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Conclusi i negoziati tra Russia e Ucraina, Mosca detta le sue condizioni

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conclusi i primi negoziati tra Russia e Ucraina

Delegazioni in ritorno verso le rispettive capitali e primo giro di negoziati conclusi. Attesi nuovi incontri nei prossimi giorni. «Abbiamo trovato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune» commenta Medinsky.

I negoziati tra Russia ed Ucraina in Bielorussia sono terminati con una fumata grigia. Non si è raggiunto un accordo definitivo per il cessate il fuoco, ma nemmeno si sono interrotte del tutto le trattative e questo è di per sé una buona notizia. Le delegazioni sono di ritorno nelle rispettive capitali per fare il resoconto e le valutazioni interne della prima giornata di dialogo tra i due Paesi dallo scoppio della guerra, o per meglio dire, dall’invasione russa in Ucraina. Nei prossimi giorni i negoziati dovrebbero riprendere.

“Abbiamo trovato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune”, ha detto il negoziatore russo Vladimir Medinsky, uomo molto vicino a Putin. Il presidente dal canto suo ha avuto un colloquio telefonico con Macron, rende noto l’Eliseo, nel quale si è impegnato a fermare i radi contro le abitazioni e i civili. Il presidente francese avrebbe ottenuto da Putin l’impegno a tenere aperto il dialogo al fine di evitare altre escalation. Macron poi avrebbe ribadito la richiesta della comunità internazionale di terminare immediatamente le operazioni belliche in Ucraina.

Putin non ha chiuso definitivamente la porta a queste ipotesi, ma ha dettato le sue condizioni. Innanzitutto non pare intenzionato a fare marcia indietro circa le sue richieste di «smilitarizzazione e de-nazificazione» dell’Ucraina. Poi ha ribadito che un accordo sarà possibile solo quando il Paese avrà «assunto uno status neutrale», rinunciando definitivamente quindi all’ingresso nella Nato e nell’Unione Europea. Infine Putin ha anche chiesto il riconoscimento ufficiale della Crime come territorio russo da parte della comunità internazionale.

I negoziati tra le delegazioni di Russia ed Ucraina si sono conclusi dopo sei ore, durante le quali non hanno cessato di esplodere bombe e risuonare le sirene d’emergenza. Le trattative tra russi e ucraini sembravano destinate a durare poco e a fallire in fretta, ma, nonostante un’interruzione non tanto chiara, sono proseguiti fino ad una parziale aperura tra le parti.

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Il cardinale Becciu indagato in Vaticano per associazione a delinquere

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ROMA – In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano parallelamente al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, il cardinale Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere.

Come riporta l’Ansa, lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi, che, in apertura della 37/a udienza del processo, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

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Salvini: “L’Alta velocità a Bari bloccata per presenza carrubi e mandorli”

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Matteo Salvini

ROMA – “E’ notizia di oggi che l’alta velocità a Bari che costa 406 milioni di denaro pubblico, per il momento per decisione del Tar è bloccata per carrubi e mandorli, perché lungo il percorso ci sono carrubi e mandorli, come peraltro un ponte interrotto in Sardegna da mesi, che va abbattuto e ricostruito, è bloccato per la probabile presenza di rane e di trote”.

Così il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in occasione dell’assemblea di Coldiretti. “Io adoro i carrubi, i mandorli, le rane e le trote. Ma bisogna trovare il modo di far convivere la tutela dell’ambiente con la presenza umana, lo sviluppo, l’innovazione e il progresso”.

In merito al Ponte sullo Stretto, Salvini ha poi aggiunto: “Conto di avere finanziamenti da Bruxelles, li chiederò il 5 dicembre”.

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Scuola, Valditara: “Lavori socialmente utili per ragazzi violenti, da umiliazione nasce riscatto”. Poi le scuse

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ROMA – La scuola, secondo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, deve avere un valore pedagogico. Ecco perché, come riporta TgCom24, durante l’incontro Italia-Direzione Nord, che si è tenuto a Milano il 21 novembre, ha lanciato la sua proposta sui lavori socialmente utili per i ragazzi violenti, usando parole che, però, hanno scatenato le polemiche.

“Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche, si prende la responsabilità dei propri atti – ha affermato -. Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità, di fronte ai propri compagni. Da lì nasce il riscatto”. Dinanzi al termine “umiliazione” l’opposizione ha sferrato le più pesanti critiche, accusando il ministro leghista di avere un atteggiamento “repressivo e ideologico”. Il ministro si è poi scusato per quello che ha definito “un termine sicuramente inadeguato”, ma ha “confermato il messaggio: imparare l’umiltà di chiedere scusa”.

Un altro tema affrontato da Valditara è quello dei cellulari in classe. La scuola, secondo il ministro, deve “garantire a studenti e docenti un tempo di studio in classe senza distrazioni”. Per questo motivo il titolare del dicastero dell’Istruzione vorrebbe far diventare una regola nazionale il divieto di usare gli smartphone in classe durante le lezioni. Una proposta che non ritiene utile l’opposizione ma che il vicepremier Matteo Salvini ha difeso: “E’ di buon senso”, ha commentato il segretario della Lega.

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