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Cronaca

Minacce di morte agli esponenti di FdI a Trento a firma di sedicenti Nuove Brigate Rosse

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Brigate Rosse Trento minacce di morte Fratelli d'Italia

Due lettere contenti minacce di morte, scritte in parte a mano e in parte redatte a macchina, colme di refusi ed errori grammaticali e firmate Nuove Brigate Rosse, sono state recapitate agli esponenti di Fratelli d’Italia di Trento, dove domani è attesa Giorgia Meloni, Alessia Ambrosi e Alessandro Urzì.

Sulla vicenda indaga la Digos di Trento, ma sono diverse le perplessità che si alzano relativamente alle lettere contenenti minacce di morte che le “Nuove Brigate Rosse” avrebbero inviato agli esponenti trentini di Fratelli d’Italia Alessia Ambrosi e Alessandro Urzì. Nelle due missive che sono state recapitate ieri alla sede di Fratelli d’Italia di Trento, dove oltretutto è attesa domani Giorgia Meloni, e alla redazione de L’Adige, si preannuncia anche l’avvicinarsi di un «autunno caldo e di fuoco».

Ma c’è chi sospetta che possa trattarsi di due fake, o dell’opera di un mitomane. I motivi sono diversi. Innanzitutto il fatto che manchi il simbolo della stella a cinque punte. L’intestazione “Brigate Rosse” poi, è stata aggiunta a mano, così come la scritta in calce “morte ai fascisti”, mentre il corpo del testo è stato redatto a macchina. Un testo oltretutto pieno di refusi ed errori grammaticali, che fa dubitare della sua attendibilità. Qualcuno si spinge perfino oltre, arrivando ad ipotizzare che possano essere state fatte da simpatizzanti o membri del partito, per usarle come strumenti di propaganda.

Di sicuro, la Meloni le ritiene autentiche, ma non sembra troppo spaventata e su Twitter afferma: «Il clima di odio che certa sinistra sta costruendo attorno a me e a FdI sfocia anche in atti intimidatori. Mi auguro che tutte le forze politiche condannino senza tentennamenti questa missiva a firma Brigate Rosse. Se qualcuno pensa di intimorirci sbaglia di grosso».

E mentre le forze dell’ordine sono al lavoro per fare luce su questa vicenda, un dubbio più degli altri permane: come hanno fatto le BR, o chiunque abbia scritto le due lettere, a trovare una macchina da scrivere funzionante e con il nastro pieno?

Cronaca

Arrestato sospetto terrorista a Fiumicino: «fa parte dell’Isis»

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113 polizia volante pantera

Ha 32 anni, proviene dal Tagikistan ed era latitante da diverso tempo. Viaggiava sotto falsa identità.

Pendeva un mandato d’arresto internazionale per l’uomo di 32 anni originario del Tagikistan, arrestato oggi all’aeroporto di fiumicino con l’accusa di essere un terrorista dell’Isis. L’uomo si sarebbe arruolato nelle milizie del califfato nel 2014 ed avrebbe combattuto in Siria nello stesso anno.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, per eludere le forze dell’ordine che lo cercavano da diverso tempo, viaggiava con documenti fasulli. Sarebbero stati diversi gli alias a sua disposizione, con differenti età e nazionalità, in particolare Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina.

Il sospetto terrorista arrestato oggi è’ atterrato in Italia, a Fiumicino, alle 11:45. Proveniva dall’aeroporto di Eindhoven, nei Paesi Bassi. E’ stato fermato dalla Digos capitolina sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’aiuto della Polizia di Frontiera di Fiumicino.

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Cronaca

L’ex ministro della Salute Speranza minacciato ad Ostia da un gruppo no-vax

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roberto speranza aggredito dai no-vax ad ostia

Speranza si trovava nel comune laziale per presentare il suo libro: il drappello di contestatori no-vax lo ha bloccato in municipio e si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Doveva presentare il suo libro “Perché guariremo” ma la presentazione è saltata: ad aspettare Roberto Speranza in municipio ad Ostia c’era un nutrito gruppo di no-vax che ha aggredito l’ex ministro della Salute.

Speranza si è rifugiato in municipio e vi è rimasto confinato per una buona mezz’oretta. C’è voluto l’intervento delle forze dell’ordine per disperdere i contestatori e permettergli di uscire senza che si verificassero ulteriori incidenti.

«Assassino» l’epiteto più volte scandito in direzione dell’ex ministro, raggiunto da minacce anche di morte. Nemmeno la moglie di Speranza è stata risparmiata dal drappello di contestatori che l’ha più volte apostrofata come «travestito».

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Cronaca

La figlia di Verdini patteggia una pena di un anno per truffa

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tribunale giustizia sentenza giudice poeta

Fingendosi avvocato, ha assunto le difese di una donna che per anni ha creduto di essere difesa: in realtà la causa non è mai partita e la figlia di Verdini ha patteggiato una pena ad un anno per tentata truffa e falsità materiale.

Non c’è pace per la famiglia Verdini: il padre Denis è in carcere, la figlia Francesca ha come fidanzato Matteo Salvini ed ora anche la figlia Diletta è finita nei guai ed ha patteggiato un anno di pena per tentata truffa ad una badante. Spacciandosi per avvocato, ha “assunto” la difesa della donna, senza mai far partire la causa. Le accuse nei suoi confronti erano di tentata truffa e falsità materiale.

La vicenda è salita agli onori della cronaca grazie ad un servizio de Le Iene. Il Corriere Fiorentino poi ha ricostruito i dettagli. Nel 2016 una donna rumena, in Italia da 17 anni, ha deciso di intentare causa contro le figlie di una signora che aveva assistito, che non avrebbero pagato le sue prestazioni. A questa, Diletta Verdini avrebbe millantato di essere avvocato. La donna si è dunque affidata a lei, che l’avrebbe costantemente tenuta aggiornata sull’evolversi della causa.

Nel 2022 è arrivata pure la bella notizia: la causa è vinta, alla donna vanno 4.300 euro. A stabilirlo una sentenza del tribunale del lavoro di Firenze stampata su carta intestata del tribunale di Firenze con tanto di sezione lavoro, numero di procedimento e firma del giudice. Ma era tutto falso: Diletta Verdini non era un avvocato e la causa non è mai partita.

La signora però non lo sapeva e le chiede quando potrà ricevere il risarcimento che il Tribunale le ha riconosciuto. Il suo legale non risponde chiaramente, tentenna, prende tempo. Ci sono alcuni ritardi tecnici non meglio specificata.

La signora però è perplessa e decide di consultare un altro avvocato, che non ci mette molto a capire la situazione:  la firma sul documento appartiene a una giudice realmente esistente, ma del tutto estranea alla sentenza ed il numero di iscrizione al registro generale corrisponde ad un’altra causa che vede coinvolti altri soggetti. 

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