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Cronaca

Ristoratrice morta, lo striscione contro i giornalisti: «non fatevi vedere più»

Lucarelli: «troppo comodo dare la colpa ai social». Mario Mariotti: «Selvaggia mi ha accusato di truffa quando stavo per morire».

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Mentre le indagini proseguono per risalire all’autore della recensione da cui ha preso avvio la vicenda e per fugare ogni dubbio circa il suicidio di Giovanna Pedretti, la ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano finita al centro di un dibattito pubblico, la famiglia chiede rispetto e in paese spuntano striscioni contro i giornalisti.

La vicenda di Giovanna Pedretti è nata come un caso mediatico e si è trasformato in un caso di cronaca che ha dato vita ad un nuovo caso mediatico. Da domenica, quando il corpo della ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano è stato ritrovato sulle rive del Lambro, la cittadina è stata invasa da truppe di televisioni, radio e giornali. E proprio contro i giornalisti, accusati di sciacallaggio nei confronti della vicenda della ristoratrice, si scagliano i residenti, i quali hanno appeso due striscioni per le vie cittadine: «Stampa e tv rispettate la famiglia e non fatevi vedere più» recitava una scritta di vernice nera su un lenzuolo bianco.

Anche la famiglia, per bocca del proprio legale, chiede che venga rispettato maggiormente il dolore che stanno vivendo. «Figlia, marito e madre di Giovanna Pedretti si sentono sotto assedio, trovandosi ogni volta che escono di casa qualche cronista che li attende in strada per fare domande», dice l’avvocato Simona Callegari. «Stanno vivendo un enorme dolore, la loro richiesta alla stampa è di dare tregua, di rispettare la sofferenza di una famiglia, in attesa che dalle indagini arrivino elementi più solidi».

Tra i volti passati più volte nel tritacarne delle critiche, Selvaggia Lucarelli, tra le prime ad occuparsi del caso e a sollevare dubbi sull’autenticità della recensione. Questa mattina la giornalista ha affidato ad X un lungo sfogo, corredato dagli insulti ricevuti in questi giorni, nel quale si difende dalle accuse di sciacallaggio e sostiene di aver fatto semplicemente una verifica delle fonti. Ha aperto il suo lungo messaggio con una «riflessione sul ruolo della stampa: perché una notizia irrilevante e pure falsa era in home ovunque? Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo». E in merito alla accuse ricevute ha detto: «Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere […] Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare».

Tra le voci più critiche, quella di Matteo Mariotti il ragazzo che ha perduto una gamba dopo essere stato morso da uno squalo in Australia. Anche lui finì in una polemica sollevata dalla giornalista, in merito alla raccolta fondi organizzata dai suoi amici per acquistare la protesi. Se il padre ha detto «Selvaggia Lucarelli chiedeva i preventivi delle protesi mentre lui era in terapia intensiva, lui ha aggiunto: «Io ero in rianimazione, intubato e Lucarelli mi accusava sui social di aver truffato. Alcuni miei amici avevano fatto una raccolta di fondi per le mie cure, lei disse che le spese erano a carico del Servizio sanitario nazionale e quindi quei soldi non potevano essere per le mie cure, era tutto falso. Voglio riuscire a spiegare un giorno cosa significa ritrovarsi addosso tutte quelle offese, non poter reagire, è terribile».

Nel frattempo le indagini sulla vicenda di Giovanna Pedretti proseguono, sia per stabilire chi abbia scritto la recensione che ha dato avvio alla vicenda, sia per fugare ogni dubbio sulla morte della ristoratrice, anche se gli inquirenti non nutrono grossi dubbi. L’ipotesi principale rimae quella del suicidio ed è stata aperta un’inchiesta per istigazione. Sebbene Giovanna Pedretti non abbia lasciato biglietti o messaggi, chi indaga crede che non ci siano dubbi sul fatto che si sia butatta tra le acque del Lambro, dopo essersi inferta alcune ferite nella sua macchina.

Cronaca

Alessandra Pifferi era capace di intendere e volere: la perizia che potrebbe costarle l’ergastolo

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indagate le psicologhe del caso pifferi

Il test disposto dalle psicologhe del carcere, indagate insieme alla legale di Alessandra Pifferi, è stato ritenuto poco attendibile. Secondo la perizia invece: «in presenza di un funzionamento cognitivo integro e di una buona capacità di comprensione della vicenda giudiziaria che la riguarda, sia in termini di disvalore degli atti compiuti sia dello sviluppo della vicenda processuale, la donna è capace di stare in giudizio».

Rischia l’ergastolo Alessandra Pifferi, la madre che ha permesso la morte di stenti della figlia di 18 mesi abbandonata per diversi giorni in casa, dopo che è stata ritenuta capace di intendere e di volere. A stabilirlo, una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’Assise di Milano, quattro mesi fa.

Non si tratta dei test psicologici eseguiti in carcere su Alessandra Pifferi, per i quali sono state indagate per falso e favoreggiamento due psicologhe in servizio presso la casa circondariale e la sua avvocatessa. Secondo le accuse nei loro confronti, avrebbero cercato di favorire la tesi difensiva confezionando perizie alterate, al fine di ottenere l’incapacità di intendere e volere.

Ma secondo la perizia stilata dal consulente Elvezio Pirfo, già balzato agli onori della cronaca ai tempi del delitto di Cogne, Alessandra Pifferi era perfettamente capace di intendere e di volere: «al momento dei fatti ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la piccola Diana e ha anche adottato un’intelligenza di condotta viste le motivazioni diverse delle proprie scelte date a persone diverse». Più avanti il dottore sostiene che la donna «non ha disturbi psichiatrici maggiori, né gravi disturbi di personalità».

In seguito a questa perizia, viene dunque esclusa l’attenuante per la quale la donna avrebbe potuto evitare l’ergastolo, che invece adesso ritorna ad essere un’ipotesi probabile.

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Cronaca

Due fratelli investiti da un tir a Sanremo mentre vanno a scuola: morto un 17enne, gravissima una 15enne

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Il tragico incidente si è verificato a Bussana, una frazione di Sanremo. Il camion si è dileguato, ma poco dopo è stato rintracciato dalla Polizia. L’autista ha affermato di non essersi accorto dell’investimento.

La città dei fiori torna di stringente attualità, ma, questa volta non per il festival. Questa mattina a Bussana di Sanremo due fratelli di 17 e 15 anni di origine magrebina sono stati investiti da un tir, mentre andavano a scuola. Il più grande è deceduto, mentre la più piccola si trova in condizioni molto serie.

Dopo l’impatto il camion non si è fermato. I testimoni tuttavia hanno saputo fornire una descrizione abbastanza dettagliata del mezzo, che poco dopo è stato rintracciato dalla polizia. L’autista del veicolo, di origine rumena, ha detto alle forze dell’ordine di non essersi reso conto del tremendo impatto. E’ accusato di omicidio stradale, omissione di soccorso e lesioni colpose.

Secondo la stampa locale, aveva appena compiuto una consegna e nel momento in cui i due fratelli sono stati investiti dal suo tir, si sarebbe trovato in una zona di Sanremo vietata al transito.

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Cronaca

Ginecologo e consigliere comunale di Torino accusato di molestie

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silvio viale ginecologo torino accusato di molestie 2

Quattro donne hanno accusato di palpeggiamenti, molestie e frasi inopportune Silvio Viale, ginecologo che siede in Consiglio Comunale a Torino tra le fila dei Radicali, noto per essere “dalla parte delle donne”.

Celebre per le sue battaglie pro-aborto e a favore della pillola RU-468, conosciuto e reclamizzato come il “ginecologo dalla parte delle donne, Silvio Viale, che siede in Consiglio comunale a Torino tra le fila di “Europa e Radicali italiani” è stato accusato di molestie sessuali da quattro donne tra i 20 ed i 25 anni.

Tutte affermano di aver subito molestie durante la prima visita effettuata presso lo studio del medico. Avrebbero subito palpeggiamenti ed il ginecologo avrebbe rivolto loro frasi inopportune e concernenti la sfera intima.

Il titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Cesare Parodi. Le denunciate sono assistite dall’avvocata Benedetta Perego e dall’avvocata Ilaria Sala, che commentano: «Speriamo possa essere fatta luce su questa vicenda. La sistematicità che emerge dai racconti fa sperare che qualora altre donne abbiano vissuto esperienze analoghe possano trovare il coraggio di uscire allo scoperto, di sapere di non essere sole».

Non so nulla, non so cosa dire – afferma invece il ginecologo accusato di molestie a Torino -. Mi dispiace, ma davvero non riesco a comprendere. Non so nemmeno il contesto di cui si sta parlando».

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