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Inchiesta “Mensa dei Poveri”: condannata a 4 anni e 2 mesi l’eurodeputata Lara Comi

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condannata lara comi

L’azzurra è stata ritenuta responsabile di corruzione, false fatturazioni e truffa ai danni del Parlamento UE: «continuerò a difendermi, parlerò a tempo debito».

Nel maxi processo a carico di oltre 60 imputati per l’inchiesta “Mensa dei Poveri” l’eurodeputata di Forza Italia Lara Comi è stata condannata a Milano a 4 anni e 2 mesi. Nel 2019, l’azzurra finì ai domiciliari, poi revocati, con le accuse di corruzione, falsa testimonianza e truffa ai danni dell’Europarlamento.

Comi, presente in Aula, è rimasta invischiate dalle indagini per un contratto di collaborazione nel periodo 2016-2017 e per false fatture. Più recentemente l’ex eurodeputato Antonio Panzeri l’ha tirata in ballo nell’inchiesta sul cosiddetto Qatargate affermando di aver trovato una borsa contente 60-70 mila euro a Bruxelles, appartenente a lei. Panzeri ha riferito che l’azzurra l’avrebbe contattato proprio in seguito al suo arresto, chiedendogli di ritirare una borsa dal suo appartamento in Belgio. «Ho visto dei vestiti e dei libri vuoti all’interno, con contanti tra i 60 e i 70mila euro, non li ho contati. Quindi ho preso tutto e ho deciso di buttare via i soldi nella spazzatura» ha dichiarato ai pm di Bruxelles.

«Non commento, parlerò a tempo debito e continuerò a difendermi» ha detto oggi intercettata dai cronisti all’uscita. Oltre ad essere stata condannata, Lara Comi è stata anche interdetta dai pubblici uffici e le è proibito trattare con la pubblica amministrazione per cinque anni, oltre ad aver subito la confisca di 28.700 euro.

Della sessantina di imputati, ne sono stati condannati 11, mentre più di 50 sono stati assolti perché «il fatto non sussiste», tra cui l’ex vice coordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella e l’ex consigliere regionale lombardo Fabio Altitonante, attualmente sindaco di Montorio al Vomano in Abruzzo. Assolto anche l’ex patron dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni, come la stessa società. Condannato invece a un anno e un mese l’ex deputato di Forza Italia Diego Sottani.

Cronaca

E’ iniziato il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, la famiglia: «aspettavamo da 8 anni»

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processo giulio regeni

Si è chiusa la prima udienza nei confronti dei quattro egiziani accusati del sequestro di persona e dell’omicidio del giovane ricercatore avvenuto a Il Cairo nel 2016. La prossima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni si terrà il 18 marzo.

Ha preso avvia presso la Corte d’Assise di Roma la prima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Gli imputati sono 4 membri dei servizi segreti egiziani, finora mai comparsi: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono a vario titolo accusati di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.

Gli imputati, dopo il non erano in aula. I difensori d’ufficio hanno posto una serie di eccezioni sulle quali la Corte si esprimerà il prossimo 18 marzo.

«Oggi è una giornata molto importante» hanno detto i genitori del ricercatore ucciso a Il Cairo nel 2016. . «Erano otto anni che aspettavamo questo momento – ha fatto eco l’avvocato Alessandra Ballerini, legale assieme al collega Giacomo Satta dei genitori di Giulio – . Finalmente speriamo che il processo possa partire. Sono state sollevate le questioni preliminari che erano già stata rigettate in tutte le altre aule di giustizia: speriamo, dopo la decisione della Consulta che rafforza molto la nostra posizione, di potere avere un processo contro chi ha fatto tutto il male del mondo a Giulio»

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Mondo

E’ morto in carcere in Russia Alexei Navalny

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condannato per estremismo Alexei Navalny

L’attivista dissidente Alexei Navalny, considerato il principale oppositore interno di Vladimir Putin, è morto nel carcere in cui stava scontando una pena a 19 anni per estremismo.

Il dissidente russo Alexei Navalny è morto. Ne dà notizia l’agenzia di stampa russa Tass, secondo cui sono in corso di accertamento le cause del decesso.

Il portavoce del Cremlino Peskov non ha fornito maggiori dettagli ed ha affermato di non esserne al corrente. I servizi carcerari nivece hanno parlato di malore.

L’attivista che ha guidato le manifestazioni anti Putin e che ha spesso messo in imbarazzo il Cremlino con le sue inchieste sulla corruzione dilagante nel Paese, era stato condannato a 19 anni di carcere per estremismo, ma stava già scontando una condanna a 9 anni.

In passato subì un tentativo di avvelenamento, ma riuscì a salvarsi dopo essere stato curato in Germania. Successivamente, l’attivista decise di far rientro nel Paese. Il giorno precedente alla sua ultima condanna, invitò tutti i suoi sostenitori a non aver paura.

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Cartello shock in Svizzera: «non si affittano slittini agli ebrei

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cartello contro gli ebrei in svizzera

Un cartello scritto in ebraico e affisso fuori da un ristorante di montagna a Davos in Svizzera informava la clientela che l’attrezzatura sportiva non sarebbe stata affittata agli ebrei. Dopo una prima giustificazione («decidiamo noi chi può e chi non può») e l’ondata di polemiche, il cartello è stato rimosso.

In Svizzera, a Pischa, vicino a Davos, la località dove ha sede ogni anno il World Economic Forum, fuori da un ristorante di montagna è comparso un cartello dai toni antisemiti: «A causa di diversi incidenti molto fastidiosi, tra cui il furto di uno slittino, non noleggiamo più l’attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei», recitava in ebraico.

La vicenda ha ovviamente innescato una vasta mole di polemiche non soltanto in Svizzera ed il ristorante ha infine rimosso il cartello con le frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei. Prima però il titolare aveva provato a giustificarsi: «Non vogliamo più discussioni ogni giorno ed eserciteremo il nostro diritto di decidere chi possa affittare le cose di nostra proprietà e chi no». Insomma, solo la difesa della proprietà, la scelta non ha nessun intento discriminatorio: «non ha nulla a che vedere con la fede, il colore della pelle o le preferenze personali».

La vicenda è stata denunciata da un cliente di origine ebraica, che al quotidiano elevetico 20 Minuten ha spiegato: «ho fatto finta di non saper leggere l’ebraico e ho chiesto se potevamo affittare degli slittini». L’episodio è stato definito «scioccante» da Jonathan Kreutner, segretario generale della Federazione delle comunità israelitiche della Svizzera (Fsci).

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