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Politica

Il discorso programmatico di Giorgia Meloni: «transizione morbida, azione di governo decisa»

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Il dibattito è ripartito alle 13, mentre in mattinata Giorgia Meloni ha tenuto il suo discorso programmatico alla Camera: transizione fluida, difesa degli interessi nazionali, ma atlantismo e stabilità in Europa. Nel raggio d’azione dell’esecutivo, riforma presidenziale, riforma della giustizia e revisione del reddito di cittadinanza. Il passaggio sulla condanna dei totalitarismi e quello sulla gestione della pandemia.

Giorgia Meloni inizia a far sul serio, ma senza stravolgimenti. Il o la, a seconda delle scelte e degli schieramenti, Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto il suo discorso programmatico alla Camera. Replicherà alle 19, dopo il dibattito, ripartito alle 13. Poi il voto. Domani stesso copione, con qualche piccola variazione, al Senato. Dovrebbe filare tutto senza intoppi, ad eccezione del piccolo inciampo avvenuto questa mattina, che ha provocato un sorriso di un carabiniere e boutade sui social.

Emozionata, ma determinata. È apparsa così Giorgia Meloni, il cui discorso programmatico è stato spesso interrotto dagli applausi della Camera. Nessuno stravolgimento istituzionale, ma una transizione morbida, senza troncature rispetto alla precedente gestione di governo. Ringraziamenti in questo senso al predecessore: «Mario Draghi ha offerto tuta la disponibilità per un passaggio di consegne veloce e sereno nonostante il nuovo governo sia guidato dall’unico partito che era all’opposizione. Così è nelle grandi democrazie».

Sentito senso delle istituzioni, «la solennità è tale da non essere mai riuscita a intervenire senza sentimenti di emozione e profondo rispetto», ripudio dei totalitarismi, «non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici. Per nessun regime, fascismo compreso», la responsabilità di essere la prima presidente del consiglio, «la prima donna capo del governo di questa nazione». Un passaggio dedicato anche al rischio di una nuova pandemia e alla gestione della crisi, «Qualcosa, decisamente, non ha funzionato e dunque voglio dire fin d’ora che non replicheremo in nessun caso quel modello».

E poi l’indirizzo che darà al suo esecutivo «per cinque anni, anteponendo l’interesse della nazione a quello di partito», un governo «politico e pienamente rappresentativo della volontà popolare». Ma senza fare sconti: «Ad alcuni osservatori e all’opposizione non piaceranno molte proposte».

In merito ai rapporti internazionali Meloni ha ribadito nel suo discorso programmatico alla Camera che «L’Italia è a pieno titolo parte dell’Occidente e del suo sistema di alleanze: è stato fondatore Ue, dell’alleanza atlantica, parte del G7 e culla insieme alla Grecia della civiltà occidentale e del suo sistema di valori fondato sulla libertà, sull’uguaglianza e sulla democrazia» scaturiti dalle sue radici «classiche e giudaico-cristiane». Ma senza subire ingerenze esterne: «A chi vuole vigilare sul nostro governo gli direi che può spendere meglio il proprio tempo: in quest’aula ci sono valide battagliere forze dell’opposizione che possono farsi sentire senza aver bisogno di soccorso esterno».

Decisa sarà l’impronta del Governo Meloni sugli asset interni del Paese. A partire dalla riforma presidenziale, «consentirà all’Italia di diventare una “democrazia decidente”», per passare alla questione meridionale, «al centro dell’agenda Italia». E poi riduzione del debito pubblico, tregua fiscale, flat tax sino a 100 mila euro, pensioni, ma anche revisione del reddito di cittadinanza: «per chi è in grado di lavorare, la soluzione non può essere il reddito di cittadinanza, ma il lavoro, la formazione e l’accompagnamento al lavoro, anche sfruttando appieno le risorse e le possibilità messe a disposizione dal Fondo sociale europeo. Perché per come è stato pensato e realizzato, il reddito di cittadinanza ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia».

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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