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Cronaca

Vede intrusi in casa e chiama i carabinieri, ma aveva assunto allucinogeni: denunciato

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vede intrusi e chiama i carabinieri ma aveva preso allucinogeni ed erano solo allucinazioni

Un trentaquattrenne brianzolo che aveva assunto sostanze stupefacenti si inguaia da solo: dopo aver preso sostanze stupefacenti, ha iniziato a vedere intrusi e sconosciuti nella propria casa, ma erano allucinazioni frutto della sua suggestione, ed ha allertato carabinieri. Denunciato per procurato allarme.

Ben dieci chiamate ai carabinieri, per chiedere urgentemente aiuto, ma gli intrusi che un brianzolo di 34 anni vedeva nella propria abitazione, erano solo allucinazioni provocate dalle droghe. Aveva infatti assunto sostanze stupefacenti e ciò che vedeva era il frutto delle sue “visioni”. Per questo motivo i carabinieri giunti alla sua abitazione lo hanno denunciato per procurato allarme e segnalato come assuntore.

Ieri sera, domenica 22 gennaio, poco dopo la mezzanotte la prima richiesta di soccorso ai militi: in base al racconto, sconclusionato, giunto alla centrale operativa, ci sarebbero stati dei malintenzionati incappucciati ed armati nella casa del brianzolo, che subito dopo aver dato queste frammentarie notizie ha riagganciato. Poi, in rapida successione, le altre telefonate. In tutte ha dato informazioni frammentarie, attraverso frasi sconclusionate, suggerite dallo stato di agitazione.

In qualche modo il carabiniere che ha raccolto la richiesta di soccorso ha saputo instradare i colleghi verso la giusta abitazione, a Giussano, in provincia di Monza e Brianza. Qui i militi hanno constato che non vi era nessuno salvo il trentaquattrenne che li aveva chiamati e i suoi anziani genitori.

L’uomo però vedeva ancora le presenze per le quali aveva chiesto aiuto. Dopo una rapida perquisizione i carabinieri hanno rinvenuto una modesta quantità di hashish e il brianzolo ha confessato loro di aver assunto altre sostanze stupefacenti, che gli avrebbero causato le allucinazioni. E’ stato quindi denunciato per procurato allarme e segnalato alla Prefettura in qualità di assuntore.

Cronaca

Vannacci sospeso per 11 mesi dall’Esercito, il suo legale: «faremo ricorso»

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generale vannacci fuori dal coro rete 4

Il provvedimento nei confronti del generale Roberto Vannacci, sospeso per 11 mesi dall’Esercito, ha carattere disciplinare: carenza di senso di responsabilità e possibili ripercussioni negative sull’immagine dell’Esercito.

«Ricorreremo al Tar del Lazio per annullarla» ha detto l’avvocato di Roberto Vannacci non appena si è appreso che il generale è stato sospeso dall’Esercito per 11 mesi. Una sospensione dal carattere disciplinare, motivata da carenza di senso di responsabilità e potenziali ripercussioni negative sull’immagine dell’Esercito.

Insomma, salvo una probabile candidatura con la Lega all’orizzonte, non si schiariscono le nubi sul capo di Vannacci, sotto inchiesta in tre diverse indagini per peculato, truffa, istigazione all’odio razziale e diffamazione nei confronti di Paola Egonu, la campionessa azzurra di pallavolo i cui tratti somatici nel libro best seller “Il mondo al Contrario «non rappresentano l’italianità».

 La sospensione, il cui provvedimento disciplinare è stato avviato il 30 ottobre scorso, prevede anche una detrazione di anzianità e il dimezzamento dello stipendio.

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Cronaca

Manganellate agli studenti a Pisa, sostituita la dirigente della Mobile di Firenze

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manganellate studenti pisa

La Mobile fiorentina fornisce le squadre anche alla Questura di Pisa per l’ordine pubblico. Silvia Conti, in servizio a Firenze dal 2021, è stato affidato un altro incarico.

Prime ripercussione dopo i fatti accaduti lo scorso venerdì a Pisa , quando tredici studenti, dieci dei quali minorenni, sono rimasti feriti in seguito alle cariche, e alle manganellate, della Polizia: Silvia Conti, dirigente della Mobile di Firenze, che fornisce le squadre anche alla Questura di Pisa per l’ordine pubblico, è stato affidata ad un altro incarico.

Come sottolinea Ansa, la dirigente della Squadra Mobile fiorentina non ha avuto ruoli operativi nella gestione dell’ordine pubblico né a a Pisa, dove sono arrivate le manganellate agli studenti, né a Firenze, dove sono scoppiati altri scontri con la polizia durante un corteo non autorizzato, ma ha disposto solo l’invio delle squadre di agenti richieste dalle due Questure.

Nel frattempo prosegue la ricostruzione della catena di errori e valutazioni errate, che hanno portato alle cariche dei polizotti. Mentre si cerca di capire quando e da dove sia partito l’ordine di caricare, la Procura analizzerà le immagini delle bodycam indossate da due capisquadra, anche al fine di stimare eventuali eccessi di forza.

Anche alcuni testimoni verranno ascoltati nelle prossime ore, non soltanto i ragazzi feriti, ma anche quelli che hanno girato i video diventati virali.

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Cronaca

Alessandra Pifferi era capace di intendere e volere: la perizia che potrebbe costarle l’ergastolo

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indagate le psicologhe del caso pifferi

Il test disposto dalle psicologhe del carcere, indagate insieme alla legale di Alessandra Pifferi, è stato ritenuto poco attendibile. Secondo la perizia invece: «in presenza di un funzionamento cognitivo integro e di una buona capacità di comprensione della vicenda giudiziaria che la riguarda, sia in termini di disvalore degli atti compiuti sia dello sviluppo della vicenda processuale, la donna è capace di stare in giudizio».

Rischia l’ergastolo Alessandra Pifferi, la madre che ha permesso la morte di stenti della figlia di 18 mesi abbandonata per diversi giorni in casa, dopo che è stata ritenuta capace di intendere e di volere. A stabilirlo, una perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’Assise di Milano, quattro mesi fa.

Non si tratta dei test psicologici eseguiti in carcere su Alessandra Pifferi, per i quali sono state indagate per falso e favoreggiamento due psicologhe in servizio presso la casa circondariale e la sua avvocatessa. Secondo le accuse nei loro confronti, avrebbero cercato di favorire la tesi difensiva confezionando perizie alterate, al fine di ottenere l’incapacità di intendere e volere.

Ma secondo la perizia stilata dal consulente Elvezio Pirfo, già balzato agli onori della cronaca ai tempi del delitto di Cogne, Alessandra Pifferi era perfettamente capace di intendere e di volere: «al momento dei fatti ha tutelato i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la piccola Diana e ha anche adottato un’intelligenza di condotta viste le motivazioni diverse delle proprie scelte date a persone diverse». Più avanti il dottore sostiene che la donna «non ha disturbi psichiatrici maggiori, né gravi disturbi di personalità».

In seguito a questa perizia, viene dunque esclusa l’attenuante per la quale la donna avrebbe potuto evitare l’ergastolo, che invece adesso ritorna ad essere un’ipotesi probabile.

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