccolo Cottolengo Don Orione.

Formigoni, che ha lasciato il Senato il 14 marzo 2018, aveva annunciato il suo ritiro dalla politica attiva e che non si sarebbe più candidato per incarichi istituzionali, ora potrebbe rivedere la sua decisione alla luce del progetto di Ignazio La Russa per le Elezioni Europee del 2024.

Politica

Il Colombia-gate entra nel vivo: perquisizioni a D’Alema, Profumo e altri 6

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massimo d'alema indagato per il colombia-gate

L’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il ceo di Leonardo ed ex presidente di MPS Alessandro Profumo e altre sei persone, tra cui  Gianluca Giordo, già responsabile della Divisione Navi militari di Fincantieri, indagati nell’inchiesta sul Colombia-gate, hanno subito perquisizioni in casa e negli uffici.

Le perquisizioni a D’Alema, Profumo, Giordo e gli altri coinvolti dall’inchiesta cosiddetta Colombia-gate, sono state disposte dalla sezione reati economici della Procura di Napoli ed eseguite dalla Digos partenopea. Le accuse sono di corruzione internazionale aggravata.

I fatti contestati risalgono al gennaio del 2022. Secondo le ipotesi investigative, due broker pugliesi avrebbero imbastito una trattativa per la vendita alla Colombia di navi, sommergibili ed aerei militari prodotti da Fincantieri e Leonardo, per un valore di 4 miliardi di euro. L’ex presidente del Consiglio, che nel marzo scorso bollò come «fandonie» le accuse nei suo confronti, è ritenuto essere colui che ha messo in contatto i broker e le industrie.

A pesare particolarmente per le indagini, una registrazione telefonica nella quale D’Alema afferma al paramilitare colombiano Edgardo Fierro Flores: «Noi stiamo lavorando perché? Perché siamo stupidi? No, perché siamo convinti che alla fine riceveremo tutti noi 80 milioni di euro. Quindi si può fare un investimento, però non appena noi avremo questi contratti divideremo tutto, sarà diviso tutto. Questo non è un problema».

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Attualità

Saluto fascista alla parata del 2 giugno? No, ma in tanti abboccano alla fake

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saluto fascista parata 2 giugno

Tra i volti noti che si sono indignati per il saluto fascista e l’omaggio alla X Mas durante la parata del 2 giugno, sotto gli occhi del presidente della Repubblica Mattarella, anche Roberto Saviano e Michela Murgia, ma si tratta di una fake news: smentita dalla Marina: non era un saluto romano, ma un «attenti a sinist».

Durante la parata delle forze armate in occasione della Festa della Repubblica, lo scorso 2 giugno, diversi militari sono stati immortalati con il braccio destro teso e subito sul web si è lanciato l’allarma: è un saluto fascista, un insulto alle istituzioni democratiche, una minaccia di golpe rivolta a Mattarella. Ha pure cominciato a circolare la notizia secondo la quale il gesto era accompagnato da un omaggio alla X Mas, il reparto della fanteria marina che, sotto il comando del principe Junio Valerio Borghese, passò dalla parte della Repubblica di Salò dopo l’Armistizio. Tra coloro che si sono indignati e detti «preoccupati» gli scrittori Roberto Saviano e Michela Murgia. Ma in realtà, hanno preso un granchio e a smentirli è stata la stessa Marina Militare.

Quello che alcuni soldati hanno fatto non era un saluto fascista, ma l’«attenti a sinist», un  saluto alla tribuna delle autorità che fanno tutti i reparti che sfilano. Il grido «Decima» che alcuni hanno interpretato come un omaggio alla X Mas, si riferiva alla «Decima della Marina militare del Regno che ha operato fino al 1943 e che è il precursore degli incursori di Marina».

Nono sono mancate le repliche. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, commentando l’episodio ha detto: «Chi infanga i Comsubin con assurdi paragoni con la Rsi disprezza il valore e il lavoro delle Forze speciali».

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Politica

Salvini: «Il ponte sullo stretto di Messina collegherà Palermo e Berlino»

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Ad un’intervista al quotidiano francese Le Figarò, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini non ha parlato solo del ponte sullo stretto di Messina e del collegamento Palermo-Berlino, ma anche di Tav Torino-Lione: «Rifiuto di immaginare che la Francia possa avere cambiato parere».

Chissà che ponte ha in mente Salvini. Per il ministro dei Trasporti l’opera tra Sicilia e Calabria non è più un progetto: è un’ossessione. Oramai è sempre più al centro dei suoi pensieri e sembra che alla realizzazione del collegamento fra Reggio Calabria e Messina abbia deciso di ancorare il suo messaggio, e forse il suo futuro, politico. Anche con la stampa estera, l’argomento resta quello, Ne ha parlato con lo spagnolo El Pais e ne ha parlato col francese Le Figarò. Al quotidiano d’oltralpe, Salvini regala la vera chicca sul ponte sullo stretto di Messina: «permetterà di collegare Palermo e Berlino». Salvini intendeva dire che l’opera darà, a suo dire, grande impulso ai collegamenti dell’Unione Europea, ma la sua frase è diventata in fretta oggetto di ironia sul web.

Ma sui temi infrastrutture e rapporti tra Italia e Francia, non particolarmente distesi nell’ultimo periodo, Salvini ha un altro punto che gli preme affrontare: la Tav Torino Lione. «la Francia deve fare la sua parte». E in merito all’eventualità che Parigi possa decidere di non accogliere l’appello entro il 2032, come raccomandato dal Consiglio di orientamento delle infrastrutture (organo unicamente consultivo di Parigi) nel febbraio scorso, Salvini risponde: «Rifiuto di immaginare che la Francia possa avere cambiato parere o unicamente deciso di rallentare i lavori per finanziare treni regionali in casa sua. Sarebbe una tale mancanza di rispetto riguardo all’Italia, ma anche riguardo alla Commissione europea, che ha approvato centinaia di milioni di euro per questo corridoio mediterraneo».

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