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Re Carlo III ha il cancro, ipotesi abdicazione in favore del principe William

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Che il regno di Carlo III sarebbe stato ben più corto di quello della madre era risaputo, ma che potesse durare così poco non era facilmente immaginabile: il re potrebbe abdicare il favore del figlio dopo aver scoperto di avere un cancro. I consiglieri di Stato sono già pronti a prendere il suo posto in caso di impedimento temporaneo.

In seguito agli appofondimenti per l’ingrossamento della prostata, re Carlo III ha scoperto di avere un cancro. Ne ha dato notizia lui stesso, «per evitare illazioni». E mentre Buckingham Palace rende noto che il re ha iniziato le terapie previste, iniziano a rimbalzare indiscrezioni che vogliono il più anziano monarca della storia britannica (ha indossato la corona a 76 anni, ndr), pronto ad abdicare in favore del figlio, il principe William, sulla spinta dell’esempio danese.

Non si sa che tipo di tumore affligga re Carlo III, ma si sa che ha iniziato radioterapia, la chemioterapia, l’immunoterapia e i farmaci a bersaglio molecolare. L’ipotesi abdicazione è tutt’altro che esclusa. Il biografo della casa reale, Phil Dampier, prima della notizia del cancro aveva parlato di un possibile addio al trono entro cinque anni: «se dovesse avere problemi di salute o credesse che sia il momento giusto, potrebbe lasciare il trono a William. Sua madre Elisabetta non poteva farlo, perché suo padre Giorgio VI diventò re dopo l’abdicazione del fratello, e dunque era qualcosa da non ripetere. Ma i tempi cambiano».

Nel frattempo, i consiglieri di Stato, ovvero membri della famiglia reale che fanno le veci del sovrano in caso di impedimento, sarebbero pronti ad assumere la reggenza qualora fosse necessario. Si tratta della regina Camilla, William, Harry, Andrea e sua figlia Beatrice. A questi Carlo stesso ha aggiunto la sorella Anna e il fratello Edoardo.

Cronaca

E’ iniziato il processo sull’omicidio di Giulio Regeni, la famiglia: «aspettavamo da 8 anni»

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Si è chiusa la prima udienza nei confronti dei quattro egiziani accusati del sequestro di persona e dell’omicidio del giovane ricercatore avvenuto a Il Cairo nel 2016. La prossima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni si terrà il 18 marzo.

Ha preso avvia presso la Corte d’Assise di Roma la prima udienza del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Gli imputati sono 4 membri dei servizi segreti egiziani, finora mai comparsi: Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono a vario titolo accusati di concorso in lesioni personali aggravate, omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato.

Gli imputati, dopo il non erano in aula. I difensori d’ufficio hanno posto una serie di eccezioni sulle quali la Corte si esprimerà il prossimo 18 marzo.

«Oggi è una giornata molto importante» hanno detto i genitori del ricercatore ucciso a Il Cairo nel 2016. . «Erano otto anni che aspettavamo questo momento – ha fatto eco l’avvocato Alessandra Ballerini, legale assieme al collega Giacomo Satta dei genitori di Giulio – . Finalmente speriamo che il processo possa partire. Sono state sollevate le questioni preliminari che erano già stata rigettate in tutte le altre aule di giustizia: speriamo, dopo la decisione della Consulta che rafforza molto la nostra posizione, di potere avere un processo contro chi ha fatto tutto il male del mondo a Giulio»

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Mondo

E’ morto in carcere in Russia Alexei Navalny

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condannato per estremismo Alexei Navalny

L’attivista dissidente Alexei Navalny, considerato il principale oppositore interno di Vladimir Putin, è morto nel carcere in cui stava scontando una pena a 19 anni per estremismo.

Il dissidente russo Alexei Navalny è morto. Ne dà notizia l’agenzia di stampa russa Tass, secondo cui sono in corso di accertamento le cause del decesso.

Il portavoce del Cremlino Peskov non ha fornito maggiori dettagli ed ha affermato di non esserne al corrente. I servizi carcerari nivece hanno parlato di malore.

L’attivista che ha guidato le manifestazioni anti Putin e che ha spesso messo in imbarazzo il Cremlino con le sue inchieste sulla corruzione dilagante nel Paese, era stato condannato a 19 anni di carcere per estremismo, ma stava già scontando una condanna a 9 anni.

In passato subì un tentativo di avvelenamento, ma riuscì a salvarsi dopo essere stato curato in Germania. Successivamente, l’attivista decise di far rientro nel Paese. Il giorno precedente alla sua ultima condanna, invitò tutti i suoi sostenitori a non aver paura.

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Cartello shock in Svizzera: «non si affittano slittini agli ebrei

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cartello contro gli ebrei in svizzera

Un cartello scritto in ebraico e affisso fuori da un ristorante di montagna a Davos in Svizzera informava la clientela che l’attrezzatura sportiva non sarebbe stata affittata agli ebrei. Dopo una prima giustificazione («decidiamo noi chi può e chi non può») e l’ondata di polemiche, il cartello è stato rimosso.

In Svizzera, a Pischa, vicino a Davos, la località dove ha sede ogni anno il World Economic Forum, fuori da un ristorante di montagna è comparso un cartello dai toni antisemiti: «A causa di diversi incidenti molto fastidiosi, tra cui il furto di uno slittino, non noleggiamo più l’attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei», recitava in ebraico.

La vicenda ha ovviamente innescato una vasta mole di polemiche non soltanto in Svizzera ed il ristorante ha infine rimosso il cartello con le frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei. Prima però il titolare aveva provato a giustificarsi: «Non vogliamo più discussioni ogni giorno ed eserciteremo il nostro diritto di decidere chi possa affittare le cose di nostra proprietà e chi no». Insomma, solo la difesa della proprietà, la scelta non ha nessun intento discriminatorio: «non ha nulla a che vedere con la fede, il colore della pelle o le preferenze personali».

La vicenda è stata denunciata da un cliente di origine ebraica, che al quotidiano elevetico 20 Minuten ha spiegato: «ho fatto finta di non saper leggere l’ebraico e ho chiesto se potevamo affittare degli slittini». L’episodio è stato definito «scioccante» da Jonathan Kreutner, segretario generale della Federazione delle comunità israelitiche della Svizzera (Fsci).

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