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Cronaca

Minacce di morte agli esponenti di FdI a Trento a firma di sedicenti Nuove Brigate Rosse

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Due lettere contenti minacce di morte, scritte in parte a mano e in parte redatte a macchina, colme di refusi ed errori grammaticali e firmate Nuove Brigate Rosse, sono state recapitate agli esponenti di Fratelli d’Italia di Trento, dove domani è attesa Giorgia Meloni, Alessia Ambrosi e Alessandro Urzì.

Sulla vicenda indaga la Digos di Trento, ma sono diverse le perplessità che si alzano relativamente alle lettere contenenti minacce di morte che le “Nuove Brigate Rosse” avrebbero inviato agli esponenti trentini di Fratelli d’Italia Alessia Ambrosi e Alessandro Urzì. Nelle due missive che sono state recapitate ieri alla sede di Fratelli d’Italia di Trento, dove oltretutto è attesa domani Giorgia Meloni, e alla redazione de L’Adige, si preannuncia anche l’avvicinarsi di un «autunno caldo e di fuoco».

Ma c’è chi sospetta che possa trattarsi di due fake, o dell’opera di un mitomane. I motivi sono diversi. Innanzitutto il fatto che manchi il simbolo della stella a cinque punte. L’intestazione “Brigate Rosse” poi, è stata aggiunta a mano, così come la scritta in calce “morte ai fascisti”, mentre il corpo del testo è stato redatto a macchina. Un testo oltretutto pieno di refusi ed errori grammaticali, che fa dubitare della sua attendibilità. Qualcuno si spinge perfino oltre, arrivando ad ipotizzare che possano essere state fatte da simpatizzanti o membri del partito, per usarle come strumenti di propaganda.

Di sicuro, la Meloni le ritiene autentiche, ma non sembra troppo spaventata e su Twitter afferma: «Il clima di odio che certa sinistra sta costruendo attorno a me e a FdI sfocia anche in atti intimidatori. Mi auguro che tutte le forze politiche condannino senza tentennamenti questa missiva a firma Brigate Rosse. Se qualcuno pensa di intimorirci sbaglia di grosso».

E mentre le forze dell’ordine sono al lavoro per fare luce su questa vicenda, un dubbio più degli altri permane: come hanno fatto le BR, o chiunque abbia scritto le due lettere, a trovare una macchina da scrivere funzionante e con il nastro pieno?

Cronaca

I sottosegretari Ostellari e Delmastro sotto scorta dopo le intimidazioni degli anarchici

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In seguito agli attacchi e alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi, i sottosegretari alla giustizia Ostellari e Delmastro sono stati messi sotto scorta.

Continuano a tener banco il caso Cospito e il corollario di polemiche relative alla sua detenzione. Dopo che nei giorni scorsi la discussione si era spostata, oltre che sul regime di carcere duro al quale è sottoposto l’anarchico, anche sull’opportunità o meno di divulgare notizie riservate, sebbene non secretate, da parte del deputato Donzelli, è di questa mattina la notizia secondo la quale i sottosegretari alla giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro sarebbero stati posti sotto scorta, in seguito alle intimidazioni degli anarchici dei giorni scorsi.

Andrea Delmastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia, è stato indicato come la persona che ha passato le informazioni sui dialoghi di Cospito in carcere al vicepresidente del Copasir Donzelli, che le ha poi rivelate in aula, come indicato dallo stesso collega di partito.

Ostellari invece, avvocato quarantottenne padovano, è un esponente leghista. Tra le sue deleghe vi è anche quella del trattamento dei detenuti e proprio questa lo avrebbe esposto ai possibili attacchi della rete anarchica, che da giorni sta imbrattando di scritte intimidatorie i muri di Padova. Ostellari non ha potere decisionale sul regime carcerario al quale Cospito è costretto, ma si occupa di questione relative alla salute e al benessere dei detenuti.

La decisione di metterlo sotto scorta sarebbe stata presa giorni in assoluta segretezza e, in attesa di una decisione ufficiale della Prefettura di Roma attesa per il 10 febbraio, Ostellari sarebbe stato messo sotto protezione temporanea.

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Cronaca

Preside picchiato dal professore di fronte agli alunni: «motivi di lavoro»

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In una scuola media del veneziano è scoppiato un violento litigio tra un preside e un professore: qualcuno ha chiamato i carabinieri, ma quando i militi sono arrivati il dirigente scolastico era già stato violentemente picchiato dal professore.

Pietro Paoloni, 35 anni, è uno dei più giovani dirigenti scolastici d’Italia. Presta servizio alle scuole medie di Mira, nel veneziano. Proprio in questo edificio scolastico, lo scorso lunedì 30 gennaio, il preside è stato violentemente picchiato da un professore, di fronte ai professori e agli alunni dell’istituto.

Poco dopo la sua entrata in servizio, intorno a mezzogiorno, il dirigente scolastico è stato avvicinato dal docente è tra i due è subito nato un diverbio dai toni molto accesi, al punto che qualcuno ha preferito avvisare i carabinieri, la cui stazione si torva ad una distanza di appena 20 metri.

I militi però sono arrivati troppo tardi. Quando i carabinieri hanno fatto il loro ingresso a scuola infatti, pochi minuti dopo, la situazione era già degenerata: il professore aveva picchiato il preside e stava continuando a colpirlo con calci e pugni al volto, di fronte agli occhi di colleghi, personale scolastico e alunni.

Adesso il professore, le cui generalità non sono state rese note, è stato sospeso e, oltre ad una denuncia penale per aggressione, rischia anche il licenziamento. Il preside, Paorolini, ha reso noto di essere dispiaciuto che gli studenti abbiano dovuto assistere a questa scena e che alla causa di uno scontro tanto violento ci sarebbero stati «motivi di lavoro».

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Ragazza di 19 anni si toglie la vita all’università: «ho fallito negli studi»

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Una ragazza di 19 anni si sarebbe suicidata nei bagni dell’università Iulm di Milano, dopo non aver dato un esame, perché pensava di aver fallito negli studi. In un biglietto le ragioni del suo gesto e le scuse ai genitori.

Ma siamo sicuri che i discorsi sulla meritocrazia e sui giovani che non devono essere degli scansafatiche non ci stiano sfuggendo di mano? Forse stiamo imponendo ritmi poco sostenibili e standard qualitativi irrealizzabili, o che comunque non tengono in considerazione il livello di benessere delle persone? A giudicare da quello che è successo ieri a Milano, dove una ragazza di 19 anni si è suicidata all’università dopo non aver dato un esame, viene da pensarlo.

La giovanissima, che un anno dopo aver compiuto la maggiore età si sentiva già fuori tempo massimo, forse si è sentita sopraffatta dalle aspettative di una società che, quando c’è da chiedere, pesta sempre sull’acceleratore.

L’ha ritrovata un bidello della Iulm, l’università di Milano che frequentava. Era in un bagno, chiuso dall’interno. Il suo corpo non mostrava segni di violenza. Intorno al collo aveva una sciarpa che avrebbe usato per compiere l’estremo gesto. Addosso le hanno trovato un biglietto nel quale si incolpava dei suoi fallimenti negli studi, salutava gli amici e chiedeva scusa ai propri genitori. Il giorno prima aveva in programma un esame, che però non aveva sostenuto. I genitori erano in pensiero fin dalle 22 della sera precedente, quando hanno lanciato l’allarme. Alle 6:30, poco dopo l’apertura della facoltà, la macabra scoperta.

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