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Iran, bombe molotov sulla casa natale dell’Ayatollah Khomeini

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Sui social stanno circolando le immagini della casa dell’ayatollah Khomeini che brucia dopo essere stata colpita dalle bottiglie molotov lanciate dai manifestanti. Un attacco ad un simbolo del potere del regime che pare portare le proteste ad un nuovo livello. E si parla ormai di una nuova rivoluzione iraniana.

Ormai la sollevazione popolare in Iran è diventata una vera rivolta contro il regime dittatoriale. Le proteste scaturite in seguito alla morte di Mahsa Amini, la giovane arrestata e morta in carcere per aver indossato non correttamente l’hijab, sono andate via via montando ed hanno ormai assunti i contorni della rivoluzione. La protesta di queste ore, è un attacco al potere e a ciò che rappresenta: i manifestanti hanno lanciato bottiglie molotov contro la casa natale dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, guida spirituale ed ex leader supremo del Paese.

Un attacco allo stesso tempo politico e religioso, che sfida il cuore, il cervello e i muscoli del regime iraniano. Sui social i video dell’incendio stanno già facendo scalpore. In base a quanto si apprende, la casa dell’ayatollah Khomeini starebbe andando a fuoco in seguito al lancio di alcune bottiglie molotov, da parte dei manifestanti.

L’edificio è stato trasformato in una casa-museo dedicata al padre della rivoluzione iraniana, o appunta khomeinista, che tra il 1978 e il 1979 trasformò l’Iran in una reppubblica islamica sciita, di ispirazione confessionale, la cui costituzione è stata redatta in base alla legge coranica.

Gli scontri nel Paese si inaspriscono ora dopo ora e nei giorni scorsi il regime ha decretato le prime condanne a morte. Una repressione dura da parte del governo centrale, anche nei confronti di cittadini stranieri, tra cui la nostra connazionale Alessia Piperno, che però non ha soffocato la sollevazione popolare. I cittadini non si sono lasciati intimidire e continuano a scendere in piazza, le donne si tolgono il velo e invocano i propri diritti, i più giovani non si quietano e continuano a sfidare il regime. La rivolta non si arresta.

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Chiuso un tempio buddista in Thailandia, tutti i monaci positivi alla metanfetamina

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Foto tratta dal web (Freepick).

Gli abitanti di alcuni villaggi in Thailandia non possono più meditare al tempio perché i monaci sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che i risultati dei test antidroga hanno dimostrato che fossero positivi all’anfetamina.

Un funzionario del distretto di Bung Sam Phan, in Thailandia ha reso noto che un tempio buddista della provincia di Phetchabun è costretto a chiudere per mancanza di monaci. Non si tratta di un improvviso tracollo di fede, ma di una clamorosa impennata del consumo di droga. Tutti i monaci del tempio buddista infatti, sono risultati positivi alla metanfetamina in seguito ad alcuni controlli antidroga.

Tutti e quattro i monaci, compreso l’abate, sono stati radiati e spediti in un centro di recupero dopo che il risultato del test ha confermato la loro dipendenza da metanfetamina. «Il tempio è ora vuoto e gli abitanti dei villaggi vicini sono preoccupati di non poter fare alcuna cerimonia» ha spiegato il funzionario distrettuale, Boonlert Thintapthai, che ha poi aggiunto che saranno presto inviati altri monaci.

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom del consumo di metanfetamina, che imperversa tra le strade tailandesi. Il flusso di droga, in base a quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, parte Stato birmano di Shan e passa attraverso il Laos. I cristalli di metanfetamina vengono venduti a circa cinquanta centesimi.

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Le Parisien: “Macron indagato per finanziamento illecito”

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PARIGI – Secondo il quotidiano francese Le Parisien, il presidente francese Emmanuel Macron è indagato, in un’indagine giudiziaria, con l’accusa di “favoritismo” e “finanziamento illecito della campagna elettorale” del 2017 da parte della Procura finanziaria nazionale (PNF).

Come riporta l’Ansa, le indagini riguardano i legami tra Emmanuel Macron e la società di consulenza McKinsey. Secondo quanto riferiscono Le Parisien e France Info, l’inchiesta riguarda i legami tra Macron e società di consulenza private, dunque, esterne all’amministrazione pubblica.

Le Parisien parla di sospetti finanziamenti illeciti nelle campagne presidenziali che nel 2017 e nel 2022 lo hanno condotto all’Eliseo, come anche l’attribuzione di alcune commesse pubbliche. In una nota, la Procura nazionale finanziaria francese (Pnf) non cita mai il nome di Macron ma annuncia di aver aperto due fascicoli giudiziari a fine ottobre riguardanti rispettivamente “le condizioni di intervento di uffici di consulenza nelle campagne elettorali francesi del 2017 e del 2022” e relativi sospetti di “favoritismo”.

Come riporta l’Ansa, la nota è stata diffusa dagli uffici del procuratore della Repubblica, Jean-François Bohnert. Durante la campagna presidenziale del 2022, si erano moltiplicate le critiche contro Macron, in particolare rispetto ai contratti conclusi negli ultimi cinque anni tra lo Stato e società di consulenza private come l’americana McKinsey. Il 17 marzo, il Senato rivelò che le commesse dello Stato per questo tipo di consulenze private sono “più che raddoppiate” tra il 2018 e il 2021, toccando un record di oltre un miliardo di euro nel 2021.

McKinsey fu la società di consulenza privata maggiormente sollecitata dalle autorità francesi durante la pandemia. Il rapporto dei senatori ha suscitato dure critiche sull’uso di fondi pubblici e l’opposizione ha invocato un’inchiesta su eventuali favoritismi alla multinazionale Usa.

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Furto e adulterio: 12 persone frustate allo stadio in Afghanistan

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KABUL – Dodici persone tra le quali 3 donne sono state frustate in pubblico ieri in uno stadio nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo la condanna per furto e adulterio di un tribunale locale. Lo riferisce la Ap online, citando un funzionario coperto da anonimato.

Come riporta l’Ansa, il governatore della provincia ha inviato centinaia di inviti per la punizione pubblica andata in scena nello stadio della cittadina di Pul Alam. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. Alle centinaia di persone che hanno assistito è stato vietato di scattare foto o riprendere video.

Il leader dei Talebani Haibatullah Akhundzada ha chiesto l’applicazione stretta della sharia una decina di giorni fa, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni.

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