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Zelensky: «nessun mediatore, incontro solo Putin e solo per la fine della guerra»

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Discorso di Volodymyr Zelensky alle Camere

Con un comunicato diffusa dall’agenzia stampa ucraina Ukrinform, il premier Volodymyr Zelensky rende noto di aver rifiutato ulteriori colloqui con mediatori russi e che una trattativa può essere imbastita soltanto con un incontro col presidente Vladimir Putin.

«Non accetto nessun incontro con i mediatori russi, ma solo con il presidente Vladimir Putin, e la questione sul tavolo deve essere una sola: far finire la guerra» afferma perentorio Volodymyr Zelensky, in una nota stampa diffusa dall’agenzia Ukrinform.

Una scelta strategica che quindi chiude, per il momento, il travagliato capitolo dei colloqui di pace, iniziati poco dopo l’invasione dell’Ucraina, ma dimostratisi in fretta sterili. Il motivo di questa decisione sarebbe proprio la necessità di arrivare ad un incontro proficuo, una discussione con un plenipotenziario, che in Russia sembra essere soltanto Vladimir Putin: «Senza di lui non si prendono decisioni e dobbiamo esserne ben consapevoli. E se stiamo parlando di una decisione per porre fine alla guerra, senza di lui questa decisione non sarà presa».

Per quanto riguarda la conclusione del conflitto, Zelensky rimane fiducioso ed è sicuro che l’Ucraina non cadrà: «Stiamo pagando un prezzo alto, ma ci sarà sicuramente una vittoria, perché semplicemente non c’è altra via d’uscita. Qualsiasi guerra finisce con la diplomazia, la diplomazia può portare alla pace, e la pace è il desiderio di ogni persona normale».

Per quanto riguarda le fasi della guerra invece, Zelenksy smentisce una controffensiva in Crimea, allo scopo di riconquistare la penisola annessa dai russi: «costerebbe la vita di centinaia di migliaia di soldati ucraini».

Attualità

La Francia nega l’estradizione degli ex Brigatisti rossi

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PARIGI – La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia per i 10 ex terroristi rossi arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse’ nell’aprile 2021, tra cui l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi. Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi giorni. Come riporta l’Ansa, la decisione può essere impugnata dalla procura generale francese.

“Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia”. Questo il commento della Ministra della giustizia, Marta Cartabia.

“Posso valutare nei prossimi giorni l’esistenza nell’ordinamento francese di una impugnazione del tipo di quella prevista dall’art.706 cpp, ovvero il ricorso per Cassazione, nel caso di estradizioni per l’estero”, ha detto il procuratore generale di Milano, Francesca Nanni. Il pg milanese si riferisce in particolare a Giorgio Pietrostefani e Sergio Tornaghi.

Alla lettura nel tribunale di Parigi della sentenza un gruppo di italiani guidato dal deputato della Lega Daniele Belotti, ha gridato “Assassini!’. Del gruppo, che aveva srotolato uno striscione di protesta davanti al palazzo di Giustizia prima dell’udienza, fanno parte anche il sindaco di Telgate, in provincia di Bergamo, comune di origine di uno degli ex terroristi, Narciso Manenti, e il presidente e vicepresidente dell’associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l’appuntato ucciso nel 1979 da Manenti davanti al figlio di 11 anni.

Come riporta l’Ansa, fonti del Nazareno esprimono “delusione”. “E’ una decisione grave” per le implicazioni che comporta rispetto alla sofferenza dei familiari delle vittime e alla memoria delle vittime . 
    
Ad ascoltare la decisione della Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi, c’erano tutti gli italiani condannati e fuggiti in Francia, ad eccezione del più anziano, Giorgio Pietrostefani, 78 anni.

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Svezia e Finlandia nella Nato, Erdogan ritira il veto

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MADRID – “I leader oggi prenderanno anche la storica decisione di invitare Finlandia e Svezia a diventare membri della Nato, sulla base dell’accordo raggiunto ieri tra Finlandia, Svezia e Turchia: si tratta di un accordo positivo per la Finlandia, la Svezia, la Turchia e per tutti noi”.

Lo ha detto il segretario della Nato Jens Stoltenberg arrivando al summit organizzato nella periferia di Madrid. Stoltenberg ha aggiunto che quello al via oggi sarà un vertice “storico e trasformativo”. 

Come riporta l’Ansa, gli Usa rafforzeranno la loro presenza militare in Europa, incluse capacità difensive aeree aggiuntive in Germania e Italia. Lo ha detto il presidente americano Joe Biden aprendo il summit Nato a Madrid. “Oggi lanciamo un messaggio: la Nato è forte e unita”, ha detto Biden. Vladimir Putin voleva il “modello Finlandia” per l’Europa e invece ottiene il “modello Nato”, ha aggiunto il presidente Usa a proposito dell’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica. 

La Russia pone una “minaccia diretta” alla sicurezza della Nato. Lo sottolinea il segretario Generale dell’Alleanza. Durante il vertice Nato in corso a Madrid “affermeremo con chiarezza che la Russia pone una minaccia diretta alla nostra sicurezza”, ha detto Stoltenberg. 

Come riporta l’Ansa, la mediazione in extremis del segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg ha portato infatti buoni frutti e la Turchia ha ritirato il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia, dopo settimane d’impasse. I tre Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa sulle richieste turche e Ankara può davvero dirsi soddisfatta: “Abbiamo avuto quello che chiedevamo, piena cooperazione” contro i curdi del PKK e i loro alleati, ha fatto sapere la presidenza turca. “Con l’ingresso di Stoccolma e Helsinki nell’Alleanza saremo tutti più sicuri”, ha esultato Stoltenberg.

Non solo. Il presidente americano Joe Biden è arrivato nella capitale spagnola con un bel dono per la sicurezza euroatlantica: un rafforzamento “a lungo termine” dell’impegno militare Usa nel vecchio mondo, in particolare “nei Paesi Baltici, nei Balcani” e in generale “sul fianco orientale dell’Alleanza”. Ovvero il fronte più delicato della nuova guerra fredda. Che appare però già sufficientemente calda. Gli annunci precisi verranno nel corso del vertice ma appare chiaro che un blocco importante di quei 260mila effettivi in più a disposizione del comando supremo saranno a stelle e strisce. Un boccone amaro da mandar giù per Mosca (e in parte anche per Pechino).

Unità è la parola chiave di questi giorni. Lo era al Consiglio Europeo, lo è stata al G7 e lo sarà al summit di Madrid, già definito come “storico” da molti leader, incluso Biden, perché avviene in tempo di guerra in Europa e perché segnerà una profonda trasformazione della Nato, non solo in termini di uomini e mezzi schierati sul campo. 

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“Trump voleva mettersi alla guida dell’auto per unirsi alla marcia su Capitol Hill”

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WASHINGTON – Donald Trump incitò i suoi fan a marciare sul Capitol per rovesciare il voto pur sapendo che c’era gente armata al suo comizio del 6 gennaio e aggredì l’agente del secret service alla guida della limousine presidenziale afferrando il volante per tentare di raggiungere i manifestanti. Sono alcune delle rivelazioni esplosive di Cassidy Hutchinson, stretta collaboratrice dell’ex chief of staff Mark Meadows, diventata la super testimone chiave dell’udienza pubblica convocata nel giro di 24 ore dalla commissione parlamentare d’inchiesta sull’assalto al Congresso per rivelare “prove acquisite di recente” che “tutti gli americani devono sentire”.

Prove che tuttavia, come riporta l’Ansa, per Trump non esistono: “La conosco a malapena, è una falsa totale e una delatrice”, ha scritto sui suoi social, negando la ricostruzione della super testimone e attaccando l’inchiesta “farsa”.

Un’udienza a sorpresa con un effetto devastante. Hutchinson non ha un alto profilo ma lavorava vicino o dentro le stanze del potere, tra lo studio Ovale e l’ufficio del chief of staff, ascoltando telefonate e conversazioni dell’inner circle del presidente. E la sua deposizione shock con resoconti di prima mano è sembrata cristallina, scevra da ogni pregiudizio o risentimento, infliggendo finora il colpo più potente, potenzialmente fatale alla ricandidatura di Trump, nell’inchiesta della Camera sull’attacco al Capitol. 

Come riporta l’Ansa, Hutchinson ha raccontato che la sera del 2 gennaio 2021 Rudy Giuliani, l’avvocato di Trump, le disse che il 6 gennaio i supporter di Trump sarebbero andati al Capitol, confermando così il sospetto di un piano preordinato per bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden. L’assistente andò quindi da Meadows, che le disse di essere preoccupato per quello che sarebbe potuto succedere quel giorno: anche lui, quindi, era a conoscenza del piano. In un crescendo di tensione, la testimone ha poi sganciato la ‘bomba’: Trump sapeva che c’erano persone armate e con giubbotti anti proiettili al comizio che aveva organizzato il 6 gennaio, poco prima di incitare la folla dei suoi fan a marciare sul Capitol. E lo sapeva anche Meadows ma ignorò i moniti di un altro dirigente della Casa Bianca, Tony Ornato, limitandosi a chiedere: “Quanto deve parlare ancora Trump?”. Il tycoon inoltre chiese di rimuovere i “fottuti metal detector” al suo raduno: “E’ la mia gente, non sono qui per farmi del male”. 

Poi, come se non bastasse, il presidente chiese al secret service di portarlo in mezzo ai manifestanti in marcia verso il Congresso ma quando gli fu negato per motivi di sicurezza non esitò a prendere per le spalle e per la gola l’autista della ‘Beast’ tentando di afferrare il volante. Un gesto di ira e disperazione, come quando lanciò un piatto dopo che il ministro della giustizia William Barr gli disse che non c’era alcuna prova alle sue accuse di brogli. Dalla deposizione è emerso anche che Trump voleva concedere la grazia ai rivoltosi e che alcuni parlamentari repubblicani coinvolti negli sforzi per ribaltare il voto gliela chiesero, così come Giuliani e Meadows. 

Come riporta l’Ansa, Hutchinson ha ammesso di essere rimasta inorridita dal tweet con cui Trump aveva intimidito Mike Pence perchè non certificasse il voto: “Da americana, ero disgustata. Era antipatriottico. Era anti-americano. Assistevamo al Campidoglio che veniva deturpato per una menzogna”.

Dopo la deposizione, Liz Cheney, vice presidente repubblicana della Commissione inquirente, ha denunciato tentativi di intimidazione dei testimoni da parte di Trump e i suoi. “Il presidente vuole che ti faccia sapere che sta pensando a te. Sa che sei leale”, si legge in un messaggio indirizzato ad uno dei testi che Cheney ha mostrato in aula, ringraziando Hutchinson per il suo coraggio. “La nostra nazione – ha sottolineato – è tenuta in vita da coloro che rispettano il loro giuramento di fedeltà Costituzione. La nostra nazione è tenuta in vita da coloro che conoscono la differenza fondamentale tra giusto e sbagliato. Voglio che tutti gli americani sappiano che quello che fatto oggi miss Hutchinson non è facile. La via più facile era nascondersi dai riflettori, rifiutarsi di farsi avanti, tentare di minimizzare o negare quello che è successo”. 

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